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Arresti a Matera, il metodo Pepe: «Comando io e chiudo tutto»

Basilicata
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di PIERO QUARTO E ANTONELLA CIERVO

MATERA - «Vengo qui a fare una verifica e vi faccio chiudere, a voi custodi vi farò trattenere il quinto della pensione...perchè qui è tutto illecito». E’ la risposta del colonnello Franco Pepe alla richiesta di un’integrazione di 8,80 per l’utilizzo dei campi del Circolo tennis. Il “metodo Pepe”, secondo i magistrati della Procura di Matera, non era un’eccezione e veniva applicato contro chiunque si mettesse sulla sua strada. E’ questo tipo di comportamento ad aver giustificato la perquisizione nelle abitazioni, nelle auto e negli uffici del comandante dei Vigili urbani, dei due agenti che risultano essere stati suoi sodali e del dipendente comunale in servizio alla discarica che fungeva da braccio operativo. Per convincere coloro che si erano permessi di radiarlo dall’associazione sportiva il 22 aprile 2010, 5 giorni dopo, faceva eseguire dal brigadiere Cesare Rizzi un controllo sullo spaccio interno della struttura e sull’installazione di monoblocchi prefabbricati.

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E così in qualità di dirigente dell’Ufficio sport applica la penale massima di 15.000 euro per “gravi e reiterate inadempienze” perpetrate dal Circolo tennis di Matera”. Sulla base di questa sanzione all’associazione sportiva viene liquidata la sola somma di 3388 euro “quale primo e secondo rateo per la gestione dei campi da tennis” nella quale veniva già decurtata la penale comminata. A conferma che il “metodo” verificato dai riscontri dei magistrati non era un comportamento isolato vi è quanto successo nei confronti di Giorgio Casiello, dipendente comunale ed esponente sindacale della Cisl. Al colonnello gli inquirenti, contestano di essersi adoperato “per conseguire indebito vantaggio di indebolire le potenzialità di controllo del citato dirigente sindacale sulla correttezza del proprio operato, nonchè di strumentalizzare a scopo di profitto personale la tensione creata nella struttura comunale”. Per indebolire definitivamente la figura del dipendente-sindacalista “sottoponeva il Casiello ad ulteriori controlli da parte di Rizzi e Scandiffio ed a “pressioni” avvalendosi, altresì, dell’operato del dipendente Nicola Colucci (soggetto con precedenti) il quale veniva “istruito” dai due agenti per minacciare ed eventualmente aggredire Casiello fisicamente nell’ipotesi in cui non si fosse piegato alle loro volontà”. Nella vicenda Casiello si ritrova anche, suo malgrado, l’assessore Elio Bergantino a cui Pepe impone “quale condizione per concedere il proprio nulla osta al trasferimento di Casiello, la promessa del proprio impegno ad attivarsi in qualsiasi modo per risolvere la questione relativa al recupero delle indennità aggiuntiva”. In conversazioni del novembre scorso l’assessore Bergantino chiede a Pepe: “volevo sapere che problemi....che progetti hai...per risolvere il caso Casiello”. La risposta perentoria è: “quando si risolve il mio caso, si risolveranno tutti i casi”! Pepe infine per convincere l’assessore aggiunge: “.....tu puoi fare miracoli, tu puoi fare miracoli....tu hai numerose....facilità...con il carattere miracoloso”. L’assessore conclude rispondendo: “....e va bene....vediamo mò che dobbiamo fare”. Ma in realtà l’abuso che ha dato origine all’indagine riguarda l’appartamento di 205 metri quadri che Pepe avrebbe dovuto acquistare in via Lucana dalla società Marcosano Srl. I magistrati accusano Pepe di aver abusato “della propria qualità di comandante dei Vigili urbani e facendo leva sul ruolo rivestito” di aver costretto il costruttore a modificare le condizioni contrattuali. In ballo c’è un finanziamento di 400.000 euro che i coniugi Pepe hanno ottenuto, somma superiore ai 340.000 previsti come acconto dell’immobile. “Appropriandosi indebitamente, in concorso fra loro, della somma residua di 60.000 euro”. Sono questi alcuni degli elementi più significativi emersi dalle indagini portate avanti e che hanno reso necessario l’ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari per il Comandante dei Vigili urbani e per altre tre persone che lo avrebbero, così come si legge, aiutato a “approfittare” del suo ruolo e delle sue deleghe per ottenere una serie di vantaggi. 

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