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Barile, domiciliari per ladra ventenne
Misure anche per due complici

Basilicata

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BARILE – C'era il rischio che potessero reiterare il reato. 
Per questo il giudice ha emesso tre provvedimenti cautelari per le  ragazze (di età intorno ai 20 anni) ritenute responsabili di furti in abitazione e successiva ricettazione dei loro proventi. 
I carabinieri di Barile, su disposizione della Procura della Repubblica di Melfi, hanno dato esecuzione ai provvedimenti - uno di arresto in regime di domiciliari, nei confronti di B. A. P.  e due divieti di allontanamento dal comune. 
La prima è ritenuta la “mente” della banda, le altre due, complici nonché addette alla rivendita della refurtiva. Le giovani erano state denunciate nel luglio scorso. E proprio a seguito di quelle indagini i carabinieri del nucleo operativo diretto da Marco Sannino, avevano potuto appurare il loro modus operandi ben collaudato. Prima prendevano di mira le case. Ma non appartamenti qualsiasi. Loro sceglievano quelli abitati da persone di loro conoscenza. E colpivano. Lo hanno fatto diverse volte. Una delle tre entrava, si intratteneva a parlare con l'amico o conoscente preso di mera e le altre agivano. I militari dell’Arma erano da diverso tempo sulle loro tracce. Una volta individuate le tenevano sotto controllo. Del resto i sospetti sulle giovanissime ragazze erano ben documentati. 
Le ragazze volevano procurarsi denaro facilmente e il metodo da loro era ritenuto sicuro. Gli oggetti di valore, una volta sottratti alle abitazioni a cui avevano facile accesso li rivendevano presso negozi compro oro della zona. 
«Le giovani ladre, - spiegava il comunicato diffuso dai carabinieri nel luglio scorso - vivendo in una piccola comunità ove l’accoglienza è ancora sacra, entravano nelle case di conoscenti ed asportavano, in piccole quantità, oggetti in oro. Con questa tecnica i proprietari delle abitazioni, in molte occasioni non si accorgevano del furto ritenendo semplicemente di non ricordare il luogo dove l’avevano riposto. I furti, con la stessa collaudata tecnica si ripetevano anche più volte in danno delle stesse persone». 
A far partire le indagini sono state le lamentele di un cittadino ai carabinieri che segnalava la scomparsa di alcuni preziosi, senza darsi una giustificazione. Da qui l’avvio di una serie di attività d’indagine che, nel giro di poco tempo hanno portato alla luce l’attività delle tre ragazze ed il loro modus operandi, che si protraeva da tempo. 
Le indagini hanno dimostrato che le ragazze hanno perpetrato furti in appartamento e venduto presso ignari compro oro della zona, monili in oro per circa 10.000 euro. Le vittime sarebbero sei, tutte residenti nel comune di Barile e legate da un vincolo di amicizia con le ragazze. La maggior parte delle vittime, si sono rese conto di essere state derubate solo dopo l’intervento dei militari. 
vi. la.

BARILE – C'era il rischio che potessero reiterare il reato. Per questo il giudice ha emesso tre provvedimenti cautelari per le  ragazze (di età intorno ai 20 anni) ritenute responsabili di furti in abitazione e successiva ricettazione dei loro proventi. I carabinieri di Barile, su disposizione della Procura della Repubblica di Melfi, hanno dato esecuzione ai provvedimenti - uno di arresto in regime di domiciliari, nei confronti di B. A. P.  e due divieti di allontanamento dal comune. 
La prima è ritenuta la “mente” della banda, le altre due, complici nonché addette alla rivendita della refurtiva. 

Le giovani erano state denunciate nel luglio scorso. E proprio a seguito di quelle indagini i carabinieri del nucleo operativo diretto da Marco Sannino, avevano potuto appurare il loro modus operandi ben collaudato. Prima prendevano di mira le case. Ma non appartamenti qualsiasi. Loro sceglievano quelli abitati da persone di loro conoscenza. E colpivano. Lo hanno fatto diverse volte. Una delle tre entrava, si intratteneva a parlare con l'amico o conoscente preso di mera e le altre agivano. I militari dell’Arma erano da diverso tempo sulle loro tracce. Una volta individuate le tenevano sotto controllo. Del resto i sospetti sulle giovanissime ragazze erano ben documentati. Le ragazze volevano procurarsi denaro facilmente e il metodo da loro era ritenuto sicuro. 

Gli oggetti di valore, una volta sottratti alle abitazioni a cui avevano facile accesso li rivendevano presso negozi compro oro della zona. «Le giovani ladre, - spiegava il comunicato diffuso dai carabinieri nel luglio scorso - vivendo in una piccola comunità ove l’accoglienza è ancora sacra, entravano nelle case di conoscenti ed asportavano, in piccole quantità, oggetti in oro. 

Con questa tecnica i proprietari delle abitazioni, in molte occasioni non si accorgevano del furto ritenendo semplicemente di non ricordare il luogo dove l’avevano riposto. I furti, con la stessa collaudata tecnica si ripetevano anche più volte in danno delle stesse persone». 

A far partire le indagini sono state le lamentele di un cittadino ai carabinieri che segnalava la scomparsa di alcuni preziosi, senza darsi una giustificazione. Da qui l’avvio di una serie di attività d’indagine che, nel giro di poco tempo hanno portato alla luce l’attività delle tre ragazze ed il loro modus operandi, che si protraeva da tempo. Le indagini hanno dimostrato che le ragazze hanno perpetrato furti in appartamento e venduto presso ignari compro oro della zona, monili in oro per circa 10.000 euro. Le vittime sarebbero sei, tutte residenti nel comune di Barile e legate da un vincolo di amicizia con le ragazze. 

La maggior parte delle vittime, si sono rese conto di essere state derubate solo dopo l’intervento dei militari. vi. la.

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