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Le fonti della discordia
Polemica sull'accordo Regione-San Benedetto

Basilicata

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POTENZA - Il Coordinamento Regionale Acqua Pubblica di Basilicata parla di «depredazione» e simpatia per le «multinazionali arroganti e voraci». In più se la prende con l’assessore alle attività produttive Marcello Pittella (Pd), il consigliere regionale Giannino Romaniello e il sindaco di Viggianello Vincenzo Corraro (Sel). Così nel giro di qualche ora è quest’ultimo a replicare accusando i referendari di disfattismo, dopo l’intervento dei sindacati a sostegno del progetto. Mentre a Venezia San Benedetto spa annuncia il via all’investimento.

Più che “Fonti del Pollino” verrebbe da dire “Fonti della discordia”, dopo il botta e risposta esploso nelle giornata di ieri. Al centro il preimpegno da parte della Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle Pittella, della somma di 3.402.132 a titolo di contributo in conto capitale (a fronte di un investimento complessivo di 12.391.300 euro),  a favore della ditta Viggianello Fonti del Pollino Spa (costola della ben più nota, ed affermata a livello nazionale, San Benedetto) che realizzerà l’impianto per l’imbottigliamento dell’acqua del Mercure. Quindi l’approvazione dello schema di Contratto di sviluppo industriale da stipularsi tra la Regione Basilicata e la ditta Viggianello Fonti del Pollino Spa (ex Viggianello srl).

Per il Comitato Acqua pubblica si tratterebbe di un tradimento del referendum sull’acqua pubblica del 12 e 13 giugno 2011. Quindi giudicano «incomprensibile e intollerabile l’atteggiamento accomodante della Regione, in particolare dell’assessore alla Attività produttive, e del sindaco di Viggianello, che hanno accolto con proclami trionfalistici (le solite promesse di sviluppo, lavoro e royalties) questa ulteriore appropriazione di parte del nostro territorio (in questo caso una zona ancora incontaminata adiacente al pittoresco paese di Viggianello e alle straordinarie montagne del Pollino), da parte della San Benedetto, che si aggiunge alle già numerose concessioni, nella zona del Vulture, di acque così dette “minerali” alla Coca Cola e altre multinazionali».

Per il consigliere regionale Giannino Romaniello la contestazione è di essersi schierato «apertamente a favore dei beni comuni e dell’acqua pubblica» in un passato non troppo lontano, mentre oggi plaude a questo risultato rivendicandone persino il merito. Un progetto che secondo i referendari «apre la strada alla privatizzazione e alla trasformazione in acque minerali di tutte le nostre sorgenti potabili, alla depredazione di un bene comune e all’occupazione sempre più ingombrante e pericolosa dei nostri territori da parte di multinazionali arroganti e voraci, che stanno trasformando la nostra regione in una colonia energetica e in un grande ricettore di rifiuti industriali». Motivo per cui esprimere «sfiducia verso la classe politica e dirigente regionale»  e denunciare «un asservimento preoccupante alle politiche produttive ed energetiche del governo nazionale e delle grandi lobbies industriali».

Di tutt’altro avviso Vincenzo Esposito, Gerardo Nardiello e Antonio Lapadula, segretari generali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil che a stretto giro hanno voluto esprimere «soddisfazione per la scelta di una multinazionale del settore alimentare di venire in Basilicata a investire non solo su un prodotto ma su un intero territorio». In considerazione del fatto che «l’area del Pollino, infatti, non potrà che trarre giovamento dall’impegno della San Benedetto nell’estrazione e imbottigliamento di acque minerali».  Per capirsi, non solo 15 posti di lavoro subito, tra operai e dirigenti, ma anche «una bella finestra di visibilità sul mercato nazionale ed estero, garantito da un marchio storico nel panorama delle bibite imbottigliate». Un esempi del fatto che sia proprio  «la via dell’innovazione e dei servizi all’agricoltura e all’agroindustria» quella da percorrere per  far evolvere il panorama industriale lucano. In conclusione nemmeno un accenno alle critiche dei referendari, dopo quelle che nei giorni scorsi erano piovute anche da alcuni ambientalisti, come la Ola, che se l’era presa con il tempismo elettorale di un’iniziativa come quella della giunta regionale.

Sale invece sul ring, il sindaco di Viggianello Vincenzo Corano che se la prende con il fatto «tipicamente meridionale», di dare addosso «alla politica, alla classe dirigente quando giustamente non si danno risposte sui temi del lavoro e delle opportunità di vita e poi si montano castelli di offese e di disinformazione quando strenuamente qualche amministrazione pubblica tenta di mettere in campo forme concrete di sviluppo e di ricaduta economica per questi stessi contesti». 

Il primo cittadino giudica «triste osservare – anche questo è un vezzo tipicamente nostrano - che una grande opportunità come quella che sta per partire venga messa in mezzo alle beghe politiche e alle sterili contrapposizioni locali, mistificando dati e screditando uomini e istituzioni che lavorano per l’interesse delle comunità».

Quindi spiega che la sua amministrazione «sin dai primi giorni del suo insediamento, ha perseguito questo obiettivo con zelo, entusiasmo e in termini di prospettiva. Non fosse altro che in questo investimento – in linea con quanto chiede e spera la popolazione che rappresentiamo – si ravvede da un lato una concreta possibilità di crescita del tessuto economico e dall’altro un ritorno di immagine e di seria prospettiva occupazionale».

«Non era facile chiudere questa importante partita con un investitore che viene dal nord, con tutti i pregiudizi e le diffidenze, come si può immaginare, sui nostri contesti e sul sud considerato truffaldino e poco affidabile in ogni dove». Insiste Corano. «E’ giusto che la grande intuizione di poter imbottigliare una piccola parte – e sottolineo piccola - delle copiose fonti del Mercure va riconosciuta alle amministrazioni che ci hanno preceduto e a chi si è battuto prima di noi per iniziare e portare avanti un percorso che quest’oggi, con il nostro impulso, ci porta verso un’operazione che si riempie di prestigio e ha un respiro che va al di là dei confini territoriali».

Per rispondere al comitato nessun “asservimento”, ma «assoluto dinamismo e protagonismo di una classe politica che ha intravisto nelle proprie risorse una strada intelligente e produttiva per uscire dal tunnel depressivo e sociale che attanaglia questa nostra area». Perciò il sindaco conclude dichiarando di riconoscersi «totalmente in questo progetto di sviluppo socio-economico del territorio» esprimendo «incondizionata solidarietà all’amministrazione regionale che ha sostenuto questa iniziativa».

l.amato@luedi.it

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