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La storia dell'operaio licenziato per una sigaretta

Basilicata
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Primo giorno ai cancelli Sata per trecento interinali (foto ANSA)

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Operai all'ingresso dello stabilimento Sata a Melfi
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POTENZA - Licenziato per una sigaretta. Lo ha scritto la Corte d’appello di Potenza e lo ha confermato, lunedì, la Corte di cassazione, bocciando il ricorso di Sata contro il reintegro di un operaio foggiano mandato a casa, ingiustamente, nel lontano 2002.
I fatti risalgono a giugno di quell’anno, quando Luigi Nicola Carnevale, ancora trentenne, ha ricevuto una lettera di contestazione per per «aver fumato durante l’attività lavorativa» e «aver reso una prestazione lavorativa non conforme alle istruzioni ricevute ed essere inciampato in un pallet procurandosi volontariamente un infortunio».
A nulla gli erano valse le sue difese, così era stato messo alla porta dello stabilimento per “recidiva”. Ma assistito dal suo avvocato, Antonio Francesco Leccisotti, Carnevale non si era dato per vinto. Nemmeno dopo una prima sentenza del Tribunale di Melfi che aveva confermato il suo licenziamento.
A Potenza i giudici della Corte d’appello avrebbero dato spazio alle sue ragioni, facendo a pezzi il provvedimento dell’azienda ed evidenziandone l’abnormità.
Rispetto a un precedente infortunio non segnalato tempestivamente i magistrati avevano giustificato il suo comportamento perché «l’evento (...) si era verificato a fine turno; che non avendo reperito il responsabile, il ricorrente si era recato in infermeria per farsi medicare, denunciando in detta sede l'infortunio; che il giorno successivo aveva trasmesso la documentazione medica rilasciata dal Pronto soccorso dell’Ospedale di Foggia».
Quanto a quello che si sarebbe provocato volontariamente la Corte sottolineava che che Carnevale «solo il giorno precedente era stato assegnato a quella postazione, sicchè l’errore era ascrivibile alla scarsa esperienza del lavoratore, ancora in formazione».
Restava solo la sigaretta, «l’unica mancanza che aveva rinvenuto positivo riscontro». Ma un licenziamento per questo appariva «del tutto sproporzionato».
A seguito della sentenza Sata, nel 2014, ha reintegrato in via provvisoria l’operaio, ma ha proposto comunque ricorso in Cassazione, lamentando che non erano stati presi in considerazione i precedenti provvedimenti disciplinari a suo carico.
Carnevale, invece, ha proposto un ricorso incidentale sulla questione della sigaretta, perché in fabbrica non ci sarebbero stati cartelli idonei, con l’indicazione delle sanzioni in caso di violazioni del divieto di fumo.
Una questione superflua, secondo la Suprema Corte, dal momento che le ragioni dell’azienda sono state respinte in toto.

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