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Violenza sessuale in piscina
«Chi ha coperto sarà punito»

Basilicata

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10 minuti 56 secondi

 

Violenza asessuale in piscina 
«Chi ha coperto sarà punito»
sommario: Il caso dell’istruttore della piscina comunale, oggi il sindaco incontrerà i dipendenti dell’impianto. Il sindacato smentisce: «Noi non abbiamo mai chiesto il reintegro di Gallotta»
di Antonella Giacummo
QUALCUNO ha coperto. Qualcuno ha taciuto. Certamente molti sapevano. E oggi, dopo l’arresto dell’istruttore comunale di nuoto Marco Gallotta, anche il sindaco Vito Santarsiero si esprime con toni molto duri. «Episodi gravissimi - scrive - ingiustificabili».
Marco Gallotta era un dipendente comunale. Lo era da più di 30 anni. Era istruttore e assistente bagnante nell’unica piscina comunale della città di Potenza. In quelle vasche di Montereale ci è passata un’intera città. Tantissime ragazze. E tante, dopo aver fatto la conoscenza di quell’istruttore - classe 1952 - lasciavano l’impianto. Sceglievano di frequentare le altre piscine che hanno aperto in città. 
Il giorno dopo in tanti parlano di amiche che facevano sempre lo stesso racconto: lui, l’istruttore che gestiva il corso di nuoto per adulti dalle 19 alle 21, le portava nella vasca piccola e lì “insegnava” loro il dorso. Così, stando in acqua troppo vicino a quelle ragazze, capitava anche troppo facilmente che le mani toccassero dove non dovevano. Le ragazze lo sapevano che non si trattava di un caso. Tante decidono così che l’impianto comunale non era più frequentabile. Qualcuna di loro prova ad agire con lettere anonime e segnalazioni. Oggi molte raccontano di essersi lamentate anche con gli altri dipendenti comunali presenti in piscina. 
Ma Marco Gallotta è sempre rimasto al suo posto. Fino a lunedì, fino a quando lo ha raggiunto l’ordinanza  emessa dal gip Luigi Spina, su richiesta del pubblico ministero Annagloria Piccininni.  
«Le decisioni che prenderemo - ha detto Santarsiero - saranno molto dure e non si potrà non tener conto del silenzio di quanti, pur a conoscenza, hanno taciuto o tollerato. La piscina comunale, come ogni ambiente pubblico, deve essere luogo sano, sicuro, sereno per i giovani, le famiglie, gli atleti. Attiveremo forme di controllo per evitare che possano ripetersi episodi di questo tipo».
Oggi il sindaco alle 10.30 sarà in piscina per incontrare gli operatori della struttura comunale, ma resta il grave danno. 
Perché quel silenzio che ha tutelato Gallotta oggi pesa su un’intera struttura. Perché nel fascicolo del dipendente comunale c’erano già altre segnalazioni: tre per la precisione, tutte anonime certo. Ma sicuramente cercavano di mettere in luce una situazione grave su cui i suoi diretti superiori avrebbero dovuto indagare. Ma così non è andata. 
Quando gli agenti della squadra mobile - dopo la denuncia nel marzo scorso di una delle allieve - arrivano al Comune scoprono che la prima segnalazione è del 2009.
«Nel 2009 - dice l’assessore allo Sport, Giuseppe Ginefra - era arrivata questa prima segnalazione anonima. Gli uffici del personale mi hanno confermato di aver girato la segnalazione ai carabinieri». Era una segnalazione di una donna sicuramente. Perché nessun dirigente decide di verificare e accertare che quelle accuse siano fondate? 
Poi di segnalazioni ne arrivano altre due. Neppure allora c’è qualcuno che interviene? In un’impresa privata magari si licenzierebbe. Ma in un ente pubblico si può decidere, per motivi di sicurezza, di spostare quel dipendente in altri uffici? Sarebbe la cosa più giusta.
«E noi l’abbiamo fatto - dice Ginefra - ma il problema è che senza una denuncia formale noi non potevamo spostare così facilmente un dipendente da una mansione all’altra. Lui si è rivolto ai sindacati e dopo poco Gallotta è tornato al suo posto». 
E qui il “mistero” si infittisce. Perché Marco Gallotta era iscritto a un sindacato autonomo di categoria, il Diccap-Confsal. E il segretario territoriale di Potenza, Angelo Saltarelli, nega assolutamente l’intervento del suo sindacato sul caso Gallotta. «Non c’è nessuna nostra nota che riguardi questa vicenda - dice Saltarelli - magari avessimo tutto il potere che ci si attribuisce».
«Noi sapevamo solo - continua - che Gallotta era stato spostato agli uffici di Sant’Antonio La Macchia. E lui non ci ha mai chiesto un intervento in questo senso. E’ una questione privata e probabilmente l’istruttore ha fatto intervenire un legale. Ma noi certamente no, non è un caso di ingiusto licenziamento, per esempio. Lì saremmo intervenuti. Ma questa era una questione privata e noi, tra l’altro, non abbiamo mai avuto nota di una denuncia».
Forse c’è stato un equivoco, un fraintendimento: «Noi ci siamo occupati della questione precarietà degli assistenti bagnanti che non potevano neppure mettersi in ferie. Ma questa è una questione generale, Gallotta in particolare non c’entrava. E del resto sono le carte a parlare: c’è un ordine di servizio che lo sposta e una determina che ne decide il reintegro. Sotto quegli atti c’era la firma del dirigente Andriulli, non la nostra».
E quella determina che dispone il reintegro forse chiarisce anche i motivi per cui in tanti hanno scelto il silenzio. E’ la n. 45 del 29 ottobre del 2012: vengono riattribuiti e integrati i carichi di lavoro al dipendente Gallotta Marco. Perché serve personale «con profilo assistente bagnanti» per tenere aperto l’impianto. E’ la questione cui si riferiscono i sindacati. 
«La dotazione organica di figure professionali adibite alle attività natatorie è formato da 4 unità con il profilo professionale di assistente bagnanti e due unità con il profilo di istruttore nuoto». Questo è il personale necessario, ma in quel preciso momento un assistente bagnanti «fino al 13 dicembre 2012 (presumibilmente prorogata)» è inidoneo e spostato ad attività amministrative. Un altro assistente bagnanti «fruisce della legge 104/92 per tre giorni al mese», una terza unità «con profilo di assistente bagnanti a partire dal 27.11.2012 sarà in ricovero ospedaliero per intervento chirurgico». 
Insomma la presenza di Gallotta è necessaria per tenere aperto l’impianto. E il dirigente Giancarlo Andriulli gli riattribuisce così l’incarico dal quale temporaneamente era stato sospeso. 
Tra la chiusura dell’impianto - per motivi di personale - e la tutela delle ragazze che lo frequentavano chi si è scelto di sacrificare? Chi ha coperto dovrà certamente dare questa risposta. Purtroppo scontata.

