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Il gigante nel cuore di Maratea
I cittadini: «E’ uno scempio»

Basilicata

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6 minuti 41 secondi

 

Il gigante di cemento nel cuore di Maratea, il tar sospende l’ordinanza di demolizione
«Fermate il nostro mostro di Fuenti»
Nell’attesa del giudizio di merito, i cittadini: «E’ uno scempio. Ripristinare lo stato originario»
di MARIATERESA LABANCA
MARATEA - Svetta come un gigante di cemento a pochi metri dal cuore antico del paese. Immerso tra le tipiche cassette basse che caratterizzano il contesto, sembra quasi un grattacielo. Nella posizione in cui si trova, in via San Francesco dei Poverelli, è visibile da molti punti. Ma quel magnifico panorama che era visibile da quel punto, prima che sorgesse il palazzone, ora è completamente nascosto.
Cinque piani di cemento armato che hanno preso il posto delle antiche costruzioni risalenti al 1400, buttate giù per fare spazio al colosso. «Il nostro mostro di Fuenti» lo definiscono i cittadini che abitano in quella zona e che per chiedere il ripristino dell’area hanno usato tutti gli strumenti di protesta. Fino a quando la magistratura, a ottobre dello scorso anno nel 2011, ne ha disto il sequestro. Ci sarebbe un’intero piano abusivo. 
Il provvedimento del Tribunale di Lagonegro ha rappresentato un’importante vittoria per chi si è opposto a questo progetto con tutti i mezzi. Un «mostro» partorito su un territorio, per lo più omogeneo, che provoca indignazione anche ai turisti che destate si recano nella località tirrenica, apprezzata soprattutto per la sua bellezza paesaggistica. Il mare, la costa, la vegetazione e poi anche il centro abitato: una chicca della perla.   Che - seppure bisognoso di ulteriori - interventi di riqualificazione - si fa apprezzare proprio per l’essere rimasto immune  rispetto alle speculazioni edilizie. In un contesto così quel palazzone è una nota completamente stonata.
«Non vogliamo che l’edifico  venga semplicemente abolito - chiedono i cittadini - ma che venga ripristinato lo stato iniziale della struttura, con quella mura affondavano le radici nella storia antica di Maratea».
Ma da allora, cioè da quando è stato eseguito il sequestro, la vicenda è rimasta quasi ferma. La prima udienza del processo penale davanti al giudice du Lagonegro è stata rinviata perché il legale della società non era presente. La nuova udienza è stata fissata per il prossimo 20 febbraio. Ma nel frattempo tutta la vicenda si complica. Il Tar, sul ricorso presentato dalla Snat Studio, ha emesso un’ordinanza che sospende il provvedimento di demolizione che il Comune di Maratea aveva adottato lo scorso dicembre. Un atto formalizzato solo a più di un anno di distanza dal sequestro del cantiere. Per alcuni uno «strano ritardo». «Come mai in Municipio non se sono accorti prima?», chiedono. Le irregolarità commesse - secondo chi ha denunciato - sarebbero svariate. Non solo metrature aggiuntive rispetto a quelle approvate ma anche con autorizzazioni scadute. 
 Per ora però il Tar che discuterà il merito del ricorso il prossimo 6 giugno, nel frattempo ha sospeso l’effetto dell’ordinanza. Sospesa anche il provvedimento adottato dal Comune  il 24 marzo del 2011 con la quale si disponeva la sospensione immediata dei lavori. Ma nel frattempo i residenti insistono: «Noi non ci arrendiamo. Spesso ci siamo scontrati contro muri di gomma. Ma questo non ci fermerà. Doveva essere una ristrutturazione e invece quello che è stato autorizzato è un vero e proprio scempio edilizio. Quel “mostro” è un colpo al cuore della nostra Maratea».
Insomma,  l’ennesima ferita   aperta per un territorio che dovrebbe trovare nella tutela paesaggistica e ambientale la sua più grande fonte di valorizzazione. E che, invece - dopo il discutibilissimo progetto di completamento delle opere annesse al Pianeta Maratea a Santa Caterina, e dopo le recenti vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto anche il sindaco di Maratea, sempre per questioni di permessi edilizi - torna a far a parlare di sè per un’altra storia di abusi e cemento.

