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Le ricette per rilanciare il Partito democratico: «Serve un Pd un pò grillino»

Basilicata

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POTENZA - Quattro nomi del Pd lucano per spiegare cosa è successo alle scorse elezioni e cosa si può fare per “rialzare” il Partito democratico. Parlano Antonello Molinari, Angela Latorraca, Rocco Fiore e Fausto De Maria. 
«Più grillismo nel Pd». Questo è il primo  “componente” che servirebbe al Partito democratico per ripartire e per tornare ad “affascinare” gli elettori. Lo dice il sindaco renziano  di Latronico, Fausto  De Maria che rimane fiducioso: «Il Pd non è assolutamente finito. Ma deve cominciare a essere davvero il Partito democratico. Basta con l'eccesso di correnti e con la logica di chi per auto - conservazione ragiona ancora con dinamiche politiche ai vecchi partiti di appartenenza che c'erano prima della nascita del Partito democratico nel 2008». 
Ovviamente non è morbido il sindaco di Latronico sull'esito delle elezioni politiche: «Non abbiamo perso il 25 febbraio, ma abbiamo iniziato a perdere quando si è deciso di non aprire realmente le Primarie. Quando insomma non si è favorito un reale rinnovamento ma si è preferito forzare su altre logiche. L'ho sempre detto: serviva un rinnovamento sostanziale e non solo formale». E ancora ribadisce Fausto De Maria: «Quando non si ha il coraggio di autoriformarsi poi c'è il rischio che il rinnovamento viene deciso dagli elettori». 
Ovviamente De Maria, rimane un renziano: «Ho continuato a mantenere una quotidiana interlocuzione con Renzi e con i massimi esponenti renziani. Sabato dovremmo vederci tutti a Roma, pensavamo di vederci anche in Basilicata ma c'è prima da ragionare a livello nazionale». 
E proseguendo nelle analisi tra presente, passato e futuro, il primo cittadino di Latronico aggiunge: «Serve ritrovare entusiasmo. Quell'entusiasmo che è assolutamente mancato in questa competizione elettorale. Ora però non c'è più tempo da perdere e il Pd deve tornare di nuovo a parlare alla gente e tra la gente. Perché non si spiega come un partito strutturato con il Pd possa prendere gli stessi voti del Movimento 5 stelle che di fatto è un partito inesistente sui territori. Ma sia chiaro che serve un rinnovamento vero e concreto». 
Gli fa eco anche il consigliere comunale di Potenza renziano, Rocco Fiore: «Il Pd ha pagato perché non è riuscito a interpretare concretamente quell'istanza di cambiamento totale e compiuta che chiedeva l'elettorato. Perché al netto del risultato di Berlusconi, che per me è la vera sorpresa del voto del 24 e 25 febbraio, le urne hanno consegnato un dato che premia chi ha insistito sul rinnovamento». «Grillo a mio modo di vedere - prosegue Fiore - è stato premiato perché ha detto “tutti a casa”. Per il resto non mi pare avesse un programma tale da spiegare i tanti consensi ricevuti e nemmeno una voglia netta di governare il Paese». 
Il consigliere comunale potentino quindi prosegue tornando al Pd: «La verità è che non si è avuto il coraggio di effettuare un reale rinnovamento nel partito. Con il senno di poi dico che sia le Primarie e sia le Parlamentarie potevano essere utilizzate meglio. Invece, è stato utilizzato l'apparato per continuare a garantire quei dirigenti che sono sulla cresta ormai da anni e che non avevano un particolare legame con il territorio». Da qui, Fiore “attacca”: «Tanto più che tra i primi 4 candidati del Pd lucano tra Camera e Senato solo la metà sono espressione delle Primarie. Le altre candidature sono frutto di altre logiche». 
Come ripartire e da dove ripartire? Rocco Fiore non ha dubbi: «Innanzitutto da una serie autocritica. E mi piacerebbe in tal senso che tornassero in auge anche strumenti che ormai non sono più utilizzati nei partiti. Servirebbe la responsabilità di rimettere il proprio mandato e presentare le dimissioni. Se non altro per aprire un dibattito franco  serio». Non fa nomi, Fiore ma chiarisce: «A tutti i livelli, dal regionale ma anche a Potenza città dove il dato deficitario del Pd non può essere nascosto».  Insomma il tema è: non c'è stato abbastanza coraggio per effettuare un rinnovamento vero. 
