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Minaccia di darsi fuoco a Casalecchio
L'uomo è originario di Potenza

Basilicata

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DUE ANNI FA FECE LO STESSO. SINDACO, SI RIVERSA TUTTO SU DI NOI
(di Tommaso Romanin)
(ANSA) - BOLOGNA, 4 LUG - Come vittima di uno strano orologio interiore, a due anni e due giorni di distanza da quando aveva appiccato un incendio in un ufficio dell’Ausl e aveva tentato subito dopo di ripetersi in Comune, ha minacciato di fare lo stesso ancora una volta nel municipio di Casalecchio di Reno, grosso centro dell’hinterland bolognese. Disoccupato, 52 anni, da tempo G.P. è seguito dai servizi sociali e in cura per problemi psichici. Originario di Potenza, da anni in Emilia, è stato denunciato per tentato incendio.
Alle 8.15 è entrato con una tanica da cinque litri e un accendino nel palazzo in via dei Mille, e senza una parola si è diretto verso gli uffici dell’assessorato al Welfare, chiedendo di parlare con il sindaco e lamentando di non ricevere un sostegno adeguato, dicendo di avere una moglie e due figli e di non sapere come fare a mantenerli. Ha versato benzina, un pò se l'è cosparsa addosso. E ha assicurato che se non lo avessero ascoltato, avrebbe incendiato tutto. Evacuata quella parte della struttura, solo dopo una trattativa con lo stesso primo cittadino, Simone Gamberini, e con il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Alfonso Manzo, è stato convinto a desistere. 
Tutto è tornato alla normalità in meno di un’ora, ma non senza apprensioni, anche pensando a quanto avvenuto a Cardano al Campo. “La vicenda di Varese - dice però il sindaco di Casalecchio - mi sembra diversa, più legata a questioni locali: lì oltre a disagio psicologico c'erano vicende penali”. Ma, ammette, “è vero che oggi c'è molta tensione verso il primo soggetto che si incontra e che mediamente è il Comune che non ha mai le porte chiuse, cerca di dare una mano facendo quello che può. Tutto alla fine si riversa qua, anche se gli strumenti per agire sui temi di lavoro e casa sono determinati da politiche nazionali”. 
Gamberini osserva anche che le misure di contenimento inflitte all’uomo - risulta vigente un divieto di avvicinamento al Comune - non hanno avuto grande efficacia, se “dopo due anni ce lo siamo ritrovati in ufficio con una tanica di benzina”, e spiega che la persona è “un soggetto conosciuto, di una famiglia seguita che ha già manifestato più volte la tendenza a utilizzare incendi o fuoco su edifici pubblici per minacciare gli operatori o chi può effettuare interventi a suo favore”. 
Il 2 luglio 2011 infatti il cinquantaduenne fu arrestato per il piccolo rogo che aveva innescato all’Ausl e in seguito condannato a cinque mesi e dieci giorni con rito abbreviato. ''E' già pentito per quello che ha fatto”, spiega l’avvocato Emilio Paolo Rogari, che lo assiste oggi come allora. (ANSA).

E' originario di Potenza Gaetano Palladino, il disocuppato  di 52 anni, che ha minacciato di appicacre il fuoco nel municipio di Casalecchio di Reno, grosso centro dell’hinterland bolognese.

L'uomo due anni fa aveva appiccato un incendio in un ufficio dell’Ausl. Da tempo è seguito dai servizi sociali e in cura per problemi psichici. 

Da anni residente in Emilia, è stato denunciato per tentato incendio.  Alle 8.15 è entrato con una tanica da cinque litri e un accendino nel palazzo in via dei Mille, e senza una parola si è diretto verso gli uffici dell’assessorato al Welfare, chiedendo di parlare con il sindaco e lamentando di non ricevere un sostegno adeguato, dicendo di avere una moglie e due figli e di non sapere come fare a mantenerli. 

Ha versato benzina, un pò se l'è cosparsa addosso. E ha assicurato che se non lo avessero ascoltato, avrebbe incendiato tutto. 

Subito è stata evacuata quella parte della struttura; solo dopo una trattativa con il sindaco Simone Gamberini e con il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Alfonso Manzo, è stato convinto a desistere. 

Tutto è tornato alla normalità in meno di un’ora, ma non senza apprensioni, anche pensando a quanto avvenuto a Cardano al Campo. «La vicenda di Varese - dice però il sindaco di Casalecchio - mi sembra diversa, più legata a questioni locali: lì oltre a disagio psicologico c'erano vicende penali». Ma, ammette, «è vero che oggi c'è molta tensione verso il primo soggetto che si incontra e che mediamente è il Comune che non ha mai le porte chiuse, cerca di dare una mano facendo quello che può. Tutto alla fine si riversa qua, anche se gli strumenti per agire sui temi di lavoro e casa sono determinati da politiche nazionali».

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