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Arrestato il socio potentino
del boss dei videopoker

Basilicata

Tempo di lettura: 
6 minuti 51 secondi

 

La mala lucana 
Inchiesta sulle ‘ndrine in Emilia RomagnaArrestato il re dei videopoker Luigi Tancredi
I soci potentinidel boss Femia
E’ accusato di aver messo in piedi un sito per giocate illegaliPer gli inquirenti era lui l’intermediario con le istituzioni
di LEO AMATO
POTENZA - Prima gli aveva messo a disposizione i servizi di una delle sue ditte. Ma da cosa nasce cosa così si sono messi in società per realizzare un sito di poker online in Romania che riuscisse ad aggirare le restrizioni italiane al gioco d’azzardo. Più fortuna e meno abilità, questa la formula proibita, che tradotto in soldoni significa guadagni a 6 zeri, nelle sale che la ‘ndrangheta avrebbe gestito in mezza Italia. 
E’ agli arresti domiciliari da mercoledì scorso il re dei videopoker Luigi Tancredi, potentino 47enne romanizzato che di recente ha trasferito la sua residenza nella capitale. A disporlo è stato il gip di Bologna nell’ambito di una poderosa inchiesta della Finanza sugli affari di quello che gli inquirenti considerano il boss di una delle ‘ndrine più potenti operanti in Emilia Romagna. Nicola Femia, più conosciuto come “Rocco”, è un sorvegliato speciale originario della Locride con agganci nelle famiglie della provincia reggina. Alle spalle ha già una condanna a 23 anni della Corte d’appello di Catanzaro per armi e traffico di droga, ma anche una volta trasferitosi al nord non sarebbe rimasto con le mani in mano organizzando una rete di sale giochi in varie regioni che fatturavano decine e decine di milioni di euro all’anno. 
Secondo gli investigatori avrebbe stretto un accordo con Luigi Tancredi per incrementare gli utili della sua attività violando le regole sui giochi online (a scapito dei giocatori) e portare all’estero quei proventi (a scapito del fisco). 
Tancredi viene considerato «uno dei più noti imprenditori del settore economico della raccolta del gioco online». «Quale titolare della “Cinque punto Cinque s.r.l.” - spiega l’informativa delle Fiamme gialle - ha registrato il sito www.italypoker.it. regoiarmente autorizzato dall'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. È tuttavia emerso, nel corso delle indagini (anche con una perquisizione informatica), che parallelamente a tale attività “ufficiale” Luigi Tancredi è associato al Femia nella gestione di altri siti che operano illegalmente, senza autorizzazione dell'AAMS. Si tratta dei siti : “dollaro” e “straspkilve”. Per quest’ultimo sito, le intercettazioni documentano anzi la sua creazione e gli accordi intercorsi tra Tancredi e Femia per la definizione in ogni dettaglio della nuova impresa economica illecita, che si avvale di una struttura tecnica operante in Romania».
Agli atti c’è anche un incontro a Timisoara con il figlio di Femia e un altro suo socio, ma il ruolo Tancredi viene valorizzato anche in quanto «soggetto accreditato negli ambienti istituzionali». In questo senso deporrebbe il fatto che «nei mesi tra marzo e maggio 2010 ha ripetutamente interagito in prima persona con esponenti politici - apparentemente del Senato della Repubblica - ed i vertici dell'Amministrazione dei Monopoli» per far modificare un decreto legge che aveva inciso nel settore di giochi, scommesse e concorsi. 
Il gip parla dell’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere finalizzata al gioco illegale tra Tancredi e Femia, anche se i pm ipotizzano l’accusa di mafia per entrambi. Per capire la reale caratura dei personaggi in questione basta ricordare l’episodio che nei giorni scorsi ha fatto più clamore: le minacce rivolte a un giornalista ficcanaso della Cronaca di Modena a cui uno degli uomini del boss pensava di sparare in bocca dopo un articolo proprio sull’affare dei videopoker.
Ma Tancredi non è l’unico socio potentino di Femia. Risulta infatti tra gli indagati anche un 39enne di Pietragalla, Massimiliano Colangelo, per una mazzetta da 400mila euro destinata a un giudice della Corte di cassazione per aggiustare la decisione sulla condanna del boss. Una vicenda «oscura» la definisce il gip, su cui nei prossimi giorni non è escluso che possano esserci clamorosi risvolti.

