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Toto procuratore: Roberti alla Dna
riapre il risiko di Potenza

Basilicata

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POTENZA - Mentre ritarda ancora la decisione sull’erede di Giovanni Colangelo a capo della Procura potentina, s’è già aperta la corsa per quella di Bari, e in tanti dei levantini che aspiravano al capoluogo lucano si sono rivolti verso casa. Ieri, poi, è arrivata l’investitura di Franco Roberti alla Dna, e si è liberata anche Salerno. Così i restanti di origini campane hanno iniziato a agitarsi. A tutto vantaggiodei lucani in corsa.

Si va definendo il quadro della prossima tornata di nomine del Csm ai vertici degli uffici inquirenti lungo il parallelo che unisce la città dell’antico ducato, la sede distrettuale della Basilicata e il capoluogo pugliese.

Nei giorni scorsi infatti sono scaduti i termini per presentare domanda a Bari per il posto lasciato scoperto dal tumultuoso trasferimento di Antonio Laudati. Tra quelli più quotati - finora - per guidare la Procura di Potenza, che non esiterebbero in cambio di una sede più grande e prestigiosa come quella, c‘i sono e si sono candidati ’è e si è candidato anche un lucano come Gianfranco Donadio, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia. Con lui anche un napoletano come l’attuale procuratore di Ariano Irpino, Luciano D’Emmanuele. Ma il più forte sembrerebbe Francesco Mandoi, oggi in forza come sostituto alla Dna. Dunque niente di più probabile a questo punto che anche al Csm la scelta del nuovo capo per il capoluogo pugliese acquisti la priorità, vista anche la mole e la delicatezza delle indagini e dei processi aperti in quella sede.

Fatto ciò potrebbe definirsi la situazione di Potenza cosa che con ogni probabilità dipenderà da chi deciderà di correre per la successione a Roberti a Salerno, dove a breve si attende l’apertura anche del nuovo Palazzo di giustizia. Chi potrebbe lanciarsi lasciando la montagna per una vista sul golfo, oltre a quelli più accreditati per anzianità come Giancarlo Grippo (lucano doc ma ormai da tempo abituato al clima mite della collina cilentana), sono gli stessi Donadio e D’Emmanuele. Ma c’è da scommetterci che un pensierino molto serio lo farà anche il napoletano Giuseppe Borrelli, aggiunto di Catanzaro, più noto da queste parti per essersi occupato dell’inchiesta soprannominata “Toghe lucane bis”. Idem per Laura Triassi, sempre napoletana e procuratore facente funzioni di Potenza ormai da più di un anno, che fino a ieri sembrava intenzionata a giocarsi fino in fondo le sue carte per il capoluogo lucano, incluso il periodo alla reggenza di una direzione distrettuale antimafia. Per le toghe partenopee ci sarebbe anche il “palliativo ” di quattro posti da aggiunto nella procura guidata da Giovanni Colangelo, arrivato a Napoli proprio da Potenza a maggio dell ’ anno scorso. A scanso di equivoci, si tratta di coordinare in media 12 sostituti. Questo è quanto spetta a un aggiunto da quelle parti. Mentre a Potenza, oggi, tutta la procura può contare soltanto su 5 magistrati, la metà di quelli previsti dall ’ organico e nei prossimi mesi è dato in partenza, sempre per il capoluogo campano, anche un altro pm Sergio Marotta, titolare dell’inchiesta sui rimborsi del consiglio regionale assieme al collega Francesco Basentini, neo sposo e già pronto a sua volta con la valigia per una luna di miele prolungata lontano dalla sua città.

l.amato@luedi.it

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