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Porno ricatti a dirigente di ente pubblico regionale: coppia chiede soldi per non diffondere foto a luci rosse della vittima

Basilicata
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Nella foto: 
Nicola Doria (40) e Giusi Fusco (35)
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POTENZA - Soldi per non diffondere le foto a luci rosse inviate dopo essersi fatto adescare da una bella donna sui social network.
E’ l’accusa per cui ieri mattina gli agenti della Squadra mobile di Potenza hanno fermato in flagranza marito e moglie, Nicola Doria (40) e Giusi Fusco (35).
Doria si stava allontanando dopo essersi fatto consegnare dalla vittima gli ultimi 500 euro, poco lontano dagli uffici dell'ente pubblico regionale presso il quale l'uomo lavorava. Mentre lei lo aspettava a casa, dove custodiva altri 9mila euro in contanti, che si sospetta siano il frutto di altri ricatti dello stesso tipo.
Per loro i pm di Potenza ipotizzano il reato di estorsione e in una nota diffusa in serata dalla Questura si parla di un’indagine avviata a ottobre dell’anno scorso «anche mediante l’ausilio di servizi tecnici d’intercettazione».
Proprio da questi ultimi sarebbero venuti a galla «ripetuti messaggi sms» che marito e moglie avrebbero inviato al «dirigente pubblico» preso di mira, «utilizzando diverse utenze cellulari, anche intestate a terze persone», in cui avrebbero fatto «implicito riferimento  a presunte richieste di denaro».
Gli investigatori avrebbero documentato anche alcuni incontri con Doria che la vittima avrebbe tenuto «riservatamente», nei paraggi del suo ufficio di via Grippo. Quindi, considerati i precedenti del 40enne, sorvegliato speciale e «pluripregiudicato per reati in materia di armi e stupefacenti, reati contro la persona ed il patrimonio» avrebbero deciso di vederci chiaro in quell’insolita frequentazione.
«Tale circostanza - spiega ancora la nota diffusa dalla Questura -, analizzata in combinato disposto al contenuto di alcune conversazioni telefoniche ed ambientali, lasciava ragionevolmente presumere che il dirigente potesse essere vittima di un tentativo di estorsione da parte degli stessi coniugi Doria».
Convocato dagli inquirenti l’uomo avrebbe infatti ammesso, dopo qualche tentennamento iniziale, «di essere vittima di un ricatto da parte dei predetti coniugi, i quali erano lo avevano costretto a versar loro, ininterrottamente e dalla scorsa estate, diverse somme di denaro fino ad un ammontare di circa 3.000 euro, con la minaccia che, in caso contrario, avrebbero divulgato immagini, da loro possedute, che ritraevano la vittima in atteggiamenti intimi».
Il dirigente avrebbe raccontato di essere stato agganciato sui social network dalla Fusco, che lo avrebbe spinto a inviarle delle foto nudo, in una specie di gioco di seduzione al computer. Di qui il ricatto e l’idea degli investigatori di tendere una trappola ai due aguzzini, attendendo una nuova richiesta di denaro.
«Dopo l’ennesimo ricatto ricevuto telefonicamente da Giusi Fusco», gli agenti della Squadra mobile, piazzati nei dintorni del luogo dell’appuntamento in abiti borghesi, avrebbero lasciato che la vittima consegnasse a Doria 500 euro.
Poi sono usciti allo scoperto e lo hanno bloccato con il denaro in tasca.
«Alla Fusco, invece - conclude la Squadra mobile -, a seguito di perquisizione domiciliare era rinvenuto e sequestrato il cellulare con il quale ricattava la vittima e complessivamente la somma di 9000 euro in contanti, ritenuta provento di attività illecita».
Il sospetto, quindi, è anche altre persone siano state e siano ancora vittime dei ricatti della coppia. Riscontri in questo senso potrebbero arrivare proprio dall’analisi del cellulare sequestrato alla donna.
Completate le pratiche di rito in Questura i due coniugi, assistiti dagli avvocati Mimmo Stigliani e Sergio Lapenna, sono stati portati entrambi in carcere e al più tardi giovedì dovrebbero comparire entrambi in Tribunale, a Potenza, per la convalida dell’arresto.
 

 

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