MARATEA - Svetta come un gigante di cemento a pochi metri dal cuore antico del paese. Immerso tra le tipiche cassette basse che caratterizzano il contesto, sembra quasi un grattacielo. Nella posizione in cui si trova, in via San Francesco dei Poverelli, è visibile da molti punti. Ma quel magnifico panorama che era visibile da quel punto, prima che sorgesse il palazzone, ora è completamente nascosto.Cinque piani di cemento armato che hanno preso il posto delle antiche costruzioni risalenti al 1400, buttate giù per fare spazio al colosso. «Il nostro mostro di Fuenti» lo definiscono i cittadini che abitano in quella zona e che per chiedere il ripristino dell’area hanno usato tutti gli strumenti di protesta. Fino a quando la magistratura, a ottobre dello scorso anno nel 2011, ne ha disto il sequestro. Ci sarebbe un’intero piano abusivo. Il provvedimento del Tribunale di Lagonegro ha rappresentato un’importante vittoria per chi si è opposto a questo progetto con tutti i mezzi. Un «mostro» partorito su un territorio, per lo più omogeneo, che provoca indignazione anche ai turisti che destate si recano nella località tirrenica, apprezzata soprattutto per la sua bellezza paesaggistica. Il mare, la costa, la vegetazione e poi anche il centro abitato: una chicca della perla.   Che - seppure bisognoso di ulteriori - interventi di riqualificazione - si fa apprezzare proprio per l’essere rimasto immune  rispetto alle speculazioni edilizie. In un contesto così quel palazzone è una nota completamente stonata.

- ECCO IL PANORAMA CHE SI POTEVA AMMIRARE DA QUEL PUNTO PRIMA CHE VENISSE REALIZZATO IL PALAZZONE 

«Non vogliamo che l’edifico  venga semplicemente abolito - chiedono i cittadini - ma che venga ripristinato lo stato iniziale della struttura, con quella mura affondavano le radici nella storia antica di Maratea».Ma da allora, cioè da quando è stato eseguito il sequestro, la vicenda è rimasta quasi ferma. La prima udienza del processo penale davanti al giudice du Lagonegro è stata rinviata perché il legale della società non era presente. La nuova udienza è stata fissata per il prossimo 20 febbraio. Ma nel frattempo tutta la vicenda si complica. Il Tar, sul ricorso presentato dalla Snat Studio, ha emesso un’ordinanza che sospende il provvedimento di demolizione che il Comune di Maratea aveva adottato lo scorso dicembre. Un atto formalizzato solo a più di un anno di distanza dal sequestro del cantiere. Per alcuni uno «strano ritardo». «Come mai in Municipio non se sono accorti prima?», chiedono. Le irregolarità commesse - secondo chi ha denunciato - sarebbero svariate. Non solo metrature aggiuntive rispetto a quelle approvate ma anche con autorizzazioni scadute.  Per ora però il Tar che discuterà il merito del ricorso il prossimo 6 giugno, nel frattempo ha sospeso l’effetto dell’ordinanza. Sospesa anche il provvedimento adottato dal Comune  il 24 marzo del 2011 con la quale si disponeva la sospensione immediata dei lavori. Ma nel frattempo i residenti insistono: «Noi non ci arrendiamo. Spesso ci siamo scontrati contro muri di gomma. Ma questo non ci fermerà. Doveva essere una ristrutturazione e invece quello che è stato autorizzato è un vero e proprio scempio edilizio. Quel “mostro” è un colpo al cuore della nostra Maratea».Insomma,  l’ennesima ferita   aperta per un territorio che dovrebbe trovare nella tutela paesaggistica e ambientale la sua più grande fonte di valorizzazione. E che, invece - dopo il discutibilissimo progetto di completamento delle opere annesse al Pianeta Maratea a Santa Caterina, e dopo le recenti vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto anche il sindaco di Maratea, sempre per questioni di permessi edilizi - torna a far a parlare di sè per un’altra storia di abusi e cemento.

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