POTENZA - Prima gli aveva messo a disposizione i servizi di una delle sue ditte. Ma da cosa nasce cosa così si sono messi in società per realizzare un sito di poker online in Romania che riuscisse ad aggirare le restrizioni italiane al gioco d’azzardo. Più fortuna e meno abilità, questa la formula proibita, che tradotto in soldoni significa guadagni a 6 zeri, nelle sale che la ‘ndrangheta avrebbe gestito in mezza Italia. E’ agli arresti domiciliari da mercoledì scorso il re dei videopoker Luigi Tancredi, potentino 47enne romanizzato che di recente ha trasferito la sua residenza nella capitale. A disporlo è stato il gip di Bologna nell’ambito di una poderosa inchiesta della Finanza sugli affari di quello che gli inquirenti considerano il boss di una delle ‘ndrine più potenti operanti in Emilia Romagna. Nicola Femia, più conosciuto come “Rocco”, è un sorvegliato speciale originario della Locride con agganci nelle famiglie della provincia reggina. Alle spalle ha già una condanna a 23 anni della Corte d’appello di Catanzaro per armi e traffico di droga, ma anche una volta trasferitosi al nord non sarebbe rimasto con le mani in mano organizzando una rete di sale giochi in varie regioni che fatturavano decine e decine di milioni di euro all’anno. Secondo gli investigatori avrebbe stretto un accordo con Luigi Tancredi per incrementare gli utili della sua attività violando le regole sui giochi online (a scapito dei giocatori) e portare all’estero quei proventi (a scapito del fisco). Tancredi viene considerato «uno dei più noti imprenditori del settore economico della raccolta del gioco online». «Quale titolare della “Cinque punto Cinque s.r.l.” - spiega l’informativa delle Fiamme gialle - ha registrato il sito www.italypoker.it. regoiarmente autorizzato dall'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. È tuttavia emerso, nel corso delle indagini (anche con una perquisizione informatica), che parallelamente a tale attività “ufficiale” Luigi Tancredi è associato al Femia nella gestione di altri siti che operano illegalmente, senza autorizzazione dell'AAMS. Si tratta dei siti : “dollaro” e “straspkilve”. Per quest’ultimo sito, le intercettazioni documentano anzi la sua creazione e gli accordi intercorsi tra Tancredi e Femia per la definizione in ogni dettaglio della nuova impresa economica illecita, che si avvale di una struttura tecnica operante in Romania».Agli atti c’è anche un incontro a Timisoara con il figlio di Femia e un altro suo socio, ma il ruolo Tancredi viene valorizzato anche in quanto «soggetto accreditato negli ambienti istituzionali». In questo senso deporrebbe il fatto che «nei mesi tra marzo e maggio 2010 ha ripetutamente interagito in prima persona con esponenti politici - apparentemente del Senato della Repubblica - ed i vertici dell'Amministrazione dei Monopoli» per far modificare un decreto legge che aveva inciso nel settore di giochi, scommesse e concorsi. Il gip parla dell’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere finalizzata al gioco illegale tra Tancredi e Femia, anche se i pm ipotizzano l’accusa di mafia per entrambi. Per capire la reale caratura dei personaggi in questione basta ricordare l’episodio che nei giorni scorsi ha fatto più clamore: le minacce rivolte a un giornalista ficcanaso della Cronaca di Modena a cui uno degli uomini del boss pensava di sparare in bocca dopo un articolo proprio sull’affare dei videopoker.Ma Tancredi non è l’unico socio potentino di Femia. Risulta infatti tra gli indagati anche un 39enne di Pietragalla, Massimiliano Colangelo, per una mazzetta da 400mila euro destinata a un giudice della Corte di cassazione per aggiustare la decisione sulla condanna del boss. Una vicenda «oscura» la definisce il gip, su cui nei prossimi giorni non è escluso che possano esserci clamorosi risvolti.

 

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