Tema che viene sfiorato anche da Angela Latorraca, ex sindaco di Moliterno e candidata non eletta nelle liste del Pd che subito esordisce su quello che non ha funzionato: «In Basilicata come in Italia non siamo riusciti a raggiungere gli elettori con il messaggio giusto. La sobrietà e la serietà di Bersani non hanno raggiunto gli italiani. In un momento di crisi come quello attuale evidentemente gli italiani hanno bisogno di speranze. C'era bisogno di un sogno alla Obama che non siamo riusciti a intercettare». Per spiegare il momento, Latoracca poi chiarisce: «La crisi è reale e solo chi sta nei territori ne ha coscienza pienamente. Anche il documento di protesta dei sindaci della Val d'Agri doveva essere considerato come un grido e non essere strumentalizzato». 
Per quello che riguarda il Pd lucano, Angela Latorraca analizza: «Nel commento al voto di Roberto Speranza ho apprezzato il messaggio sulla necessità di una reale discontinuità». Un punto su cui l'ex sindaco di Moliterno ha difficoltà a parlare sono le Parlamentarie. E' un tema che la riguarda troppo da vicino. Non vuole aprire una polemica personale evidentemente. Ma spiega più in generale: «Credo non sia più il tempo dei ragionamenti allo sfinimento per far quadrare i conti. Basta con i caminetti e con le decisioni accomodanti raggiunte dopo tante discussioni solo per raggiungere l'obiettivo che era stato fissato già prima di iniziare a parlare. Basta con le decisioni assunte tra pochi. Bisogna ridare forza alla base. Quella base fatta di tanti militanti che esistono e che comunque hanno garantito al Partito democratico di superare il 25 per cento. Ma non si può più far finta di niente. La base va ascoltata perché non può essere considerata solo un valido strumento per portare voti». 
Tocca quindi al segretario provinciale di Potenza Antonello Molinari dare le “dritte” per rilanciare il partito: «Necessità forte riflessione per il cambiamento perché è evidente che il 25 febbraio è stato segnato il punto più basso di fiducia tra lucani e Partito democratico. Recuperare è possibile ma soltanto se non ci si farà prendere dalla voglia di far finta di niente. Sarebbe un errore grandissimo che non possiamo permetterci». 
E ancora prosegue Antonello Molinari: «Il Partito democratico sembra aver perso la  propria vocazione espansiva che aveva prima di Bersani con Veltroni. Otto punti percentuali non possono essere banalizzati. C'è bisogno di fare una riflessione molto seria per capire. Numeri in negativo che si spiegano anche, a mio modo di vedere, con un Pd che non ha voluto e non ha saputo andare oltre il “solo” popolo della sinistra». 
L’analisi del segretario provinciale del Pd, Molinari quindi si focalizza: «Il Pd è riuscito a essere primo partito solo in Umbria, Toscana, Emilia e Basilicata. Nelle prime tre regioni perchè anche il Pds era primo. In Basilicata invece siamo rimasti primo partito perchè, nonostante tutto, noi ex della Margherita continuiamo a dare un fortissimo contributo sia in termini elettorali che per quanto riguardo lo sforzo e l’impegno». 
Per concludere, il segretario provinciale potentino esprime un proprio pensiero sulle Primarie: «Abbiamo fatto bene a esprimere un grande sforzo democratico soprattutto sulle Parlamentarie per la scelta dei candidati. Ma dopo secondo me non è stato corretto non seguire completamente le indicazioni che erano emerse dal voto popolare ma si è lasciato troppo spazio alle scelte apicali e nazionali». 
Il dibattito è aperto e il Pd si avvia alla Direzione nazionale che si svolge domani a Roma e quella regionale che sarà in programma al massimo entro la prossima settimana. 

 

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