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Gli "eroi bugiardi" della Sata
Non fu diffamazione

Basilicata

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LI avevano chiamati “gli eroi bugiardi”. Accusati di aver mentito sulla ricostruzione dei fatti accaduti quella notte tra il 6 e il 7 luglio del 2010 che portarono al loro licenziamento. Il giudice del lavoro di Melfi nella primissima sentenza di reintegro alla Sata aveva dato ragione a loro. Qualche mese dopo la rivista Panorama ricostruiva “un’altra verità”. 

Accusando i tre operai della Fiat, Giovanni Barozzino (oggi senatore della Repubblica), Marco Pignatelli e Antonio Lamorte di aver mentito. Quella notte i tre avrebbero dato vita a un vero e proprio sabotaggio premeditato per bloccare la produzione del gigante di Melfi. O almeno così avevano dichiarato alcuni colleghi che quella notte avrebbero assistito a quanto accaduto nel reparto dove era in corso uno sciopero contro i ritmi di lavoro.

Anche se, dei nomi di quei testimoni, sul giornale non c’è traccia. Il cronista spiegava che gli intervistati avevano chiesto l’anonimato perché già oggetto di minacce e ritorsioni. Tanto che non si erano neanche presentati dal giudice per testimoniare. Panorama descriveva un clima in fabbrica molto pesante.

In cui da padrona avrebbe fatto l’arroganza della Fiom e dei suoi rappresentanti sindacali. Come Barozzino e Lamorte (Pignatelli era un semplice iscritto) che quella notte - secondo la ricostruzione della rivista - si erano messi in testa di a farla grossa, contro la stessa volontà di altri colleghi.

Sulla prima pagina il settimanale del gruppo Mondadori titolava “Gli eroi bugiardi”. Immediata era stata la replica della Fiom che parlò subito di una “campagna di stampa denifratoria e agghiacciante”. Anche perché la versione ricostruita da Panorama era stata basata su dichiarazioni anonime da parte di alcuni colleghi dei tre operai licenziati, per lo più iscritti alla Fismic, il più filoaziendalista dei sindacati. I tre diretti interessati, avevano deciso di sporgere denuncia. E la Fiom si costituiva parte civile per i danni d’immagine conseguenti. 

Anche la stampa non apprezzò l’inchiesta del periodico. «La più spregevole copertina mai apparsa nel giornalismo italiano», la definisce Furio Colombo sul fatto quotidiano. 

E in effetti l’inchiesta sui fatti di quella notte ricostruita da Panorama ha molti punti di debolezza. Ma per il Tribunale di Milano, che di recente si è espresso sul caso, si tratta di diritto di critica e di cronaca. Quel titolo, “Gli eroi bugiardi”, secondo la sentenza pronunciata in primo grado, non è diffamatorio. Il fatto non costituisce reato.

In verità, era stata la stessa Procura a chiedere l’archiviazione. Richiesta che è stata accolta dal giudice Marco Tremolada. Ora si aspettano le motivazione della sentenza per valutare gli estremi di un ricorso. Nel frattempo c’è attesa anche per la decisione della Cassazione, sul ricorso presentato da Fiat dopo che il verdetto della Corte d’Appello ha dato ragione ai tre operai licenziati, confermando la condotta antisindacale dell’azienda e quindi il diritto al reintegro in fabbrica.

Mentre, solo un mese fa il senatore Barozzino, Insieme agli altri due ex colleghi è stato rinviato a giudizio per concorso in violenza privata e turbata libertà dell’industria. La prima udienza del processo di terrà il 5 dicembre prossimo.  

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