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Lo scatto finale di Speranza:
«Abbiamo fatto errori ma la chiave non è questa»

Basilicata

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Lo scatto finaledi Speranza
«Abbiamo fatto  errori ma la chiave non è questa»Restaino? «L’ho chiamto per ringraziarlo»
POTENZA - A qualcuno la sua relazione introduttiva alla direzione regionale del Pd era sembrata ancora una volta un pò “fredda e astratta”, troppo lontana dalle questioni che pone il partito lucano. Ma quando ha ripreso la parola, passata la mezzanotte, dopo un vertice fiume e interventi di fuoco come quelli dell’assessore Pittella prima delle dimissioni, e del senatore Salvatore Margiotta, il segretario Speranza ha parlato un linguaggio diverso che è stato più apprezzato, sembrando più convincente. Lanciando innanzitutto una provocazione: se la domanda rivolta alla classe dirigente lucana in apertura dei lavori era stata “quale risposta dare?”, «beh quella risposta da questa direzione non è arrivata». Ma anche una stoccata: «Attenti tra di noi a non far partire il gioco dello scarica barile, dei tatticismi e delle autodifese personali del tutto inutile e fuori dal tempo massimo».
 Perché - replica il segretario, che prova a dare risposte alle contestazioni che sono arrivate nel corso dell’incontro - è innegabile che siano stati commessi degli sbagli. Errori che possono essere stati di comunicazione, ma anche di composizione delle liste. Così com’è chiaro che le Parlamentarie organizzate in dieci giorni non potevano non scontrarsi con le debolezze che sono emerse. 
«E’ vero - dice Speranza - abbiamo sbagliato a Senise e a Pisticci perché non abbiamo messo mano fino in fondo». E di questo - continua «c’è una responsabilità che io per primo mi assumo, in pieno». 
Ma - è l’assunto - se un grande partito come il Pd prova a fare un’analisi corretta sul cosa sia successo non può partire da elementi che acuiscono sì il problema ma che non rappresentano la causa scatenante.  La questione - per Speranza - è che una corretta analisi non può prescindere «dalla comprensione del tempo in cui siamo, che non è più quello delle vecchie categorie. Con il Movimento cinque stelle c’è stata una nuova stagione di socializzazione politica - spiega - che è avvenuta tramite canoni non classici. Occorrono nuove categorie e occorre che tutti ne abbiano consapevolezza perché il rischio è di utilizzarne di vecchie per una base che è profondamente mutata».
«Il punto - continua -  ora è capire: come noi ci confrontiamo. Ed è per questo che  a mio avviso la proposta di Bersani ha ancora un senso. Credo che stiamo facendo un’azione di politica vera. Strategicamente corretta». 
E per stare alle sfide di casa nostra  «la nuova giunta sarà un messaggio alla regione». Che chiaramente da sola non può bastare. Un’altra occasione arriverà dal prossimo Statuto. Così come  nell’immediato c’è da capire: «come intendiamo approcciarci alle prossime amministrative ormai alle porte in alcuni comuni? Con i metodi classici o con quelli di un partito nuovo? Il cambiamento non è solo uno slogan. E ancora: c’è da riorganizzare una coalizione, tenendo conto dei profondi cambiamenti  che il voto ha portato, con partiti che non sono più e nuove forze che sono nate». 
  Il segretario lucano ne è convinto: «Siamo ancora nelle condizioni di poter vincere questa partita». Come? Anche attraverso un partito più unito. «Diciamoci la verità - dice Speranza ai suoi - in giro, nei comuni le divisioni sono stati funzionali a alimentare scontri tra i gruppi dirigenti. «Io credo che anche questo faccia parte di una nuova risposta. A mio avviso una parte della sfida si gioca con la generosità. Quella di Restaino, ad esempio. L’altro giorno mi hanno chiesto se ero incazzato con lui. 
Ho risposto che avevo chiamato per ringraziarlo.  Mica stiamo alle schermaglie o alle correntine.  Altrimenti è davvero finita. Stessa generosità che riconosco anche a Marcello Pittella». 
E ancora: «Credo ci sia bisogno in futuro di un gruppo dirigente più unito, nel rispetto delle singole anime, ma senza arroccamenti». C’è spazio anche per un’autocritica: «Se c’è qualcosa che è stata penalizzante si tratta di aver provato troppo a rincorrere e tentare di tenere uniti. E questo ha portato un ritardo sul territorio. Se poi mi si dice che c’è bisogno di nuovi spazi da condividere io non sono favorevole, ma stra contento». 
Giunta, Statuto e comunali

POTENZA - A qualcuno la sua relazione introduttiva alla direzione regionale del Pd era sembrata ancora una volta un pò “fredda e astratta”, troppo lontana dalle questioni che pone il partito lucano. Ma quando ha ripreso la parola, passata la mezzanotte, dopo un vertice fiume e interventi di fuoco come quelli dell’assessore Pittella prima delle dimissioni, e del senatore Salvatore Margiotta, il segretario Speranza ha parlato un linguaggio diverso che è stato più apprezzato, sembrando più convincente. Lanciando innanzitutto una provocazione: se la domanda rivolta alla classe dirigente lucana in apertura dei lavori era stata “quale risposta dare?”, «beh quella risposta da questa direzione non è arrivata». Ma anche una stoccata: «Attenti tra di noi a non far partire il gioco dello scarica barile, dei tatticismi e delle autodifese personali del tutto inutile e fuori dal tempo massimo». Perché - replica il segretario, che prova a dare risposte alle contestazioni che sono arrivate nel corso dell’incontro - è innegabile che siano stati commessi degli sbagli. Errori che possono essere stati di comunicazione, ma anche di composizione delle liste. Così com’è chiaro che le Parlamentarie organizzate in dieci giorni non potevano non scontrarsi con le debolezze che sono emerse. «E’ vero - dice Speranza - abbiamo sbagliato a Senise e a Pisticci perché non abbiamo messo mano fino in fondo». E di questo - continua «c’è una responsabilità che io per primo mi assumo, in pieno»

 

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