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Lo stop? Magari non subito.  Sul riposo domenicale monsignor Todisco “ritratta”

Basilicata
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Monsignor Gianfranco Todisco, vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa
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POTENZA – Se non è una parziale ritrattazione poco ci manca: «Quando c'è bisogno si lavori di domenica, certo, d'altra parte è un giorno in cui bar e parchi di divertimenti sono aperti per le famiglie...», argomenta Gianfranco Todisco ai microfoni del Tg3 Basilicata. Il vescovo al centro delle cronache rivede in parte le sue posizioni sul riposo domenicale, spiegando a Edmondo Soave che «Melfi sta producendo un prodotto di qualità e fa bene anche a mettere il turno domenicale con un'unica pausa dalle 6 del mattino alle 14». C'è naturalmente un però: «Chiedo che si arrivi a un giorno completo di pausa. Tra un mese, due, sei mesi? Benissimo. Ma deve esserci». Poi le puntualizzazioni sul dibattito scaturito a proposito dei livelli occupazionali e della ripresa del mercato delle auto: «E' bella la notizia che riprende il lavoro e aumenta la richiesta dei due modelli Fiat prodotti a Melfi. E si può lavorare anche la domenica, la gente non vedeva l'ora, però ci sarà un momento in cui sarà necessaria una verifica, come avviene a proposito del profitto. Il profitto non può andare contro la dignità della persona e il bene della famiglia. Non ho scritto quella lettera a Marchionne su suggerimento degli operai ma ho visto io stesso in prima persona che era difficile celebrare i battesimi perché o i genitori o il padrino e la madrina erano in fabbrica».
Ma le parole di Gianfranco Todisco hanno superato anche ieri, come era da attendersi, i confini lucani e avuto una grossa eco sui media nazionali: ieri mattina l'intervista ad Agorà in collegamento dalla sede Rai di Potenza. Il Sole24Ore e il Quotidiano Nazionale-Resto del Carlino-La Nazione hanno unito le parole del Papa nell'udienza generale del mercoledì al caso Melfi. Il Fatto Quotidiano ha pubblicato una lunga intervista a Todisco, e lo stesso ha fatto Repubblica nelle pagine interne (c'è da dire che il giornale diretto da Ezio Mauro già l'altro ieri era stato l'unico tra le testate più diffuse a riportare la notizia della lettera del vescovo di Melfi, Rapolla e Venosa a Marchionne). Sul giornale di Marco Travaglio, Andrea Giambartolomei raccoglie l'ammissione del prelato secondo cui «su migranti, lavoro, diritti, Bergoglio ci ha detto: non state zitti», e la notizia finisce dritta in apertura di giornale con tanto di titolone in prima pagina.«Non ho chiesto che la fabbrica si fermi la domenica per avere gli operai a messa: è necessario rimettere al primo posto la dignità dei lavoratori e il valore della famiglia», ha spiegato invece Todisco ad Antonio Di Giacomo di Repubblica, aggiungendo di averlo fatto «perché da quando sono qui c'è stato un frequente contatto con la Fiat e diciamo buoni rapporti, sempre improntati al rispetto dei reciproci ruoli». Il vescovo ribadisce: «Ho accolto con favore la ripresa delle attività e l'ammodernamento degli impianti: una boccata d'ossigeno non solo per chi lavora qui da tempo ma soprattutto per i giovani che possono guardare al futuro delle proprie famiglie con maggiore serenità. E mi rendo conto che il boom delle commesse per i nuovi modelli abbia determinato una intensificazione dei turni di lavoro, tanto che in questa fase di emergenza e dinanzi alla gente che fremeva dalla voglia di lavorare non ho messo bocca sul mancato riposo domenicale». Non può mancare una domanda sul lavoro domenicale e festivo (si pensi alle recenti polemiche sulle aperture a Ferragosto) divenuto ormai norma: «Sento di poter estendere il mio appello – risponde Todisco – e il mio discorso a tutte le aziende che hanno un ciclo continuo, così come ai centri commerciali e ai negozi che restano aperti anche la domenica». L'alto prelato confida di non sperare nella risposta di Marchionne ma spera in un segnale di apertura, magari graduale, dei vertici dell'Fca. Infine cita un passo – inserito nella lettera inviata a Detroit – dell'enciclica “Caritas in veritate” sul profitto che «se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere la ricchezza e creare povertà».
A fronte dell'interesse delle testate nazionali su un caso che s'intreccia con il nuovo corso inaugurato da Galantino, la politica – proprio come denunciato ieri su Rai3 da Todisco – non prende posizione (eccetto Sel che proponiamo qui accanto): sarà colpa della pausa estiva.

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