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Ordinanza anti movida
Esercenti sul piede di guerra

Basilicata

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SI sentono cittadini di serie B gli esercenti dei locali del centro storico di Potenza. Dopo il nuovo piano di trasporto pubblico e la ztl, che secondo loro avrebbero già depauperato il cuore della città, arriva adesso l’ordinanza dell’amministrazione comunale sull’obbligo di interrompere la musica fuori dai locali entro le 24 a complicare le cose. Le osservazioni che vengono fatte sono sostanzialmente due: perché restringere l'ordinanza solo al centro storico e perché non prolungare l'orario. Dice Rocco Bisaccia, del Central Cafè: «Vogliono fare del centro storico solo un rione dormitorio. Fanno le scale mobili per far salire la gente in centro e poi non danno la possibilità di creare attrattive per farcela rimanere». 

E’ l'antica diatriba movida/residenti? «I residenti in alcune occasioni hanno anche ragione - riprende - basta però un po' di buon senso dei titolari dei locali e dell'amministrazione comunale, che dovrebbe fare qualche controllo in più». Lo stesso pensa Piero Coviello, titolare dello 0971 e lo scorso anno motivo di forte lamentela da parte dei residenti della zona in cui è ubicato il bar. «Tutte queste ordinanze - dice - fanno solo male alla città e ai giovani, che passano le loro serate a Salerno o a Bari. Basterebbe qualche controllo in più. Perché i giovani se vogliono si ubriacano e disturbano anche senza musica». Perfino chi non organizza spettacoli dal vivo o intrattiene i suoi clienti con la musica fuori dal locale ritiene ugualmente che l'ordinanza sia esagerata. 

«Per l’orario - commenta Stefano Tripputi, titolare del Caffè Retrò - basterebbe una piccola proroga di un'ora». Specialmente d'estate. «Sono solo due mesi l'anno - afferma Fausto Bisaccia, titolare del Caffè della piazzetta - e poi non si capisce perché circoscriverla solo al centro storico. Perché, in periferia la musica non disturba ugualmente?». Quello che per alcuni esercenti sono i punti deboli dell'ordinanza, per l'amministrazione comunale sono invece punti di forza. Lo ha spiegato ieri sera in un incontro con titolari delle attività, associazioni di categoria e residenti, il sindaco di Potenza Vito Santarsiero, che ha parlato di Potenza come una delle città più liberali d'Italia. In effetti, secondo gli esempi riportati dal primo cittadino, in altre città non si aspetta nemmeno che Cenerentola perda la scarpetta. A Salerno, Torino, Bergamo, Caltanisetta, Bologna, le restrizioni sono più severe, con limiti fino alle 22 o massimo 23,30. 

Non solo. Sono estese all'intera città e ben oltre il centro storico e permettono agli esercenti di scegliere un solo giorno a settimana in cui poter ottenere qualche proroga. Clausole non contemplate nell'ordinanza potentina che, alla luce di ciò, per il sindaco appare addirittura migliorativa. E' difatti una legge nazionale a obbligare gli esercenti a non superare questi limiti di orario per la musica fuori dai locali. «La nostra norma - dichiara Santarsiero - è la più liberale d'Italia in un contesto nazionale rigidissimo. Applichiamo nel centro storico quanto previsto per norma. Ne è stata fatta solo una lettura strumentale. Ancora una volta si usa la città e le associazioni per i propri fini personali, in una città che purtroppo vive di questi equivoci». Nel frattempo il movimento nato su Facebook che aveva indetto la manifestazione per giovedì, dopo i chiarimenti con l’amministrazione comunale, sta valutando le azioni da intraprendere.Anna Martino

 

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