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Matera, il piano vendette del comandante dei vigili

Basilicata

Controlli sistematici in pochi mesi. Passano tra l’esclusione dal Circolo tennise l’ispezione che dà l’avvio al “metodo Pepe”

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MATERA - E’ bastata una richiesta di iscrizione non accolta per far scattare una serie di controlli, accertamenti, denunce nei confronti del Circolo tennis di Matera. Una lunga sequenza di fatti che hanno inizio il 20 aprile del 2010 quando il Consiglio direttivo del Circolo presieduto da Donato Agostiano, in carica fino a qualche mese fa, ha deciso di non accogliere la domanda di iscrizione, quindi i relativi benefici riservati ai soci, presentata da Franco Pepe. Nasce così il caso che oggi ha portato, tra gli altri, all’arresto del Comandante dei Vigili urbani e di altre tre persone per le quali l’udienza di convalida si dovrebbe tenere non prima della prossima settimana. Nel frattempo i quattro restano ai domiciliari. Il problema sul Circolo tennis nasce qualche mese prima quando al normale pagamento della quota associativa (che poi il Consiglio delibererà di restituire a Pepe) non fa seguito la consueta presentazione del relativo certificato medico. L’iscrizione di Pepe viene bloccata quando la situazione è sul punto di risolversi con la presentazione del certificato medico. Vi è infatti la richiesta di pagamento dell’intera quota (la presentazione del certificato infatti non è sufficiente se prima non è ratificata dal Consiglio direttivo).

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Di qui la reazione del Comandante: “vengo qui a fare una verifica, vi faccio chiudere e a voi custodi vi farò trattenere un quinto dello stipendio perchè qui è tutto illecito”. Fatto sta che il 20 il Consiglio direttivo decide la sua esclusione, il 24 gli viene inviata una raccomandata e contestualmente viene affissa la decisione nel Circolo. Tempo tre giorni e il 27 di aprile arriva l’ispezione dei Vigili urbani al Circolo. Uno dei due vigili in questione è Cesare Rizzi. L’ispezione dura due giorni e vengono rilevate delle irregolarità che, nel verbale del 23 giugno, sono indicate nel “tenere aperto un locale all’interno della struttura sportiva, appositamente allestito per spaccio interno”, inoltre si contestava la “realizzazione di opere edilizie in assenza di permesso a costruire con riferimento ad una struttura prefabbricata” sostenendo che “l’opera è stata realizzata senza richiedere ed avere il rilascio dei necessari titoli autorizzatori”. Su questo veniva poi inviata dal Comando dei Vigili urbani una notizia di reato agli uffici comunali e arrivava dall’Ufficio urbanistica il 13 luglio una richiesta di “ripristino dei luoghi”. Qui contestualmente scatta una denuncia penale per abuso edilizio nei confronti del presidente del Circolo Agostiano, che però la Procura nel giro di pochi giorni chiede di archiviare. E’ il 10 di luglio: «i manufatti prefabbricati sono stati installati nel 2008 previa autorizzazione del Comune di Matera e pertanto il reato ipotizzato non sussiste”. Al Circolo veniva poi inviata dall’Ufficio commercio (dirigente Franco Pepe) una notifica circa “la vendita non autorizzata di prodotti alimentari e bevande e l’ordine di cessazione dell’attività”. Da quel momento lo stesso Circolo tennis ha prodotto una serie di contro-osservazioni nei confronti del Comune. Mentre sono continuati ad arrivare controlli ed ispezioni. Il 3 agosto tocca alle Asl che verificano l’assenza di vendita nello spaccio. Il 28 ottobre arriva la Direzione provinciale del Lavoro che rileva, per i tre soci in rapporto di collaborazione coordinata e continuativa la necessità di una comunicazione ai Centri per l’impiego e una sanzione di 812 euro. Non mancavano gli accertamenti Inail (la sanzione rilevata in misura minima è di 125 e 38,70 euro). Il 12 ottobre 2011 c’era l’ispezione dell’Inps che verifica l’esenzione prevista per le società sportive. Nel frattempo nel maggio del 2011 arrivava una richiesta di integrazione e documentazione, circa il rapporto in essere, dal nuovo dirigente all’ufficio sport del Comune (Franco Pepe). Infine il 3 agosto 2011 arriva la notifica di una determina dirigenziale che applicava la sanzione di 15.000 euro “per le gravi e reiterate inadempienze perpetrate dal Circolo tennis”. Una richiesta a cui il 28 settembre veniva fatta opposizione. Il Circolo tennis si ritrovava, malgrado l’opposizione fatta, scomputare la cifra dai ratei per la gestione dei campi da tennis (18.338, 01 euro) con una nota del 29 settembre a firma del dirigente Franco Pepe. Ancora il 25 ottobre 2011 sempre a firma del dirigente Franco Pepe si chiedeva al Circolo di sapere se erano stati attivati i corsi annuali riservati alle donne previsti dal progetto di gestione. In tutto questo svolgersi di eventi, nel luglio del 2011 il presidente del Circolo Tennis Donato Agostiano decide di raccontare alla Procura della Repubblica i fatti, la sequenza degli avvenimenti nell’ordine descritto e per il quale è stato anche proposto ricorso al Tar contro il pagamento dei 15.000 euro. Una cifra determinata in una delibera del 26 luglio 2011 prendendo come presupposti la serie di ispezioni, controlli fatti nell’ultimo anno al Circolo tennis. Compresa l’ispezione del 27 aprile 2010 che aveva rilevato (verbale del 23 giugno) irregolarità in ordine, tra l’altro, all’installazione di una struttura prefabbricata dotata di servizi. Una questione che più di un anno prima la stessa Procura aveva detto non costituire reato. Su queste basi si fonda, evidentemente, il cartello accusatorio che valuta la somma dei fatti. Partiti tutti sette giorni dopo l’esclusione di Pepe dai soci del tennis. E questo non lo si doveva fare.

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