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«I Tarricone non andavano arrestati»
Le motivazioni del Riesame sul caso

Basilicata

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di LEO AMATO POTENZA - I gravi indizi dell’esistenza di una holding criminale ai vertici dell’impero dei fratelli Tarricone non ci sono. Per questo non andavano arrestati. E’ quanto ha stabilito il Tribunale del riesame di Potenza nella sentenza per cui lo scorso 10 marzo sono stati liberati Vito, Federico e Fabrizio, detenuti nel carcere di Betlemme, più Giuseppe e Carlo, ai quali il gip Rosa Larocca aveva concesso i domiciliari. Le motivazioni della decisione che ha rimesso in discussione l’impianto dell’inchiesta condotta dai pm Eliana Franco e Sergio Marotta sono state depositate il 30 mattina nella cancelleria del Tribunale e da qualche ora sono allo studio sia della procura che del collegio difensivo. E’ molto probabile infatti che nelle prossime settimane la questione si sposti sul lungotevere tra le aule della Corte di cassazione. In occasione dell’udienza che si è svolta giovedì scorso sull’istanza di fallimento avanzata nei confronti delle società del gruppo dei fratelli di Muro Lucano la procura ha già mostrato di non avere la minima intenzione di mollare l’osso, reiterando una richiesta di misure cautelari sui loro beni per l’equivalente di 40 milioni di euro. Tanto è quanto gli viene contestato come provento di una presunta maxi-frode messa in piedi negli ultimi anni ai danni di alcuni fornitori delle società e in particolare del fisco. Nonostante anche su questo il Riesame abbia fatto piazza pulita annullando i sequestri effettuati dalle fiamme gialle in contemporanea agli arresti. D’altra parte, se beni mobili e immobili, conti correnti e titoli vari sono tornati nella disponibilità dei cinque fratelli, un discorso diverso va fatto per le quote di partecipazione nelle società a cui i giudici di Libertà hanno riconosciuto un regime molto meno garantista. In parole povere basterebbe il “fumus” che sia stato commesso un reato e che possano ripetersene degli altri dello stesso tipo. Mentre per infliggere misure più pesanti, sia patrimoniali che personali (tipo l’arresto) la legge stabilisce che occorrono i gravi indizi e in questo caso non ci sono. Di qui l’invito incalzante del Tribunale agli inquirenti perché facciano «approfondimenti» sul caso, che sa tanto di un’anticipazione dell’esito di un processo che a meno di sorprese a questo punto potrebbe apparire persino scontato. Ma di qui anche la tentazione della difesa di andare a Roma per cercare di chiudere la partita prima ancora dell’inizio del processo, con una pronuncia della Cassazione che annullando anche il sequestro delle quote societari (affidate a tre curatori giudiziari incaricati dal gip Rosa Larocca) possa costituire un giudicato cautelare difficile da superare per l’accusa. Se ai tre membri del collegio del Riesame dovessero sommarsi cinque ermellini della Cassazione confermando un orientamento favorevole agli indagati è difficile che nel Tribunale di Potenza si trovi qualcuno capace di scostarsi dalla loro opinione. Si vedrà comunque nelle prossime settimane, e di sicuro non prima della decisione dell’istanza di fallimento che è attesa soltanto di qui a qualche giorno. 

I gravi indizi dell’esistenza di una holding criminale ai vertici dell’impero dei fratelli Tarricone non ci sono. Per questo non andavano arrestati. 

È quanto ha stabilito il Tribunale del riesame di Potenza nella sentenza per cui lo scorso 10 marzo sono stati liberati Vito, Federico e Fabrizio, detenuti nel carcere di Betlemme, più Giuseppe e Carlo, ai quali il gip Rosa Larocca aveva concesso i domiciliari. Le motivazioni della decisione che ha rimesso in discussione l’impianto dell’inchiesta condotta dai pm Eliana Franco e Sergio Marotta sono state depositate il 30 mattina nella cancelleria del Tribunale e da qualche ora sono allo studio sia della procura che del collegio difensivo. 

È molto probabile infatti che nelle prossime settimane la questione si sposti sul lungotevere tra le aule della Corte di cassazione. In occasione dell’udienza che si è svolta giovedì scorso sull’istanza di fallimento avanzata nei confronti delle società del gruppo dei fratelli di Muro Lucano la procura ha già mostrato di non avere la minima intenzione di mollare l’osso, reiterando una richiesta di misure cautelari sui loro beni per l’equivalente di 40 milioni di euro. Tanto è quanto gli viene contestato come provento di una presunta maxi-frode messa in piedi negli ultimi anni ai danni di alcuni fornitori delle società e in particolare del fisco. 

Nonostante anche su questo il Riesame abbia fatto piazza pulita annullando i sequestri effettuati dalle fiamme gialle in contemporanea agli arresti. D’altra parte, se beni mobili e immobili, conti correnti e titoli vari sono tornati nella disponibilità dei cinque fratelli, un discorso diverso va fatto per le quote di partecipazione nelle società a cui i giudici di Libertà hanno riconosciuto un regime molto meno garantista. In parole povere basterebbe il “fumus” che sia stato commesso un reato e che possano ripetersene degli altri dello stesso tipo. Mentre per infliggere misure più pesanti, sia patrimoniali che personali (tipo l’arresto) la legge stabilisce che occorrono i gravi indizi e in questo caso non ci sono. 

Di qui l’invito incalzante del Tribunale agli inquirenti perché facciano «approfondimenti» sul caso, che sa tanto di un’anticipazione dell’esito di un processo che a meno di sorprese a questo punto potrebbe apparire persino scontato. Ma di qui anche la tentazione della difesa di andare a Roma per cercare di chiudere la partita prima ancora dell’inizio del processo, con una pronuncia della Cassazione che annullando anche il sequestro delle quote societari (affidate a tre curatori giudiziari incaricati dal gip Rosa Larocca) possa costituire un giudicato cautelare difficile da superare per l’accusa. 

Se ai tre membri del collegio del Riesame dovessero sommarsi cinque ermellini della Cassazione confermando un orientamento favorevole agli indagati è difficile che nel Tribunale di Potenza si trovi qualcuno capace di scostarsi dalla loro opinione. Si vedrà comunque nelle prossime settimane, e di sicuro non prima della decisione dell’istanza di fallimento che è attesa soltanto di qui a qualche giorno. 

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