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Francy nelle mani del Tribunale
La Questura accelera sulle informative

Basilicata

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Si dimentica del processo e l’arrestano:
attesa per la decisione sull’istanza di scarcerazione Francy nelle mani del Tribunale Trasmessi in procura gli atti necessari al magistrato di sorveglianza di LEO AMATO POTENZA - Potrebbe tornare a casa oggi stesso Franca D’Affuso, la 52enne titolare del chiosco-rivendita di articoli da regalo di via del Gallitello, a Potenza, finita in carcere nei giorni scorsi a causa di una mini-condanna “dimenticata” a sei mesi di reclusione per aver venduto alcuni botti illegali durante le festività di San Silvestro di cinque anni fa. La sua situazione, al limite del paradossale nelle ore in cui persino il presidente della repubblica ammette di provare «vergogna» per il sovraffollamento degli istituti di pena italiani, sembra proprio che non abbia lasciato indifferenti nemmeno gli uffici della Questura di Potenza, tant’è che nella tarda mattinata di ieri sono stati depositati di gran lena in procura, al pm dell’esecuzione, gli ultimi atti necessari al Tribunale di sorveglianza per permettergli di valutare in maniera compiuta il da farsi. Il legale che assiste la signora D’Affuso, l’avvocato Sergio Lapenna, ha infatti già presentato ben due istanze a favore della signora, che attendono soltanto di essere decise: una per la conversione della pena da scontare negli arresti domiciliari, e un’altra per l’affidamento in prova ai servizi sociali. Si tratta in entrambi i casi di questioni - a ben vedere - più che ragionevoli. Se fossero state sollevate per tempo senza dubbio avrebbero impedito che per la donna si aprissero le porte del carcere di Potenza, ma ormai è chiaro che in questa storia più di qualcosa è andato storto, e lo stesso avvocato Lapenna ha spiegato che da parte del suo predecessore una dimenticanza c’è stata. Così in pratica da un’ordine di carcerazione consegnato il mese scorso con tutte le rassicurazioni del caso sulla possibilità di fare almeno istanza per una misura alternativa, si è arrivati alla visita improvvisa dei carabinieri nell’abitazione della signora e al suo arresto davanti agli occhi dei familiari. Da allora Franca D’Affuso, è detenuta nella sezione femminile dell’istituto di Betlemme a Potenza, per la prima volta nella sua vita, e sempre il suo legale ha fatto sapere al Quotidiano che starebbe attraversando un profondo travaglio interiore, lontana dai figli che ha cresciuto da sola in questi anni grazie proprio al lavoro di commerciante, prima ambulante poi nel chiosco di via del Gallitello. Anche i suoi precedenti, per quanto chiamarli così possa sembrare persino eccessivo, parlano di questo - e davvero nient’altro -: un’attività a contatto con la gente che l’ha anche resa a suo modo un personaggio popolare in città. Quindi cassette e cd rom pirata, oltre ai botti che le sono costati anche l’ultima fatidica condanna a sei mesi di detenzione. Niente di più. Per tutti questi motivi la signora in carcere avrebbe cominciato a rifiutare il cibo. Ma oggi molto dipenderà dagli uffici inquirenti che hanno il compito di trasmettere gli incartamenti arrivati dalla Questura e dal carcere al magistrato dell’esecuzione. Se lo faranno in tempo utile c’è davvero da sperare che per cena la signora “Francy”, come il nome sull’insegna del suo negozietto “Accessoriamoci”, potrà di nuovo abbracciare i suoi cari. Questa volta anche il suo avvocato ci conta. E non soltanto lui. 

 POTENZA - Potrebbe tornare a casa oggi stesso Franca D’Affuso, la 52enne titolare del chiosco-rivendita di articoli da regalo di via del Gallitello, a Potenza, finita in carcere nei giorni scorsi a causa di una mini-condanna “dimenticata” a sei mesi di reclusione per aver venduto alcuni botti illegali durante le festività di San Silvestro di cinque anni fa. La sua situazione, al limite del paradossale nelle ore in cui persino il presidente della repubblica ammette di provare «vergogna» per il sovraffollamento degli istituti di pena italiani, sembra proprio che non abbia lasciato indifferenti nemmeno gli uffici della Questura di Potenza, tant’è che nella tarda mattinata di ieri sono stati depositati di gran lena in procura, al pm dell’esecuzione, gli ultimi atti necessari al Tribunale di sorveglianza per permettergli di valutare in maniera compiuta il da farsi. Il legale che assiste la signora D’Affuso, l’avvocato Sergio Lapenna, ha infatti già presentato ben due istanze a favore della signora, che attendono soltanto di essere decise: una per la conversione della pena da scontare negli arresti domiciliari, e un’altra per l’affidamento in prova ai servizi sociali. Si tratta in entrambi i casi di questioni - a ben vedere - più che ragionevoli. Se fossero state sollevate per tempo senza dubbio avrebbero impedito che per la donna si aprissero le porte del carcere di Potenza, ma ormai è chiaro che in questa storia più di qualcosa è andato storto, e lo stesso avvocato Lapenna ha spiegato che da parte del suo predecessore una dimenticanza c’è stata. Così in pratica da un’ordine di carcerazione consegnato il mese scorso con tutte le rassicurazioni del caso sulla possibilità di fare almeno istanza per una misura alternativa, si è arrivati alla visita improvvisa dei carabinieri nell’abitazione della signora e al suo arresto davanti agli occhi dei familiari. Da allora Franca D’Affuso, è detenuta nella sezione femminile dell’istituto di Betlemme a Potenza, per la prima volta nella sua vita, e sempre il suo legale ha fatto sapere al Quotidiano che starebbe attraversando un profondo travaglio interiore, lontana dai figli che ha cresciuto da sola in questi anni grazie proprio al lavoro di commerciante, prima ambulante poi nel chiosco di via del Gallitello. Anche i suoi precedenti, per quanto chiamarli così possa sembrare persino eccessivo, parlano di questo - e davvero nient’altro -: un’attività a contatto con la gente che l’ha anche resa a suo modo un personaggio popolare in città. Quindi cassette e cd rom pirata, oltre ai botti che le sono costati anche l’ultima fatidica condanna a sei mesi di detenzione. Niente di più. Per tutti questi motivi la signora in carcere avrebbe cominciato a rifiutare il cibo. Ma oggi molto dipenderà dagli uffici inquirenti che hanno il compito di trasmettere gli incartamenti arrivati dalla Questura e dal carcere al magistrato dell’esecuzione. Se lo faranno in tempo utile c’è davvero da sperare che per cena la signora “Francy”, come il nome sull’insegna del suo negozietto “Accessoriamoci”, potrà di nuovo abbracciare i suoi cari. Questa volta anche il suo avvocato ci conta. E non soltanto lui. 

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