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Aria di mazzette
all’Ater Matera

Basilicata

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 «Sui cantieri ci blocca perché noi ci siamo rifiutati di
prendere del materiale dove ci consigliava lui. Però, ci aumentarono due
volte il prezzo che noi magari lo prendiamo da un altro produttore. Che noi
non è che il cemento ce lo portiamo da... casa. Noi stiamo su Potenza, lo
compriamo a Potenza. Stiamo a Matera, lo compriamo a Matera. Però io devo
aver pure un... margine. Lui voleva il doppio! Da quella volta non si è
capito più niente. Siccome i lavori fanno (...) un milione e mezzo di euro.
Noi i lavori li abbiamo fatti. Però i soldi ancora zero».
Ci sono richieste di raccomandazioni, richieste di appalti ma anche
richieste di soccorso di imprenditori che si dicono vessati da funzionari
corrotti nei nastri registrati dalle microspie piazzate nello studio
dell’ex vicepresidente della giunta Agatino Mancusi, sotto inchiesta per
concorso esterno nel clan del boss pentito Antonio Cossidente. Le loro
trascrizioni sono da tempo al vaglio dei pm della Dda di Potenza e il
tenore di alcune lascia intravedere un prosieguo giudiziario che nel
prossimo futuro potrebbe riservare non poche sorprese.
La vicenda dell’Atr costruzioni è senza dubbio una di queste, esplosa a
novembre dell’anno scorso con la minaccia di nove imprenditori edili della
provincia di Matera che avevano svolto lavori per conto dell’Ater (in
appalto o in subappalto) e dopo mesi di mancati pagamenti si erano detti
pronti a licenziare i dipendenti e a occupare gli uffici dell’ente. In
pubblico la questione era stata addebitata a non meglio chiarite
«discrepanze tra il tra il potere di indirizzo e gestionale e quello
tecnico», ma a marzo era riesplosa ancora più violenta perché di nove
imprenditori insoddisfatti Andrea Pellitta, titolare dell’Atr costruzioni,
si sarebbe ritrovato solo con un credito dimenticato sui 70mila euro,
nonostante l’intervento del prefetto, che se uno dà lavoro a 20 persone e
ha a sua volta fornitori da ricompensare in effetti non sono proprio
briciole. Pellitta aveva ribadito il sospetto che alla base della questione
ci fossero beghe interne all’ente piuttosto che uno scontro politico in
corso ma non si era spinto oltre. Eppure sua moglie, Tina Bianco, peraltro
capogruppo dell’Udc nel consiglio comunale di Rotondella (dopo le
dimissioni del vicepresidente della giunta aveva presentato senza successo
una mozione di solidarietà nei suoi confronti, ndr), nell’ufficio
dell’assessore Mancusi ha raccontato ben altro, svelando quello che a prima
vista assomiglia a un sistema di mazzette collaudato, per cui chi prende
commesse dall’azienda materana per l’edilizia pubblica viene «consigliato»
dal dirigente dell’ufficio tecnico dell’ente sui fornitori a cui
rivolgersi. Se poi fa di testa sua cominciano i problemi: «Noi vogliamo
lavorare - spiega ancora all’assessore - (...) perché praticamente ora
hanno aperto ‘sta barriera tra Adorisio e Loguercio (...) Loguercio si
attiene al regolamento interno, Adorisio si attiene al regolamento».
Insomma ostacoli a norma di legge. Ma non solo.
L’elenco degli spunti «d’interesse» raccolti dagli investigatori del Ros
che hanno ascoltato le conversazioni registrate a ottobre dell’anno scorso
sono diversi. «Agatino Mancusi - scrivono i militari - nella sua qualità di
assessore all’ambiente della Regione (sarebbe infatti passato alle
infrastrutture solo a febbraio di quest’anno, ndr), nonché di esponente
politico di spicco della propria compagine partitica, utilizza il locale
monitorato (l’ufficio all’interno del dipartimento,ndr) alternando alla
permanenza nel luogo diversi viaggi fuori regione. Anche per lui è stata
confermata la prassi di ricevere persone conoscenti anche per motivi non
prettamente riconducibili alla carica istituzionale rivestita».  Ci sono
dei lavoratori di Acqua spa che vanno da lui per parlargli dell’assenza di
progetti per la società destinata a raccogliere l’eredità dell’immortale
Ente per l’irrigazione, dato per morto ormai da anni che invece ha ottenuto
di recente l’ennesima proroga della sua sopravvivenza, che gli spiegano che
«la società fino a oggi è riuscita a evitare bilanci in passivo solo grazie
allo stratagemma di compensazione delle perdite con i fondi stanziati per
le spese tecniche o similari».
Ci sono le chiacchiere con alcuni «conoscenti» non meglio identificati su
una richiesta pervenuta dall’onorevole Lorenzo Cesa, segretario nazionale
dell’Udc che avrebbe chiesto a Mancusi una spintarella “de relato” per
alcune persone «a lui vicine» sui vertici dell’Istituto zooprofilattico
sperimentale di Puglia e Basilicata che aveva bandito un concorso non
meglio precisato.
C’è chi «lo invita ad aiutare un comune amico imprenditore» affidandogli
dei lavori del dipartimento ambiente .
 E persino un avvocato «non meglio identificato» che gli chiede
«esplicitamente di favorire la propria moglie, anch’essa avvocato,
interessata a un impiego verosimilmente a tempo determinato presso un non
meglio indicato ospedale». Poi Mancusi si prende i documenti della donna,
facendo intendere chiaramente che non farà mancare il proprio
interessamento. Ordinarie raccomandazioni.

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