QUALCUNO ha coperto. Qualcuno ha taciuto. Certamente molti sapevano. E oggi, dopo l’arresto dell’istruttore comunale di nuoto Marco Gallotta, anche il sindaco Vito Santarsiero si esprime con toni molto duri. «Episodi gravissimi - scrive - ingiustificabili». Marco Gallotta era un dipendente comunale. Lo era da più di 30 anni. Era istruttore e assistente bagnante nell’unica piscina comunale della città di Potenza. In quelle vasche di Montereale ci è passata un’intera città. Tantissime ragazze. E tante, dopo aver fatto la conoscenza di quell’istruttore - classe 1952 - lasciavano l’impianto. Sceglievano di frequentare le altre piscine che hanno aperto in città. Il giorno dopo in tanti parlano di amiche che facevano sempre lo stesso racconto: lui, l’istruttore che gestiva il corso di nuoto per adulti dalle 19 alle 21, le portava nella vasca piccola e lì “insegnava” loro il dorso. Così, stando in acqua troppo vicino a quelle ragazze, capitava anche troppo facilmente che le mani toccassero dove non dovevano. Le ragazze lo sapevano che non si trattava di un caso. Tante decidono così che l’impianto comunale non era più frequentabile. Qualcuna di loro prova ad agire con lettere anonime e segnalazioni. Oggi molte raccontano di essersi lamentate anche con gli altri dipendenti comunali presenti in piscina. Ma Marco Gallotta è sempre rimasto al suo posto. Fino a lunedì, fino a quando lo ha raggiunto l’ordinanza  emessa dal gip Luigi Spina, su richiesta del pubblico ministero Annagloria Piccininni.  «Le decisioni che prenderemo - ha detto Santarsiero - saranno molto dure e non si potrà non tener conto del silenzio di quanti, pur a conoscenza, hanno taciuto o tollerato. La piscina comunale, come ogni ambiente pubblico, deve essere luogo sano, sicuro, sereno per i giovani, le famiglie, gli atleti. Attiveremo forme di controllo per evitare che possano ripetersi episodi di questo tipo».Oggi il sindaco alle 10.30 sarà in piscina per incontrare gli operatori della struttura comunale, ma resta il grave danno. Perché quel silenzio che ha tutelato Gallotta oggi pesa su un’intera struttura. 

