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La Martella, due serate
per esaltare le tradizioni contadine

Basilicata

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MATERA - La Martella è in fermento.La macchina organizzativa della “Fedda Rossa” del 31 lglio e la “Crapiata" del primo agosto gira al massimo e nel borgo La Martella si respira già aria di festa. La giostrina per i piccoli ha già messo tenda, tutte le luci sono state manutenzionate e al “bar del Borgo” le discussioni dei residenti sono quelle dei contadini che discutono del raccolto, del caldo e dei problemi del borgo che non mancano. 

Ma a nessuno può sfuggire che questa sarà la prima edizione della sagra popolare senza Antonio Montemurro. Una figura che metteva tutti d’accordo, anche politicamnente riuscendo ad accentrare su di se i consensi di tutte le aree politiche che nel popoloso borgo dove Alcide De Gasperi nel 1953 sfollò gli abitanti dei Sassi dandogli la possibilità di costruirsi la casa (con L’Urar casas)  e poco più distante un piccolo podere. Nulla di trascendentale, ma di certo la possibilità di sopravvivere a tempi diversi da quelli attuali dove ci si accontentava anche delle piccole cose. 

Come le feste popolari come la Fedda Rossa e la Crapiata. La prima era un modo di vivere nei vicinati e abbrustolire il pane e condirlo con olio e pomodoro. Roba alla portata, mentre la Crapiata era la festa del raccolto e serviva a far provare le proprie produzioni. Tutti concetti che Antonio Montemurro con l’Associazione Culturale onlus  “La Martella” aveva riportato in piazza, trasformando il borgo La Martella nel più grande “vicinato” di tutta la città dei Sassi. Infatti, anche quest’anno sono previste adesioni importanti che toccheranno anche le diecimila unità. Un po’ tutti hanno parenti al Borgo e questa è anche l’occasione per riabbracciarli dimnenticando per un attimo i ritmi della città e ritornando alle origini. Una tradizione che la moglie di Antonio Montemurro vuole continuare nel rispetto di quanto ha dao al borgo il marito. Maria Saveria Lapacciana sarà presente a condire il pane abbrustolito che il Consorzio del Pane di Matera Igp fornirà all’associazione come accadeva quando c’era Tonino. 

Un gesto d’affetto da parte di una “martellese” purosangue verso le sue figlie e a tutta la gente che riponeva in Tonino le speranze di vivere un po’ meglio nel Borgo. La squadra dei cuochi è pronta ed a uidarla è Emanuele Lamacchia, personaggio molto conosciuto nel borgo perchè il fratello Cosimo è stato il postino che conosceva tutto e tutti. «Da venti anni-afferma Ueluccio, come viene chiamato da tutti-vivo questa festa come un momento di grande confronto e amiizia. Certo, la prima volta senza Tonino è dura ma il direttivo si è fatto forza e nel solco da lui tracciato continueremo  ad esaltare le tradizioni della nostra terra». 

Cosa bolle in pentola, anzi pentolone visto che si tratta di preparare circa due quintali di legumi? «Cicerchie, Ceci, Lenticchie, Fave, Fagioli e Patate e la nostra abilità nel preparare questa gustosa pietanza contadina, esclusivamente materana». Quanto tempo ocorre? «Si inizia-continua Lamacchia-12 ore prima mettendo a bagno tutto e si procede fino al momento della degustazione. Insieme a me ci saranno Pasquale Lupo e Pasquale Locecere, gente importante ed a cui viene tramandata una tradizione da non disperdere». Il nuovo direttivoi dell’ssociazione La Martella ha eletto pochi mesi fa il nuovo presidente, Antonio Terranova, delegato comunale e persona molto conosciuta nel borgo. Con Terranova il vice presidente Vito Mancini che ha retto il tutto dopo la scomparsa di Montemurro ad inio ottobre del 2012. C’è collaborazione anche con l’altra associazione, gli “Amici del Borgo” del presidente Paolo Grieco. «Senza dubbio-afferma Rosanna Gagliardi, del direttivo La Martella, mentee mostra la locandina della doppia kermesse-perchè solo così si può crescere. Vorrei precisare che in variazione a quanto scritto in locandina, le due serate, oltre alla degustazione di Fedda Rossa e Crapiata, prevedono musica a cura della Be Sound».  

Quindi, divertimento e tradizione a braccetto in un borgo che Tonino Montemurro amava ed infatti le cose fatte dal suo “regno” sono tante, ma non basta e questo è il messaggio che deve dare forza di continuare la sua opera. 

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