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Assisi la concorrente più pericolosa
per la corsa a capitale europea della cultura 2019

Basilicata

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MATERA - C'è anche Perugia-Assisi tra le città italiane candidate a diventare capitale europea della cultura nel 2019. La partecipazione, che si concentrerà su una delle due città, avrà nella figura di San  Francesco il tema centrale come è stato sottolineato nel corso della presentazione ufficiale alcuni giorni fa.  

Si punterà anche sull'esaltazione “dei  suoi luoghi non tanto nella dimensione fisica quanto in quella spirituale, proprio per recuperare quel senso di relazionalità e accoglienza che nessuno ha mai diffuso come il messaggio francescano” ha  spiegato presentando la candidatura il sociologo Giuseppe De Rita, presidente del Comitato.

Sulla presenza di Perugia-Assisi, il sindaco di Matera, Salvatore Adduce spiega: “Sarà necessario chiarire qual è la città che, tra  le Perugia e Assisi, sarà scelta per questa candidatura. La prima questione, così come previsto dal regolamento, riguarda proprio questo aspetto. Il sindaco di Assisi che ho incontrato più volte negli ultimi tre anni, ha lavorato molto in questo senso. Da parte nostra, abbiamo sempre puntato su una linea di cooperazione, come è accaduto anche con Ravenna città che con noi è quella in testa alla classifica virtuale”.

Tornando al caso Perugia-Assisi e  alla doppia indicazione,  il sindaco di Matera ricorda: “Abbiamo visto quello che è accaduto con Venezia con tutte le sue contraddizioni, sin dal primo momento. Lo stesso Massimo Cacciari, che fu ospite di Matera, spiegò che quella candidatura non rispondeva ai programmi e alle esigenze della città; per il forte congestionamento turistico di cui soffre la città lagunare, non mi pare che Venezia debba spingere sull'acceleratore per questa candidatura”.

“Nel nostro percorso di cooperazione, poi - continua Salvatore Adduce - , abbiamo incontrato anche il direttore del Comitato, ospite all'Open Day nel novembre 2011 e per Materadio. Chi si muove bene, d'altronde, si muove all'insegna della cooperazione,  con buone intenzioni. Si tratta di una sfida in cui i programmi posso servire anche alle altre città. La nostra intenzione è diventare esempio di piccola città meridionale, cuore del Mezzogiorno, che vuole con tutte le sue forze alzare la testa, a schiena dritta e recuperare performance intelligenti”. Il termine non viene usato a caso, il tema centrale è infatti la qualità dell'offerta, della programmazione.

“Vorremmo dimostrare come  progettiamo le nostre città, come le facciamo diventare molto più corrispondenti alle esigenze della vita di oggi, come pensiamo  alla riqualificazione urbana, come punteremo sulle tre “erre” (riciclo, riduco, riuso). Siamo in grado di scegliere strade nuove; turismo e cultura possono costituire un elemento di grande importanza sotto il profilo economico”.

Naturale il riferimento al dibattito di questi giorni, avviato da un intervento sul Quotidiano della Basilicata dello scrittore Andrea Di Consoli a cui Adduce, seppure con un accenno, non si sottrae: “Concordo con il fatto che non possiamo cavarcela soltanto con il turismo e la cultura, ma un  Paese come il nostro,  dotato di un patrimonio così straordinario, che non punti su questi due aspetti, commetterebbe un peccato mortale”. “Il settore, d'altronde - continua il primo cittadino - , sta dimostrando di avere i numeri adatti. Questo non vuol dire abbandonare il resto ma, accettando la provocazione di Andrea Di Consoli, ricordo che nel programma di Matera 2019 c'è l'idea di un grande territorio, un agro vastissimo quello dei 388 kmq del nostro territorio, il diciannovesimomo in tutta Italia. Non possiamo rinunciare, per questo, ad un comparto come quello agroalimentare di qualità non solo per le produzioni, ma anche le sue modalità, come quelle legate  alla sostenibilità. Bisogna far tesoro di ciò che abbiamo, ma dobbiamo comprendere che siamo di fronte a nuove necessità. Serve una revisione complessiva, di un nuovo modello di sviluppo che per quanto ci riguarda comincia dal paradigma culturale, che non ci aiuterà solo per l'apporto diretto come ad esempio quello legato al museo demoetnoantropologico che dobbiamo avere a tutti i costi entro il 2019. E' un progetto che ci trasciniamo dagli anni '60. Da anni se ne discute,  oggi c'è il progetto di pre fattibilità del professor Leon, abbiamo investito 2,2 milioni per le prime urbanizzazioni e oggi possiamo partire con questa iniziativa emblematica. Ricordo, ad esempio,che la prima iniziativa di Marsiglia capitale della cultura nel 2013, è stato il Mucem – Museo delle civiltà d' Europa e del Mediterraneo.

 Il polo attrattivo rappresentato da Matera è confermato dai ragazzi e dalle ragazze di tutta Europa per studiare e fare laboratorio”. Voci e culture diverse richiedono, però, un approccio  adeguato, una chiave di lettura che non può sottovalutare temi come l'immigrazione. “E' sempre stato un elemento critico, inteso come parte della crisi, come  rottura degli schemi - continua Adduce -. Il volto peggiore di questo fenomeno, mostrato finora, per questo va interrotto. Matera è un laboratorio che vogliamo mettere a disposizione di tutti per accogliere, perchè  le immigrazioni hanno arricchito i luoghi in cui le persone si sono fermate. Il processo può passare da Matera 2019, per le nuove frontiere che si possono superare. Se la Basilicata  soffre di un problema, è quello della scarsa densità abitativa e la nostra candidatura va letta in un contesto territoriale, complessivo. Le culture diverse dalla nostra,  costituiranno un elemento di grande arricchimento e dunque, cultura, agricoltura, industria (che va sostenuta attraverso il settore manifatturiero), devono poter riprendere fiato e rimettersi in moto. Da qui – conclude Adduce – l'idea di una candidatura che sia stimolante e rimetta in moto le energie.

a.ciervo@luedi.it

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