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Si riunisce in città la Balena bianca
«Ma non sarà revival nostalgico»

Basilicata

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In un momento simile, tra crisi dei valori, disagio sociale e collasso dei partiti, potrebbe essere «cosa gradita» per molti, tornare a parlare dell’«esperienza politico-amministrativa della Democrazia cristiana, con particolare riferimento alla città di Potenza», dove la Balena bianca ha lasciato una eredità non da poco. In calce, quella lettera, porta la firma del sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, e del capogruppo Pd, in comune, Gianpaolo Carretta. Hanno proposto un incontro a tutti quelli che nel ruolo di consiglieri comunali, assessori, segretari cittadini, sono entrati a pieno titolo nella classe dirigente della città. E adesso che «sterili personalismi emergono a discapito di progetti complessivi», forse vale la pena «riflettere sull’attualità di quell’apparato valoriale, radicato nell’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa». Ma non si pensi a un amarcord, peggio a una riunione di vecchi reduci di un tempo finito. «No, per favore, è qualcosa di molto più dinamico e importante», precisa subito Carretta, che da giorni è alle prese con l’organizzazione. Gli inviti sono già partiti, qualcuno ha già fatto sapere che ci sarà. Un cenno di adesione è arrivato anche da Emilio Colombo: l’ex presidente del consiglio, di Potenza è stato sindaco. Dovrebbero intervenire anche Giuseppe Molinari, che della Dc è stato anche l’ultimo segretario, oggi consigliere di opposizione. Ancora, il segretario dei Popolari uniti Sergio Potenza, il tre volte sindaco Gaetano Fierro, l’ex deputato Tonio Boccia. Mercoledì prossimo, alle 18, nella sala convegni del Principe di Piemonte, si ritroveranno per un incontro che - nelle intenzioni - potrebbe essere «il primo di una lunga serie». Così sperano. E guardano avanti. «Perchè è vero che raccontiamo un po’ di passato, ma davvero, in questa riunione c’è tanta nozione di futuro, tanta prospettiva», dice Carretta. Un po’ storia, un po’ aspettativa. «Con tangentopoli e con la fine del comunismo è venuta meno la funzione della Dc, che in quel contesto, va detto, ha comunque contribuito a costruire un percorso di democratizzazione. Solo che non è stata difesa adeguatamente». L’altro snodo di attualità riguarda, invece, quello che la Dc ha rappresentato: «Era scuola di vita e partito, la classe dirigente non era estemporanea, c’erano percorsi, così come oggi c’è solo conflittualità». Ecco, «io credo - dice ancora - che in quella esperienza politica ci sia tanto da prendere e replicare oggi. Sia nel modello, sia nel contenuto». Cita, per esempio, la «possibilità di coniugare i diritti sociali con la distribuzione del reddito». Che poi è come ripensare - senza paura di essere smentiti - all’attualità di certi insegnamenti di Sturzo, Moro, De Gasperi. Un esempio? «Basti pensare alla patrimoniale. Sono sicuro che la Dc avrebbe votato a favore». Anche se molti, che dalla Dc provengono, in parlamento, in tempi moderni, si sono detti contrari. «Lo so, è vero. Ma so anche che nella Dc si discuteva, pure con toni accesi, ma si sapeva fare sintesi. Sarebbe prevalso questo indirizzo, sono sicuro». E allora capita che se ci sono i valori di mezzo, spiega, quella sintesi emerge anche ora. A Potenza, durante i giorni di fibrillazione e conflitto regionale per la soppressione della Provincia di Matera e lo scontro con Potenza, il consiglio comunale del capoluogo ha fatto sponda comune sul sindaco Santarsiero. A tenergli spalla, anche oppositori duri, come Molinari o l’ex candidato sindaco Salvatore Lacerra. «Accade sui temi, appunto. E’ emersa una sensibilità comune, un patrimonio genetico che magari non incide su piccole scelte personali o su punti di vista legati a situazioni minime. Ma sugli orizzonti ampi, i principi tornano». E spingono a far fronte unitario. Sigle o contenitori in vista? «Piuttosto puntiamo sulla riflessione. Un cantiere democratico cristiano». Che potrebbe essere spazio di osservazione anche per le gerarchie ecclesiastiche: «E’ arrivato il momento di capire che la divisione dei cattolici in politica non è più attuale. Non che la Chiesa lo abbia voluto, forse si è solo adattata a questo corso. Ora siamo tutti richiamati a un nuovo impegno».

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