Perché nel fascicolo del dipendente comunale c’erano già altre segnalazioni: tre per la precisione, tutte anonime certo. Ma sicuramente cercavano di mettere in luce una situazione grave su cui i suoi diretti superiori avrebbero dovuto indagare. Ma così non è andata. Quando gli agenti della squadra mobile - dopo la denuncia nel marzo scorso di una delle allieve - arrivano al Comune scoprono che la prima segnalazione è del 2009.«Nel 2009 - dice l’assessore allo Sport, Giuseppe Ginefra - era arrivata questa prima segnalazione anonima. Gli uffici del personale mi hanno confermato di aver girato la segnalazione ai carabinieri». Era una segnalazione di una donna sicuramente. Perché nessun dirigente decide di verificare e accertare che quelle accuse siano fondate? Poi di segnalazioni ne arrivano altre due. Neppure allora c’è qualcuno che interviene? In un’impresa privata magari si licenzierebbe. Ma in un ente pubblico si può decidere, per motivi di sicurezza, di spostare quel dipendente in altri uffici? Sarebbe la cosa più giusta.«E noi l’abbiamo fatto - dice Ginefra - ma il problema è che senza una denuncia formale noi non potevamo spostare così facilmente un dipendente da una mansione all’altra. Lui si è rivolto ai sindacati e dopo poco Gallotta è tornato al suo posto». 
E qui il “mistero” si infittisce. Perché Marco Gallotta era iscritto a un sindacato autonomo di categoria, il Diccap-Confsal. E il segretario territoriale di Potenza, Angelo Saltarelli, nega assolutamente l’intervento del suo sindacato sul caso Gallotta. «Non c’è nessuna nostra nota che riguardi questa vicenda - dice Saltarelli - magari avessimo tutto il potere che ci si attribuisce».«Noi sapevamo solo - continua - che Gallotta era stato spostato agli uffici di Sant’Antonio La Macchia. E lui non ci ha mai chiesto un intervento in questo senso. E’ una questione privata e probabilmente l’istruttore ha fatto intervenire un legale. Ma noi certamente no, non è un caso di ingiusto licenziamento, per esempio. Lì saremmo intervenuti. Ma questa era una questione privata e noi, tra l’altro, non abbiamo mai avuto nota di una denuncia».Forse c’è stato un equivoco, un fraintendimento: «Noi ci siamo occupati della questione precarietà degli assistenti bagnanti che non potevano neppure mettersi in ferie. Ma questa è una questione generale, Gallotta in particolare non c’entrava. E del resto sono le carte a parlare: c’è un ordine di servizio che lo sposta e una determina che ne decide il reintegro. Sotto quegli atti c’era la firma del dirigente Andriulli, non la nostra».E quella determina che dispone il reintegro forse chiarisce anche i motivi per cui in tanti hanno scelto il silenzio. E’ la n. 45 del 29 ottobre del 2012: vengono riattribuiti e integrati i carichi di lavoro al dipendente Gallotta Marco. Perché serve personale «con profilo assistente bagnanti» per tenere aperto l’impianto. E’ la questione cui si riferiscono i sindacati. «La dotazione organica di figure professionali adibite alle attività natatorie è formato da 4 unità con il profilo professionale di assistente bagnanti e due unità con il profilo di istruttore nuoto». Questo è il personale necessario, ma in quel preciso momento un assistente bagnanti «fino al 13 dicembre 2012 (presumibilmente prorogata)» è inidoneo e spostato ad attività amministrative. Un altro assistente bagnanti «fruisce della legge 104/92 per tre giorni al mese», una terza unità «con profilo di assistente bagnanti a partire dal 27.11.2012 sarà in ricovero ospedaliero per intervento chirurgico». Insomma la presenza di Gallotta è necessaria per tenere aperto l’impianto. E il dirigente Giancarlo Andriulli gli riattribuisce così l’incarico dal quale temporaneamente era stato sospeso. Tra la chiusura dell’impianto - per motivi di personale - e la tutela delle ragazze che lo frequentavano chi si è scelto di sacrificare? Chi ha coperto dovrà certamente dare questa risposta. Purtroppo scontata.

 

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