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La donna, la coca
e i "rambo"

Basilicata

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POTENZA - C’è chi ha venduto droga, per lo più hashish, marijuana e cocaina, a Potenza e in alcuni comuni del Potentino, dopo averla acquistata a Torre Annunziata. Altri facevano prostituire una ragazza romena, anche nel Materano, dove speravano di allargare il «giro». Così all’alba di ieri mattina sono stati svegliati dalla polizia.

Con le accuse, a vario titolo, di spaccio, induzione alla prostituzione ed estorsione, sono state arrestate cinque persone (quattro in carcere, una ai domiciliari). Si tratta, nell’ordine, dei potentini Luigi Miglionico, Giuseppe Fontini, Giuseppe De Canio più il torrese Nunzio D’Acunto, e di Attilio Antonio Miconi Rocchi, sempre del capoluogo. Saverio Santangelo invece dovrà presentarsi ogni giorno dai carabinieri di Pignola.

I particolari dell’operazione sono stati illustrati ieri mattina dal Procuratore della Repubblica, Laura Triassi, e dal capo della squadra mobile Carlo Pagano. Le indagini sono cominciate sulla base delle dichiarazioni di un ex collaboratore di giustizia, Donato Caggiano, che una volta persi i benefici del programma di protezione era tornato alla sua vecchia attività. Così nel 2010 è stato trovato con due panetti di hashish nascosti nella rastrelliera dei conigli appena fuori dalla sua abitazione di Savoia di Lucania, e una calibro 7.65 con la matricola abrasa. Poi di fronte al magistrato ha vuotato il sacco.

Il primo a finire nella “rete” degli investigatori è stato Nunzio D’Acunto, indicato come il suo socio-fornitore che qualche mese prima gli aveva dato man forte nel tentativo di recuperare un credito di 1.200 euro con uno dei suoi clienti. «Ricordati che sappiamo dove abiti e non siamo persone da sottovalutare». E’ quanto avrebbe detto D’Acunto «con fare minaccioso» sulla porta di un fratello del “cliente” da cui sarebbero riusciti a farsi dare 200 euro. Un’estorsione per i pm Francesco Basentini e Sergio Marotta. Da sommare alle accuse di spaccio di stupefacenti.

Subito dopo è venuto il turno di Luigi Miglionico, già indicato da tre pentiti come un pusher molto attivo nel potentino, con traffici che si estendevano fino a Perugia. Un “rivenditore” del boss pignolese Saverio Riviezzi per il fondatore dei basilischi Gino Cosentino, a cui solo di recente sono stati revocati i benefici del programma di protezione. E così anche per il suo successore Antonio Cossidente, il padrino dalle amicizie importanti in Regione.

Miglionico è stato intercettato mentre trafficava cocaina, hashish, marijuana e qualcosa indicato soltanto con il soprannome di “rambo” nella sua Audi A3, anche dopo l’arresto, ad aprile dell’anno scorso, con quasi 240 grammi di hashish di uno dei suoi clienti-spacciatori. A un certo punto -però- qualcosa deve averlo insospettito così ad agosto ha portato l’auto dal meccanico di fiducia, Franco Mancino, considerato un esponente di spicco dei vecchi basilischi passato di recente nel clan di Riviezzi, e arrestato di recente per estorsione aggravata. Mancino sarebbe riuscito a individuare la cimice piazzata dagli agenti della mobile nel vano portafusibili. Ma i nastri già registrati sono stati sufficienti per il gip Rosa Larocca e anche per lui ieri mattina sono scattate le manette. Idem per Attilio Miconi Rocchi indicato da alcuni clienti-testimoni come il suo autista, e per Giuseppe Fontini, su cui gli investigatori avrebbero aperto il secondo filone dell’inchiesta.

Ascoltando le sue telefonate è infatti emerso che la scorsa estate si era accordato con Giuseppe De Canio, e in un caso anche a Saverio Santangelo, per procurare «innamorati» più o meno benestanti a una 19enne di origine rumena accompagnandoli a casa De Canio o al Motel Park, dove in un caso si era dato appuntamento. Chi disposto a pagare 400 euro per un rapporto sessuale e chi soltanto 30. Parte dei quali finivano nelle loro tasche. Altre volte invece lui e De Canio accompagnavano lei da loro, come è accaduto per un “cliente” del metapontino e un commerciante di Potenza che l’aspettava nel negozio dopo l’orario di chiusura.

«Non penzo ché questo si inamora ché ci tiene a quela nn so ché devo fare con lui... e non penzo cacia soldi dobiamo vedere questa sera e non so che devo fare di andare o no». E’ il testo di un messaggio inviato dalla ragazza a Picerno. La prova che tra i due «vi fosse un accordo economico» per il gip.

Oggi stesso dovrebbero iniziare gli interrogatori di garanzia.

l.amato@luedi.it

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