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Province, senza riordino degli enti
il rischio è il caos istituzionale

Basilicata

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3 minuti 34 secondi

A non tirare avanti così come si era immaginato sul riordino degli enti,
il rischio è quello del caos istituzionale. E il richiamo arriva
esattamente da dove ci si aspetta, da Palazzo Chigi, dove uno studio
tecnico ha messo nero su bianco la prospettiva che ora - con il governo
Monti in anticipata dirittura di arrivo - sembra quasi certa. Il taglio
delle Province e, più in generale, il riordino dell’architettura
istituzionale rischia con molta probabilità di non vedere la luce. E il
Paese, dice lo studio, finirà nel caos istituzionale.
LE RIPERCUSSIONI
Ripercussioni, dunque, potrebbero arrivare anche in Basilicata dove la
Provincia di Matera è tra quelle che il decreto aveva deciso di tagliare.
«Tra le conseguenze, oltre ai mancati risparmi - dice lo studio del governo
- la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della
riorganizzazione periferica dello Stato». Se ci si aggiunge «un periodo di
incertezza per l’esercizio di funzioni fondamentali per i cittadini, come
manutenzione di scuole superiori e strade, gestione rifiuti, tutela
idrogeologica e ambientale» si capisce la dichiarazione che nel pomeriggio
ha reso il ministro Patroni Griffi.
«DECIDA IL PARLAMENTO»
«Ribadisco che a questo punto e nella situazione che si è creata, spetta
solo alle forze politiche decidere se portare avanti e concludere il
riordino delle Province con il loro dimezzamento e la razionalizzazione
delle relative funzioni, o se arrestare il processo», ha detto. L’iter di
approvazione del decreto è in questi giorni al Senato (dove sono stati
depositati parecchi emendamenti). «Il governo non potrà che prenderne atto
come dovrà attentamente valutare la presentazione di una pregiudiziale da
parte di un partito di maggioranza e le conseguenze di ciò sull'ulteriore
iter della legge di conversione».
IL NODO FUNZIONI
 L’eventuale mancata conversione del decreto sulle province determina – ha
detto ancora - una serie di problemi operativi sul piano delle funzioni per
i cittadini nonché di raccordo normativo con la legge di spending e il
decreto Salva-Italia. E ha conseguenze sui giudizi di costituzionalità
tendenti: al di là delle censure prospettate con i ricorsi, il Governo
ritiene che i provvedimenti legislativi sin qui intervenuti siano conformi
alla Costituzione, ma il il giudizio sul punto spetta evidentemente alla
Corte che terrà presente il quadro normativo esistente al momento della
pronuncia».
IN VISTA DEBITI
Secondo il Governo,  a spulciare i “nodi” che emergono nello studio
diffuso ieri pomeriggio, il primo problema di peso sarebbe il debito. I
mutui contratti dalle province con banche e soprattutto Cassa depositi e
prestiti passerebbero a Regioni o Comuni o dovranno essere frazionati». Più
complesso, poi, sbrogliare la matassa delle funzioni, che non da oggi
costruisce paradossi e incongruenze nella gestione dei servizi tra vari
livelli istituzionali.
REGIONI E COMUNI
Le città metropolitane resterebbero solo sulla carta e la loro operatività
sarebbe ostacolata, per esempio, dalla mancanza di definizione del sistema
elettorale o dalla mancata chiarezza dei rapporti tra sindaco del comune
capoluogo e sindaco metropolitano. Lo scenario che si aprirebbe in caso di
mancata conversione del decreto sulle Province, è catastrofico proprio sul
fronte dei ruoli. «Le Regioni dovranno emanare entro la fine di quest'anno
- dice lo studio -  leggi per riallocare le funzioni tra Comuni e Regioni
medesime». Trattandosi per l'appunto di funzioni sovracomunali, ciò
comporterà - affermano gli esperti - il trasferimento delle funzioni
provinciali alle Regioni con conseguente lievitazione dei costi per il
personale (il personale regionale costa più di quello provinciale e
comunale) e «la probabile costituzione di costose agenzie e società
strumentali per l'esercizio delle funzioni».
IN AULA
In un quadro politico confuso, con il premier Monti praticamente già
dimissionario (attenderà solo l’approvazione della manovra finanziaria)
l’iter parlamentare sembra destinato ad arenarsi. Con le elezioni già quasi
fissate tra un paio di mesi, quale parlamentare potrebbe assumersi la
responsabilità di votare a favore dell’abolizione dell’ente territoriale,
magari del proprio territorio elettorale? La diffusione dello studio del
dicastero della Funzione pubblica, però, ieri pomeriggio, sembra una mossa
a orologeria. Perchè c’è pure in gioco, ora, la responsabilità del baratro
finanziario e del caos normativo degli enti locali.
Matera, con altre 34 province destinate al taglio, sembra quasi certamente
salva. Il Governo non sembra in grado, ora, di attivare un braccio di ferro
con le forze parlamentari.

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