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Lo scandalo della villa a Maratea, anche il sindaco indagato
Il pm ne aveva chiesto l’arresto ma il giudice ha detto no

Basilicata

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MARATEA - C’è anche il nome del primo cittadino di Maratea, Mario Di Trani, tra i 37  indagati dalla Procura della Repubblica di Roma nell’ambito dell’inchiesta che martedì ha sconvolto il palazzo del ministero dell’Agricoltura e portato all’arresto di sei persone, tra cui Giuseppe Ambrosio, capo segreteria del sottosegretario Braga e sua moglie Stefania Ricciardi. Di più, perché per il sindaco della Perla del Tirreno, il sostituto procuratore Stefano Fava aveva chiesto, il 26 marzo scorso, la custodia cautelare in carcere - insieme ad altri 25 indagati - misura che non è stata accordata dal gip Flavia Costantini. 
È tutto contenuto nel faldone di 244 pagine in cui i magistrati cercano di ricostruire la trama di rapporti tra dirigenti del ministero, funzionari pubblici e imprenditori accusati, a vario titolo, di corruzione e turbativa d’asta su erogazione di contributi statali. E nelle indagini il sindaco Di Trani finisce proprio per un finanziamento di 63.500 euro concesso dal ministero al comune di Maratea con decreto del 20 dicembre 2010 per un progetto di promozione del settore agroalimentare. L’accusa è di aver omesso o ritardato, in cambio di quei fondi, un atto del suo ufficio: in pratica, di non aver vigilato su alcune «opere edilizie abusive» realizzate da Ambrosio nella sua villa mozzafiato di località Ogliastro. E per confortare questa tesi, l’ordinanza riporta un’intercettazione telefonica in cui l’ex capo di gabinetto dei ministri Galan e Zaia conferma al primo cittadino che per il contributo è tutto a posto. «Così trova sotto l’albero di Natale il decreto» dice Ambrosio, chiedendo un numero di fax per inoltrare il provvedimento, e Di Trani lo ringrazia delle «attenzioni che riserva a questa terra». 
«Un atto di pura cortesia nei confronti di una persona che ricopriva un ruolo importante al ministero delle Politiche agricole» spiega ora il sindaco di Maratea. Ma, al di là della conversazione captata dagli uomini delle Fiamme Gialle, ci sono altri motivi che spingono gli investigatori a sospettare rapporti poco limpidi tra il “centurione” e l’amministrazione. E qui torniamo alle abitazioni di Maratea di proprietà dei coniugi Ambrosio ristrutturate tra il 2006 e il 2008. Due ruderi trasformati, poco tempo dopo, in una splendida villa con vista mare, con tanto di lussuosa piscina, sistema d’allarme e telecamere di sicurezza. Dai controlli effettuati dalla Guardia di Finanza presso l’ufficio tecnico comunale il 17 maggio 2011 risulta che la casa al mare dell’alto dirigente del ministero non ha alcun certificato di agibilità. Lo conferma la responsabile del procedimento dell’ufficio tecnico, che - agli uomini delle Fiamme Gialle - dice anche che «dal riscontro al sistema informatico del comune di Maratea non risulta presentata, dal 2006 al 2010, a nome di Giuseppe Ambrosio alcuna documentazione inerente gli immobili ubicati in località Ogliastro, ad esclusione del deposito di frazionamento del 15 novembre 2010». Non solo. Pare che di controlli il Comune, nella villa affiacciata sul Tirreno, non ne avesse disposti. «Dagli atti presenti nel fascicolo - continua l’ordinanza della Procura di Roma in cui sono riportate le parole della dipendente comunale - non si hanno riscontri in merito ad ispezioni o accertamenti eseguiti da parte del Comune. Da ultimo, in relazione all’accatastamento delle due unità immobiliari, risulta presentato a questi uffici un deposito tipo mappale di frazionamento ma non di accatastamento». 
Dagli uffici comunali, quel giorno, gli investigatori portano via una serie di documenti ritenuti interessanti: dal fascicolo con la domanda di concessione edilizia del 19 ottobre 2002 al faldone con la richiesta del permesso a costruire (priva di data), entrambe firmate dallo stesso Ambrosio, fino al deposito di frazionamento presentato dal tecnico Donato Del Gaudio allo sportello unico per l’edilizia del comune di Maratea protocollato il 15 novembre 2010. 
Atti che evidentemente non hanno convinto gli inquirenti, anzi: la loro ipotesi che l’amministrazione guidata da Di Trani abbia chiuso un occhio su procedure edilizie ritenute non a norma. E un ruolo di un certo peso, nell’omessa vigilanza, lo avrebbe avuto il primo cittadino “beccato” al telefono con il potente dirigente del ministero a parlare proprio dei contributi destinati dal ministero al suo comune. Tra l’altro, c’è un altro elemento che i magistrati romani mettono nero su bianco nell’ordinanza: cioé che quella domanda di finanziamento da 63.500 euro presentata dall’amministrazione era stata valutata positivamente pochi giorni prima da una commissione composta, tra gli altri, da Riccardo Deserti (presidente), Michele Mariani (segretario) e Luca Gaudiano (segretario). Tutti e tre arrestati - il primo in carcere, gli altri due ai domiciliari - insieme ad Ambrosio perché considerati anche loro al centro di quel sistema che investigatori e inquirenti hanno definito «un piccolo trattato di sociologia della corruzione». 

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