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La rete dei diplomi facili
A rischio sospensione i dirigenti di 4 istituti partitari

Basilicata

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POTENZA - Gli interrogatori di garanzia erano previsti per ieri, ma per un vizio di notifica sono stati rinviati a giovedì. Poi il gip deciderà che fare: se sospendere tutti, nessuno o soltanto qualcuno di loro.

Sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere, truffa e falso i dirigenti di 4 istituti paritari lucani: l’istituto tecnico per geometri “Pitagora” di Potenza, il commerciale Fabio Besta e il turistico Mario Pagano di Scanzano Jonico, tutti e tre del network della Scuola Nazionale di Potenza, più il tecnico per geometri Falcone - Borsellino di Viggianello. Si tratta di  Angelo Scaringi, Massimo Branca, Prospero Massari, Filomena Lucca e Mattia Dideco.

Ieri mattina sono comparsi in Tribunale per gli interrogatori di garanzia davanti al gup Rosa Larocca che sta ancora valutando la richiesta di misure cautelari avanzata negli scorsi mesi dalla procura. A condurre le indagini partite nel 2010 sono stati gli uomini delle fiamme gialle di Potenza coordinati dal pm Annagloria Piccininni. Sul registro degli indagati i nomi sarebbero molti di più, ma per il momento restano coperti da segreto istruttorio. Al centro dell’inchiesta, infatti, ci sarebbero diplomi “venduti” senza che gli studenti partecipassero davvero a ai corsi, perciò anche questi ultimi con ogni probabilità verranno chiamati a dare spiegazioni di qui a breve. I casi sarebbero decine riscontrati in maniera minuziosa tra il 2010 e il 2012.

Gli interrogatori sono stati disposti in base a un articolo del codice di procedura penale sulla “sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio” di chi commette reati contro la pubblica amministrazione. Parificate le scuole, parificato il trattamento per i presunti “dirigenti” infedeli, insomma. Ecco perché rischiano una misura interdittiva, e il gup li ha convocati per sentire la loro versione dei fatti.

Ieri Scaringi e gli altri si sono presentati al primo piano del Palazzo di giustizia di Potenza senza i loro legali di fiducia, che non erano stati avvisati, per questo l’udienza è stata rinviata. Giovedì è previsto che ci siano tutti, a quel punto i loro assistiti potranno decidere di rispondere o avvalersi della facoltà di restare in silenzio. In entrambi i casi spetterà al gup Larocca decidere il da farsi, cosa per cui potrebbe riservarsi ancora qualche giorno. Una vera e propria spada di Damocle, con l’apertura dell’anno scolastico che incombe, sia per gli indagati che per i rispettivi istituti.

Nel 2009 un’altra inchiesta della procura di Potenza aveva svelato un sistema simile, che faceva capo a cinque istituti parificati, diversi da quelli presi di mira dalla finanza. A condurla erano stati gli uomini del nucleo operativo dei carabinieri coordinati dal pm Henry John Woodcock, poi il fascicolo si è spostato a Catanzaro perché tra gli indagati figurava anche un insegnante che avrebbe vinto il concorso in magistratura entrando in servizio proprio in Basilicata.

All’epoca il gip Gerardina Romaniello dispose anche gli arresti per due persone. L’operazione venne soprannominata “squola”, giocando sul livello di preparazione degli studenti che erano riusciti a raggiungere un titolo di studio senza nemmeno frequentare i corsi. Ma nemmeno un anno dopo l’andazzo sarebbe ripreso sempre uguale, anche se con attori e in luoghi diversi: a Potenza come a Viggianello fino a Scanzano. Verrebbe da dire che la lezione non servita, d’altronde da certi scolari non ci sarebbe da aspettarsi niente di meglio.

l.amato@luedi.it

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