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Sassi, una crepa nel restauro
Massi di tufo si staccano dalle balaustre

Basilicata

Tempo di lettura: 
5 minuti 40 secondi
Massi di tufo che si staccano dalle balaustre e vie disselciate a causa della pioggia
Sassi, una crepa nel restauro
 Blocchi di pietra rovinano tra  i turisti lungo  la scala che sale a Palazzo Lanfranchi
MASSI che cadono, blocchi di tufo che, dopo due giorni di temporale, si staccano all’improvviso dalle balaustre in pietra delle antiche scale che dal Sasso Barisano e da quello Caveoso portano al centro storico della città, rovinando tra i piedi dei turisti. 
Strade restaurate di recente e disselciate  dopo essere state impregnate per giorni di pioggia (che quando è abbondante  scende come un torrente lungo la carrozzabile che dalla città porta ai due Sassi). 
Crepe che all’improvviso si aprono nelle vie lastricate da pochi anni (se non addirittura da pochi mesi) sotto il peso dei furgoni e delle automobili che di giorno e di notte le attraversano per un giro panoramico, oppure  per trovar posto sui marciapiedi, incuranti dei divieti di sosta che pure non mancano.  
Le immagini che vedete qui a fianco e sotto sono state scattate due giorni fa, con un telefonino, da un cronista del Quotidiano della Basilicata e ci scusiamo se la resa visiva non è perfetta.  Le foto sono state prese tra via Ospedale Vecchio e via Buozzi e lungo una delle scalinate che dalla zona delle Malve, nel Sasso Caveoso, si inerpica, tra anse e slarghi dalle vedute mozzafiato, fino a Palazzo Lanfranchi, lo storico edificio che chiude a nord l’area pedonale del centro storico di Matera. 
Il nostro cronista si è trovato per caso lungo una di queste scalinate restaurate di fresco proprio mentre dalla parte terminale della balaustra si staccava un blocco di pietra che, a occhio, doveva pesare parecchi chili. Una vera fortuna che, scollandosi dal resto della balaustra, e rovinando al suolo, il masso non sia finito sui piedi di un ragazzino che, con la mamma e il papà, stava scendendo le scale in quel punto e in quel momento.
Lungo questa scalinata, ogni giorno, si aggirano centinaia di turisti (in questo periodo soprattutto francesi e tedeschi, ma moltissimi provengono anche dal centro e dal nord Italia) sotto la guida esperta di giovani materani e materane spesso con brillanti lauree alle spalle (le loro vicende meriterebbero un approfondimento a parte), che per pochi euro si adattano a far da ciceroni ai visitatori dei Sassi. Gruppi organizzati, giunti qui per il tramite delle agenzie che organizzano pacchetti turistici, ma anche famiglie in gita e, non di rado, visitatori solitari arrivati qui da ogni parte del mondo, richiamati dal fascino di un’area urbana che non ha eguali al mondo.  
Un’area, quella dei Sassi, che dopo essere stata per molti decenni al centro di un dibattito urbanistico che ha impegnato le migliori intelligenze del Paese (e non solo), vive finalmente una fase di sviluppo, soprattutto turistico. E la prospettiva di diventare nel 2019 capitale europea della cultura oltre a mettere in moto nuove idee, nuovi  progetti, nuovi entusiasmi, può diventare una leva formidabile per dare ulteriore impulso alla crescita economica della città. Ma il progresso civile si misura anche dalle piccole cose. Certo, in un’area complessa come quella dei Sassi, il controllo capillare del territorio non è semplice. E, senza la collaborazione attiva dei cittadini, nessuna realtà urbana è governabile. Ma non per questo si deve abbassare la guardia. E i giornali servono a questo.

MASSI che cadono, blocchi di tufo che, dopo due giorni di temporale, si staccano all’improvviso dalle balaustre in pietra delle antiche scale che dal Sasso Barisano e da quello Caveoso portano al centro storico della città, rovinando tra i piedi dei turisti. Strade restaurate di recente e disselciate  dopo essere state impregnate per giorni di pioggia (che quando è abbondante  scende come un torrente lungo la carrozzabile che dalla città porta ai due Sassi). Crepe che all’improvviso si aprono nelle vie lastricate da pochi anni (se non addirittura da pochi mesi) sotto il peso dei furgoni e delle automobili che di giorno e di notte le attraversano per un giro panoramico, oppure  per trovar posto sui marciapiedi, incuranti dei divieti di sosta che pure non mancano.  Le immagini che vedete qui a fianco e sotto sono state scattate due giorni fa, con un telefonino, da un cronista del Quotidiano della Basilicata e ci scusiamo se la resa visiva non è perfetta.  Le foto sono state prese tra via Ospedale Vecchio e via Buozzi e lungo una delle scalinate che dalla zona delle Malve, nel Sasso Caveoso, si inerpica, tra anse e slarghi dalle vedute mozzafiato, fino a Palazzo Lanfranchi, lo storico edificio che chiude a nord l’area pedonale del centro storico di Matera. Il nostro cronista si è trovato per caso lungo una di queste scalinate restaurate di fresco proprio mentre dalla parte terminale della balaustra si staccava un blocco di pietra che, a occhio, doveva pesare parecchi chili. Una vera fortuna che, scollandosi dal resto della balaustra, e rovinando al suolo, il masso non sia finito sui piedi di un ragazzino che, con la mamma e il papà, stava scendendo le scale in quel punto e in quel momento.Lungo questa scalinata, ogni giorno, si aggirano centinaia di turisti (in questo periodo soprattutto francesi e tedeschi, ma moltissimi provengono anche dal centro e dal nord Italia) sotto la guida esperta di giovani materani e materane spesso con brillanti lauree alle spalle (le loro vicende meriterebbero un approfondimento a parte), che per pochi euro si adattano a far da ciceroni ai visitatori dei Sassi. Gruppi organizzati, giunti qui per il tramite delle agenzie che organizzano pacchetti turistici, ma anche famiglie in gita e, non di rado, visitatori solitari arrivati qui da ogni parte del mondo, richiamati dal fascino di un’area urbana che non ha eguali al mondo.  Un’area, quella dei Sassi, che dopo essere stata per molti decenni al centro di un dibattito urbanistico che ha impegnato le migliori intelligenze del Paese (e non solo), vive finalmente una fase di sviluppo, soprattutto turistico. E la prospettiva di diventare nel 2019 capitale europea della cultura oltre a mettere in moto nuove idee, nuovi  progetti, nuovi entusiasmi, può diventare una leva formidabile per dare ulteriore impulso alla crescita economica della città. Ma il progresso civile si misura anche dalle piccole cose. Certo, in un’area complessa come quella dei Sassi, il controllo capillare del territorio non è semplice. E, senza la collaborazione attiva dei cittadini, nessuna realtà urbana è governabile. Ma non per questo si deve abbassare la guardia. E i giornali servono a questo.

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