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Aspettando il reddito minimo d'inserimento è caos tirocini formativi

Basilicata
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POTENZA – Come sarebbe bello chiedere ai quattordici disoccupati che stanno protestando – pacificamente e dignitosamente – davanti al Comune di Satriano cosa ne pensano del rimpasto di giunta. O del risultato delle Primarie del Partito democratico, o della nomina dei sei lucani in direzione nazionale del Pd. Non è qualunquismo, ma proprio questione di priorità. Nel mondo sommerso e dimenticato dalla politica, infatti, i «fuoriusciti» non sono quelli di Mdp ma i fuoriusciti dalla mobilità in presidio davanti alla Regione da 32 mesi (l’ultima triste candelina l’hanno spenta mercoledì scorso), mentre i 14 di Satriano sono solo una parte della folta platea di «esclusi dai cicli produttivi» (756 in totale) ammessi ai tirocini formativi. Per tutti, la priorità è il sostentamento: ora che stanno per finire i tirocini nei piccoli Comuni e su 5 mesi (la settimana scorsa è scaduto l’ultimo) ne sono stati pagati solo 3, quanto tempo dovranno attendere prima di vedere quei 450 euro, poco più di un’elemosina?

La risposta è avvolta nelle nebbie perché pare non ci siano soldi per la proroga, prospettiva abbastanza probabile (se ne parla da gennaio…) visto che nel frattempo anche il mese di maggio dovrebbe passare senza che il Reddito minimo d’inserimento parta come invece annunciato a settembre 2016 e ribadito nelle scorse settimane dalla Regione. La misura doveva essere già partita questa settimana ma ai sindacati lucani non risulta avviata in nessun Comune, neanche in quella ventina di amministrazioni di cui si parlava alla vigilia della Festa dei Lavoratori. «Senza risposte certe daremo vita a una mobilitazione durissima, sono due anni e mezzo che la Regione fa proroghe», aveva promesso Nino Falotico (Cisl) intervistato dal Quotidiano. Sulla debolezza delle politiche della giunta regionale aveva tuonato anche Angelo Summa (Cgil). Le risposte non sono arrivate e il pomeriggio di lunedì 8 maggio ci sarà la prima mobilitazione, che in realtà nasce come incontro in Regione per fare il punto. Ma eccoci rimpiombati nella palude dei tavoli, degli striscioni e dei presìdi. E soprattutto delle promesse disattese.

«Il presidio dei quattordici di Satriano – commenta Carmine Vaccaro, segretario generale della Uil Basilicata – è una dimostrazione pacifica di disagio». Di chi è la colpa? «Della burocrazia. Che uccide più della politica». Ma la testa che aziona le braccia della burocrazia non è politica? «Diciamo allora che è un concorso di colpe».

Peccato, perché i tirocini formativi avevano fatto ben sperare, poi, manco a dirlo, i primi inghippi. «I tirocini fatti dagli ex lavoratori in mobilità e dai Copes non vengono pagati, siamo alle solite, stanno cercando di far fare la guerra tra poveri e forse ci riusciranno», denunciava a febbraio il “Presidio invisibili”, quando alcuni tirocinanti dovevano ancora prendere 2 mensilità pur avendo già finito 3 mesi di tirocinio alla fine di gennaio.

«Dobbiamo recuperare la fiducia dei cittadini», i deboli in primis: è stato il succo del discorso che il governatore ha consegnato a un video facebook il Primo Maggio, per commentare la vittoria della mozione Renzi alle Primarie del giorno prima. È un mantra, quello della riduzione delle distanze elettori-eletti, anche per l’ex premier già dopo la batosta del 4 dicembre: «Stabiliamo di nuovo un contatto con la gente». L’incontro di oggi a Potenza, dove si attendono anche rappresentanze e delegazioni di disoccupati da tutta la regione, potrebbe essere la prima occasione per dimostrare che il Palazzo è intenzionato davvero a dare risposte.

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