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I dati dell’Anvur sull'Unibas
La ricerca che non soddisfa

Basilicata

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7 minuti 8 secondi

 

di VALERIO PANETTIERI
L’UNIVERSITÀ della Basilicata vista dall’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, arranca. Complessivamente, nella classifica delle università di medie dimensioni, su 31 strutture valutate si ferma al sedicesimo posto e questa non è una cattiva notizia se si pensa che più in basso ci sono atenei più “blasonati”. Ma l’analisi condotta, mirata alla valutazione della qualità della ricerca nell’arco temporale che va dal 2004 al 2010, mette i vari dipartimenti in una situazione non proprio soddisfacente. 
In pratica l’Unibas, per quantità di prodotto, ovvero di tutto quello che viene consegnato dopo un’attività di ricerca, paper scientifici, libri, capitoli di libri e atti di congressi; edizioni critiche, traduzioni e commenti scientifici; brevetti; composizioni, disegni, design, performance, mostre ed esposizioni organizzate, manufatti, prototipi e opere d'arte e loro progetti, banche dati, software e carte tematiche, non sembra aver soddisfatto del tutto i parametri della ricerca. In sostanza, il team valutatore si aspettava qualcosa in più dai ricercatori universitari, che a volte hanno proposto dei veri e propri “plagi” di ricerche già effettuate in altri posti e puntualmente scovati e catalogati per far scalare drasticamente i punteggi. 
Il rapporto, consegnato il 30 giugno del 2013, comunque racconta di un arco temporale fermo a tre anni fa e in effetti già qualcosa potrebbe essere cambiato. Ma la ricerca dell’Anvur non si è basata soltanto sulla quantità stabilita nel bando della valutazione, ma si è addentrata all’interno delle pagine e dei progetti prodotti all’interno delle aree per saggiarne la qualità effettiva.
I punteggi, non hanno proprio soddisfatto i valutatori, spesso e volentieri le aree si sono piazzate al di sotto della media nazionale di area. Per area si intendono i dipartimenti, anche se in acluni casi sono stati accorpati in diverse categorie. In questo caso si tratta di Matematica, Informatica ed Economia; Scuola di ingegneria; Scienze; Scuola di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari ed Ambientali; Culture Europee e del Mediterraneo: Architettura, Ambiente, Patrimoni Culturali; Scuola di Ingegneria, Scienze Umane. Questi dipartimenti sono divisi in undici aree. Tre di queste (Matematica, Informatica ed Economia; Scienze e Scuola di Ingegneria; Scuola di Scienze Agrarie e Culture Europee el Mediterraneo) finiscono tra le aree di media grandezza, il resto tra le piccole. In queste macro zone l’indicatore totale sulle pubblicazioni, ovvero la valutazione rispetto alla media nazionale è inferiore alle aspettativa su sette aree su 11. In pratica sette dipartimenti lavorano al di sotto della media. Le restanti non sono eccellenti anche se a volte sorpassano, di poco, anche i punteggi previsti. Alla fine la graduatoria fa male, perché la posizione complessiva dei dipartimenti è un po’ infelice. Matematica, Informatica ed Economia è settantaseiesima, Scienze umane cala spaventosamente al 132esimo posto nella graduatoria complessiva. Sono numeri piuttosto bassi dovuti soprattutto ai voti dati ai prodotti consegnati. E sempre a Matematica, Informatica ed Economia spuntano anche tre pubblicazioni “penalizzanti”, ovvero quelli che vengono considerati dei plagi, delle copie e delle vere e proprie “truffe”. La stessa cosa vale per Architettura, con una pubblicazione copia soltanto a penalizzare l’area. 
Le pubblicazioni sono state suddivise in prodotti eccellenti, buoni, accettabili, limitati, mediocri e penalizzanti, questa suddivisione ha permesso di capire in che modo l’attività di ricerca dell’Unibas si è mossa in questo arco temporale. Il numero maggiore di prodotti eccellenti è suddiviso tra la Scuola di Scienze Agrarie e Culture Europee del Mediterraneo con 94 pubblicazioni di notevole interesse, ma in genere se si leggono i numeri su aree più piccole i risultati si fermano soprattutto sull’accettabile. Come dire, né carne né pesce. Ma tutto questo può servire soprattutto ad individuare le criticità, spesso dovute anche a carenza di finanziamenti addatti per determinati settori della ricerca e rilanciare l’ateneo. Ma per fare questo servono in primis studenti e poi ricercatori con voglia di mettere radici in regione, e soprattutto in una nazione, che la ricerca non la vede proprio di buon occhio, visti i tempi che corrono.

