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Quando il comizio gremiva la piazza

Basilicata

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Quando
il comizio
di SARA LORUSSO POTENZA - «No, davvero, a quei tempi sarebbe stato impensabile». Una campagna elettorale in pieno inverno non sarebbe stata neanche ipotizzata. «I comizi erano importanti. La Dc, le piazze le riempiva davvero». E capita, allora, che per rafforzare con le prove il racconto, l’ultimo segretario della Democrazia cristiana metta a disposizione alcune fotografie di un’epoca che non c’è più. Piazza Prefettura, a Potenza, gremita così non la si vede davvero da allora. In generale è nel Paese che la politica non raccoglie più presenza. Fino a qualche anno fa, dice Giuseppe Molinari, ex parlamentare, oggi consigliere comunale a Potenza, la campagna elettorale aveva alcuni rituali irrinunciabili. E la piazza principale del capoluogo ne era il palcoscenico privilegiato. A liste chiuse (anche in questo caso, costruite con un metodo diverso e pubblicizzate a cose fatte, in un mondo senza Internet), il dibattito politico cominciava con un comizio a Potenza, in piazza Mario Pagano, appunto. «Ma l’organizzazione coinvolgeva tutto il territorio», dice ancora Molinari. In piazza ci si arrivava dopo un corteo, che partiva dal parco di Montereale, attraversava il ponte e puntava dritto a borgo Santa Lucia. «Ci voleva quasi un’ora a fare tutto il percorso per quanta gente c’era». Dirigenti di partito, militanti, ragazzi del movimento giovanile della Dc avvolti nelle bandiere bianche e armati di cartelloni con lo scudo crociato. Su quei manifesti disegnati con la vernice, un paese della periferia salutava - nella maggior parte dei casi - il “presidente”. Lo era per tutti, in città, Emilio Colombo. Nel 1972 (molte delle fotografie in pagina si riferiscono a quell’anno) tornava nel capoluogo da presidente del consiglio uscente. Su uno dei manifesti si legge in modo chiaro: «Colombo è la nostra bandiera». Lo era anche in periferia. Il rito del primo comizio richiedeva un’organizzazione a cui facevano attenzione in tanti. Prima del raduno al parco di Montereale, i dirigenti locali della Dc si preoccupavano di guidare i cittadini arrivati dai paesi. «Organizzavamo i pullman. Davvero in piazza c’erano rappresentanze di ogni Comune, di ogni sezione». Una volta fu persino organizzato un treno speciale dal Vulture. La piazza, poco dopo, scoppiava di gente. Solo a quel punto il comizio aveva inizio. 

POTENZA - «No, davvero, a quei tempi sarebbe stato impensabile». Una campagna elettorale in pieno inverno non sarebbe stata neanche ipotizzata. «I comizi erano importanti. La Dc, le piazze le riempiva davvero». E capita, allora, che per rafforzare con le prove il racconto, l’ultimo segretario della Democrazia cristiana metta a disposizione alcune fotografie di un’epoca che non c’è più. Piazza Prefettura, a Potenza, gremita così non la si vede davvero da allora. In generale è nel Paese che la politica non raccoglie più presenza. Fino a qualche anno fa, dice Giuseppe Molinari, ex parlamentare, oggi consigliere comunale a Potenza, la campagna elettorale aveva alcuni rituali irrinunciabili. E la piazza principale del capoluogo ne era il palcoscenico privilegiato. A liste chiuse (anche in questo caso, costruite con un metodo diverso e pubblicizzate a cose fatte, in un mondo senza Internet), il dibattito politico cominciava con un comizio a Potenza, in piazza Mario Pagano, appunto. «Ma l’organizzazione coinvolgeva tutto il territorio», dice ancora Molinari. In piazza ci si arrivava dopo un corteo, che partiva dal parco di Montereale, attraversava il ponte e puntava dritto a borgo Santa Lucia. «Ci voleva quasi un’ora a fare tutto il percorso per quanta gente c’era». Dirigenti di partito, militanti, ragazzi del movimento giovanile della Dc avvolti nelle bandiere bianche e armati di cartelloni con lo scudo crociato. Su quei manifesti disegnati con la vernice, un paese della periferia salutava - nella maggior parte dei casi - il “presidente”. Lo era per tutti, in città, Emilio Colombo. Nel 1972 (molte delle fotografie in pagina si riferiscono a quell’anno) tornava nel capoluogo da presidente del consiglio uscente. Su uno dei manifesti si legge in modo chiaro: «Colombo è la nostra bandiera». Lo era anche in periferia. Il rito del primo comizio richiedeva un’organizzazione a cui facevano attenzione in tanti. Prima del raduno al parco di Montereale, i dirigenti locali della Dc si preoccupavano di guidare i cittadini arrivati dai paesi. «Organizzavamo i pullman. Davvero in piazza c’erano rappresentanze di ogni Comune, di ogni sezione». Una volta fu persino organizzato un treno speciale dal Vulture. La piazza, poco dopo, scoppiava di gente. Solo a quel punto il comizio aveva inizio. 

 

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