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Cosa è rimasto di "Bisanzio",
l'inchiesta di Woodcock

Basilicata

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POTENZA – A giudizio soltanto per una parte dei reati contestati nella richiesta di rinvio firmata dal pm Salvatore Colella. È chiaro che dopo la pronuncia di due giorni fa da parte del gup Tiziana Petrocelli l’inchiesta “Bisanzio” aperta da Woodcock è stata quasi del tutto smontata. Gli indagati sono soltanto 10 mentre la figura di Vincenzo Basentini, l’imprenditore specializzato in forniture mediche, viene fortemente ridimensionata nonostante sia stato anch’egli rinviato a giudizio. Insomma, l’intreccio di favori all’interno dell’azienda ospedaliera San Carlo si traduce in molti non luogo a procedere perché il fatto non sussiste e sei assoluzioni piene per chi, come l’assicuratore Michele Onorato, aveva scelto il rito abbreviato. Le accuse restano quelle: peculato, truffa, turbativa d’asta.

Tra i rinviati c’è il primario di Nefrologia e dialisi del San Carlo, Mario Procida, che avrebbe compilato una scheda da inviare al laboratorio analisi dell’ospedale. La scheda, nonostante fosse intestata ad un paziente, in realtà era per la madre del primario. Qui spunta un altro indagato, Salvatore Fiore, caposala del dipartimento uro-nefrologico che avrebbe collaborato con Procida per ottenere le analisi ed evitare di far pagare il ticket alla madre del primario.

C’è poi Vito Romaniello, infermiere ad Emodialisi, rinviato a giudizio perché a casa sua sono state trovate numerose confezioni di medicinali in confezione ospedaliera. Ma l’accusa più grave nei confronti di Romaniello riguarda le presunte richieste di denaro per favorire la progressione nella lista d’attesa trapianti di alcuni pazienti. Romaniello avrebbe percepito tre milioni di vecchie lire per un trapianto nel 2001, 12 milioni di lire per un trapianto di rene futuro mai avvenuto e 8 milioni di lire per un trapianto di rene avvenuto nel 1999.

A giudizio vanno anche l’agente della Siemens Basentini, il direttore sanitario del San Carlo Ugo Vairo e la rappresentante legale dell’azienda “Arsan”, Carmela Bocchicchio. Vairo avrebbe pilotato, in qualità di estensore del capitolato di gara per l’acquisto di un angiografo, l’asta pubblica dopo un viaggio a spese di Basentini a Cagliari nei laboratori dove la Siemens custodiva i suoi angiografi. Alla fine, dopo una lettera d’elogio inviata da Vairo al direttore generale del San Carlo, la Siemens è risultata aggiudicataria.

Ma Vairo avrebbe anche guadagnato l’iscrizione per sè e altri 2 medici ad un convegno tenuto a Venezia (1740 euro in totale) pagato dalla Bocchicchio come omaggio rispetto ai 350mila 555 euro di materiale sanitario comprati dal San Carlo nel 2006. Anche se, come gli altri, con accuse drasticamente ridotte, a giudizio finisce anche Antonio Lopizzo, direttore di Cardiologia riabilitativa, che avrebbe effettuato prestazioni specialistiche e ambulatoriali omettendo però la richiesta di pagamento del ticket. Gli avvantaggiati inconsapevoli erano l’ex assessore alla sanità Antonio Potenza, la figlia Daniela e la moglie Concetta Arcieri, tutti e tre prosciolti perché il fatto non sussiste.  A portarsi i medicinali a casa era anche Alfredo Manco, infermiere a Nefrologia, beccato dopo una perquisizione in casa con 25 scatole di medicine prese dall’ospedale.

A chiudere il cerchio dei rinviati a giudizio ci sono Michele Santangelo, titolare dell’Eurocongress di Potenza e il tecnico di laboratorio del San Carlo Carmela Roselli. Numerosi i capi d’accusa rimasti integri dalla richiesta di rinvio a giudizio. Santangelo, in qualità di organizzatore di congressi, si sarebbe fatto aiutare dalla Roselli per velocizzare l’iter burocratico e predisporre le note di rendicontazione delle spese sostenute per i congressi. Rendiconti tutti con cifre gonfiate di molto (per esempio su 15mila euro di spese sostenute ne venivano rendicontate 42mila). Inoltre la Roselli, in casa teneva un numero molto alto di farmaci presi dalla farmacia dell’ospedale. Si parla di 59 scatole tra siringhe, medicinali, garze e rotoli per lettino.

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