L'Università della Basilicata vista dall’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, arranca. Complessivamente, nella classifica delle università di medie dimensioni, su 31 strutture valutate si ferma al sedicesimo posto e questa non è una cattiva notizia se si pensa che più in basso ci sono atenei più “blasonati”. 

 

Ma l’analisi condotta, mirata alla valutazione della qualità della ricerca nell’arco temporale che va dal 2004 al 2010, mette i vari dipartimenti in una situazione non proprio soddisfacente. In pratica l’Unibas, per quantità di prodotto, ovvero di tutto quello che viene consegnato dopo un’attività di ricerca, paper scientifici, libri, capitoli di libri e atti di congressi; edizioni critiche, traduzioni e commenti scientifici; brevetti; composizioni, disegni, design, performance, mostre ed esposizioni organizzate, manufatti, prototipi e opere d'arte e loro progetti, banche dati, software e carte tematiche, non sembra aver soddisfatto del tutto i parametri della ricerca. In sostanza, il team valutatore si aspettava qualcosa in più dai ricercatori universitari, che a volte hanno proposto dei veri e propri “plagi” di ricerche già effettuate in altri posti e puntualmente scovati e catalogati per far scalare drasticamente i punteggi. Il rapporto, consegnato il 30 giugno del 2013, comunque racconta di un arco temporale fermo a tre anni fa e in effetti già qualcosa potrebbe essere cambiato. 

Ma la ricerca dell’Anvur non si è basata soltanto sulla quantità stabilita nel bando della valutazione, ma si è addentrata all’interno delle pagine e dei progetti prodotti all’interno delle aree per saggiarne la qualità effettiva.I punteggi, non hanno proprio soddisfatto i valutatori, spesso e volentieri le aree si sono piazzate al di sotto della media nazionale di area. 

Per area si intendono i dipartimenti, anche se in acluni casi sono stati accorpati in diverse categorie. In questo caso si tratta di Matematica, Informatica ed Economia; Scuola di ingegneria; Scienze; Scuola di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari ed Ambientali; Culture Europee e del Mediterraneo: Architettura, Ambiente, Patrimoni Culturali; Scuola di Ingegneria, Scienze Umane. Questi dipartimenti sono divisi in undici aree.

Tre di queste (Matematica, Informatica ed Economia; Scienze e Scuola di Ingegneria; Scuola di Scienze Agrarie e Culture Europee el Mediterraneo) finiscono tra le aree di media grandezza, il resto tra le piccole. In queste macro zone l’indicatore totale sulle pubblicazioni, ovvero la valutazione rispetto alla media nazionale è inferiore alle aspettativa su sette aree su 11. In pratica sette dipartimenti lavorano al di sotto della media. Le restanti non sono eccellenti anche se a volte sorpassano, di poco, anche i punteggi previsti. Alla fine la graduatoria fa male, perché la posizione complessiva dei dipartimenti è un po’ infelice. 

Matematica, Informatica ed Economia è settantaseiesima, Scienze umane cala spaventosamente al 132esimo posto nella graduatoria complessiva. Sono numeri piuttosto bassi dovuti soprattutto ai voti dati ai prodotti consegnati. E

 sempre a Matematica, Informatica ed Economia spuntano anche tre pubblicazioni “penalizzanti”, ovvero quelli che vengono considerati dei plagi, delle copie e delle vere e proprie “truffe”. La stessa cosa vale per Architettura, con una pubblicazione copia soltanto a penalizzare l’area. 

Le pubblicazioni sono state suddivise in prodotti eccellenti, buoni, accettabili, limitati, mediocri e penalizzanti, questa suddivisione ha permesso di capire in che modo l’attività di ricerca dell’Unibas si è mossa in questo arco temporale. Il numero maggiore di prodotti eccellenti è suddiviso tra la Scuola di Scienze Agrarie e Culture Europee del Mediterraneo con 94 pubblicazioni di notevole interesse, ma in genere se si leggono i numeri su aree più piccole i risultati si fermano soprattutto sull’accettabile. 

Come dire, né carne né pesce. Ma tutto questo può servire soprattutto ad individuare le criticità, spesso dovute anche a carenza di finanziamenti addatti per determinati settori della ricerca e rilanciare l’ateneo. Ma per fare questo servono in primis studenti e poi ricercatori con voglia di mettere radici in regione, e soprattutto in una nazione, che la ricerca non la vede proprio di buon occhio, visti i tempi che corrono.v.panettieri@luedi.it

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