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Strani movimenti dalla Trisaia di Rotondella
Il giallo delle scorie trasferite nella notte

Basilicata

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LA NOTIZIA rimbalzata ieri è che un cargo contenente scorie radioattive si sarebbe mosso attorno le 3:10 di due notti fa dal centro Enea-Trisaia di Rotondella per fermarsi all’aeroporto militare di Gioia Del Colle dove è arrivato attorno le sei del mattino del 27 luglio. A seguire il cargo “cask”, ossia un enorme cilindro blindato caricato su mezzi progettati per il trasporto speciale di materiale estremamente pesante, c’erano circa 300 agenti delle forze dell’ordine tra carabinieri, Polizia e Finanza. Il compito era quello di seguire il cargo lungo la 106 jonica e presidiare gli svincoli di Santeramo e Gioia del Colle.

Che si tratta di un mezzo speciale lo si capisce semplicemente studiando la tratta. Da Rotondella all’aeroporto militare il tempo di percorrenza stimato è di circa un’ora e mezza. In questo caso invece l’operazione è durata quasi tre ore. Sarebbe quindi un trasferimento di scorie e materiale proveniente dalla vecchia centrale adesso in mano alla Sogin, che sta attuando una bonifica che, stando alle previsioni della stessa società, dovrebbe terminare definitivamente il 2026.

Ma le prove? Ci sarebbe un video, girato dai giornalisti Nicola Piccenna e Ivano Farina. Questo video, stando a quanto pubblicato ieri sul sito di Beppe Grillo, tramite la web tv “La Cosa”, sarebbe in fase di montaggio. La pubblicazione è prevista in settimana nonostante la trattativa in corso con la Rai per l’acquisizione delle immagini. Al centro di tutto questo ruotare di informazioni c’è l’indizio lanciato da Nicola Piccenna sul suo blog. Nel post datato 17 luglio, una lettera scritta da Piccenna al sottosegretario all’Interno Bubbico, viene menzionata proprio la data del 29 luglio. Insomma, qualcosa si sapeva da almeno dodici giorni, altro che trasporto in classificato come operazione segreta.

Ma c’era dentro quel cargo? Dipende: il centro Itrec è stracolmo di rifiuti radioattivi prodotti fino al 1987, anno del referendum sul nucleare. Si tratta di scarti ottenuti grazie ai lavori sperimentali effettuati su combustibile irraggiato uranio-torio proveniente da un reattore sperimentale statunitense, l’Elk River, nel Minnesota. Nella pancia dell’Itrec, quindi, non ci stanno soltanto le barre di combustibile, ma anche tonnellate di rifiuti dentro barili ricoperti di cemento.

Alla Sogin quindi è tocca adesso terminare di smantellare, bonificare e mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi. E queste operazioni prevedono anche il trasporto del materiale in altre zone. Il giallo c’è, anche perché dalla prefettura e dai carabinieri non sono arrivate risposte negative, ma soltanto un “non detto”, una impossibilità ad esprimersi su cosa effettivamente ha viaggiato sulla 106 la notte del 27 luglio. Tutti indizi che lasciano supporre l’effettivo trasferimento. Detto questo anche le imponenti misure di sicurezza sembrano essere ampiamente giustificate. Si tratta di rifiuti pericolosi, trasportati nel cuore della notte e molto probabilmente con il supporto dell’Esercito stesso, forse classificata come riservata o segreta. E a giudicare dal passato dell’azienda governativa Sogin (acronimo per Società Gestione Impianti Elettronucleari), che ha acquisito tutti gli ex centri sperimentali dell’Enea, operazioni di questo tipo non sono all’ordine del giorno, ma quasi.

Perché i precedenti ci sono: come nel caso del centro Eurex di Saluggia in provincia di Vercelli. Da qui sono partiti diversi cargo diretti in Francia, a La Hague, dove ha sede un centro di riprocessamento di combustibile nucleare esausto utilizzato proprio per estrarne elementi radioattivi. Parte dei rifiuti italiani vengono sistematicamente inviati a La Hague, dove subiscono un trattamento di “riduzione del volume”. Questi rifiuti viaggiano su treni speciali con blindature a prova di bomba fino in Francia. E a giudicare dalla vicinanza con la linea ferrata della base militare di Gioia Del Colle, forse i rifiuti dell’Itrec di Rotondella sono stati caricati, o stoccati in attesa di carico, con destinazione oltre confine.

La Sogin da tempo sta cercando di individuare un sito tra gli ex impianti Enea, da trasformare in centro di stoccaggio nazionale dei rifiuti derivanti da attività nucleari. Sito che potrebbe essere quello di Rotondella come quello di Saluggia e Casaccia, in provincia di Roma. Insomma, viaggiano all’estero per essere trattati e poi rispediti indietro per lo stoccaggio definitivo in un luogo ancora non meglio precisato. Di fatto, quindi, si tratterebbe di un’operazione necessaria per levare di mezzo le scorie, tant’è che nel programma della stessa Sogin per il 2013 su Rotondella, è prevista “la bonifica del deposito interrato - si legge nel documento - la progettazione dei cask per lo stoccaggio del combustibile Elk River; la realizzazione della nuova cabina elettrica; la costruzione del deposito temporaneo per lo stoccaggio dei manufatti prodotti dall’impianto Icpf e dei due cask che conterranno gli elementi di combustibile irraggiato denominato Elk River, in vista del loro trasferimento al Deposito Nazionale; il trattamento della condotta a mare dismessa negli anni  scorsi e sua caratterizzazione radiologica”.

v.panettieri@luedi.it 

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