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Matera invasa dai cronisti sportivi
C'è anche Cesare Prandelli

Basilicata

Tempo di lettura: 
5 minuti 29 secondi

 

L’evento 
Il presidente dell’Ussi Ferrajololancia il suo messaggio da Matera
«Battiamociper uno sport pulito»
«Nessuna esitazione a scegliere questa città anche per il 2019Prandelli è il simbolo del modo migliore di fare calcio»
di PIERO QUARTO
MATERA - Una battaglia per uno sport pulito, un simbolo di questa lotta oggi in città ed in prima fila come Cesare Prandelli è la risposta che Luigi Ferrajolo, presidente dell’Unione Stampa Sportiva Italiana lancia da Matera a quella che definisce “l’aggressione” a cui il calcio italiano è sottoposto a seguito dell’introduzione delle scommesse.
Un discorso ad ampio raggio che si collega anche, inevitabilmente al convegno odierno al Cinema Comunale ed alla scelta di parlare di tutto questo proprio a Matera. Da qui proviamo a partire con Ferrajolo: «Matera è stata una scelta che abbiamo realizzato senza pensarci troppo, scartando le altre ipotesi che avevamo in campo. Quando ho sentito Matera, ho detto “si può fare” senza esitazioni Ci sono già venuto da ragazzo quando giocavo a basket con la Ricciardi Taranto e ci sono tornato anche due anni fa. Ho notato lo spirito di accoglienza che mi pare un caso piuttosto unico e poi il fascino di questa città. 
Anche quando ne ho parlato con Prandelli, gli ho detto Matera e mi ha risposto “vengo subito”, senza esitazioni». La vetrina del congresso Ussi resta un’altra di quelle tappe di avvicinamento a Matera 2019 e Ferrajolo aggiunge: «noi come giornalisti sportivi tiferemo per Matera e cercheremo con i nostri mezzi di spingere per questa candidatura. Sarebbe un bel segnale per tutto il Mezzogiorno». Poi ancora parole di apprezzamento per una città «che ha la cultura del pane e dunque di quei vecchi valori di cui purtroppo da altre parti si sono perse le tracce. Lo considero un segno di genuinità di questa gente». Poi un discorso più ampio sullo sport e sul convegno che parlerà di etica oggi al Cinema Comunale.
«Il calcio oggi è sottoposto ad un’aggressione del mondo delle scommesse, è l’obiettivo principale e spesso non riesce a difendersi. Io credo che bisogna rispondere con l’etica, bisogna riformare la giustizia sportiva, rileggere e rivedere la responsabilità oggettiva ma con grande severità. Senza insabbiare nulla in questo delicato momento, prima delle singole squadre, delle spinte che ci possono essere, deve venire il calcio». E oltre alle scommesse in questo discorso può, ovviamente, rientrare anche il doping. «Dobbiamo far prevalere l’interesse dello sport rispetto al resto, vincere non si può fare in qualsiasi modo, magari mettendo a repentaglio anche la propria salute per guadagnare di più. Io credo che dobbiamo batterci per uno sport pulito e leale anche se sappiamo che poi lo sport è specchio della nostra società e della nostra vita.
Prandelli in questo senso», conclude Ferrajolo, «è un simbolo, una persona rigorosa nell’applicazione dei comportamenti, che sa vivere il suo ruolo e lo fa vivere anche ai calciatori. Parla di calcio e non lo manipola per arrivare al risultato».
Parole e messaggi chiari che però diventa sempre più importante raccogliere e recepire per diffondere una cultura diversa dello sport.
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MATERA - Una battaglia per uno sport pulito, un simbolo di questa lotta oggi in città ed in prima fila come Cesare Prandelli è la risposta che Luigi Ferrajolo, presidente dell’Unione Stampa Sportiva Italiana lancia da Matera a quella che definisce “l’aggressione” a cui il calcio italiano è sottoposto a seguito dell’introduzione delle scommesse.Un discorso ad ampio raggio che si collega anche, inevitabilmente al convegno odierno al Cinema Comunale ed alla scelta di parlare di tutto questo proprio a Matera. Da qui proviamo a partire con Ferrajolo: «Matera è stata una scelta che abbiamo realizzato senza pensarci troppo, scartando le altre ipotesi che avevamo in campo. Quando ho sentito Matera, ho detto “si può fare” senza esitazioni Ci sono già venuto da ragazzo quando giocavo a basket con la Ricciardi Taranto e ci sono tornato anche due anni fa. Ho notato lo spirito di accoglienza che mi pare un caso piuttosto unico e poi il fascino di questa città. Anche quando ne ho parlato con Prandelli, gli ho detto Matera e mi ha risposto “vengo subito”, senza esitazioni». La vetrina del congresso Ussi resta un’altra di quelle tappe di avvicinamento a Matera 2019 e Ferrajolo aggiunge: «noi come giornalisti sportivi tiferemo per Matera e cercheremo con i nostri mezzi di spingere per questa candidatura. Sarebbe un bel segnale per tutto il Mezzogiorno». Poi ancora parole di apprezzamento per una città «che ha la cultura del pane e dunque di quei vecchi valori di cui purtroppo da altre parti si sono perse le tracce. Lo considero un segno di genuinità di questa gente». Poi un discorso più ampio sullo sport e sul convegno che parlerà di etica oggi al Cinema Comunale.«Il calcio oggi è sottoposto ad un’aggressione del mondo delle scommesse, è l’obiettivo principale e spesso non riesce a difendersi. Io credo che bisogna rispondere con l’etica, bisogna riformare la giustizia sportiva, rileggere e rivedere la responsabilità oggettiva ma con grande severità. Senza insabbiare nulla in questo delicato momento, prima delle singole squadre, delle spinte che ci possono essere, deve venire il calcio». E oltre alle scommesse in questo discorso può, ovviamente, rientrare anche il doping. «Dobbiamo far prevalere l’interesse dello sport rispetto al resto, vincere non si può fare in qualsiasi modo, magari mettendo a repentaglio anche la propria salute per guadagnare di più. Io credo che dobbiamo batterci per uno sport pulito e leale anche se sappiamo che poi lo sport è specchio della nostra società e della nostra vita.Prandelli in questo senso», conclude Ferrajolo, «è un simbolo, una persona rigorosa nell’applicazione dei comportamenti, che sa vivere il suo ruolo e lo fa vivere anche ai calciatori. Parla di calcio e non lo manipola per arrivare al risultato».Parole e messaggi chiari che però diventa sempre più importante raccogliere e recepire per diffondere una cultura diversa dello sport.

 

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