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In consiglio regionale fino agli insulti
Pittella litiga ferocemente con Rosa

Basilicata

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«Partito vittima dei giochi di forza fra correnti»
di MARIATERESA LABANCA*
OGNI giorno in trincea sui territori, alle prese con i problemi concreti, ma spesso inascoltati, vero front office dei cittadini delusi, hanno qualcosa da mandare a dire a quel partito che non riesce  più a raccogliere e rappresentare  il gran malessere diffuso.
Dal municipio di Latronico - unico in Basilicata guidato da un sindaco che ha sostenuto apertamente l’alternativa a Bersani - le conclusioni da “lacrime sul latte versato” a cui in molti stanno giungendo in queste ore, hanno il sapore di una doppia beffa. Con Renzi sarebbe stata un’altra cosa? «Sì lo dicono in tanti. Facile sostenerlo adesso», dice al Quotidiano Fausto De Maria. «Come tutti sanno, abbiamo detto da subito che avremmo rispettato il risultato delle Primarie. Ma noi l’avevamo anticipato che in questo momento i cittadini avevano bisogno di altro. I segnali per capirlo c’erano stati. Lo avevano mostrato anche i risultati dalle ultime comunali». Lo dice il sindaco eletto con una lista civica, che si è affermato sul candidato ufficiale del Pd. Allora i democratici non vollero le primarie. «Quando i partiti si presentano con arroganza nel tentativo di blindare lo status  quo, la punizione alle urne c’è da aspettarsela. E l’elettore ha sempre ragione». 
Ma ragionare con il solo senno di poi, per il primo cittadino di Latronico, in questo momento non ha troppo senso. «Quello che dovrebbe fare subito il mio partito - aggiunge - è rimuovere le cause che hanno impedito di trasformare il rinnovamento di facciata in rinnovamento di contenuto». Questo ha fatto sì che pure una «buona» scelta  come quella  del giovane Speranza a segretario di partito, «venisse diluita, come in un bicchier d’acqua». Il primo cittadino, d’età poco superiore rispetto al dirigente del partito regionale, crede che un dei mali maggiori con cui anche a livello locale si deve fare i conti è la mancanza di meritocrazia interna. «Non vedo come un partito che faccia prevalere questa logica al proprio interno possa trasportarla nella società esterna». Troppe logiche di filiera e troppe anime da accontentare. «Lo stesso Speranza, in questi anni - aggiunge De Maria - si è trovato a svolgere il ruolo di una sorta di vigile urbano nel tentativo di regolare il traffico delle correnti». I dirigenti del partito devono capirlo: «La base va lasciata libera di respirare. Non si può ragionare ancora con il metodo “due sindaci a me, uno a te”».  Ma per gli amministratori il problema più grande adesso è un altro: «Siamo molto preoccupati - spiega De Maria - Troppa politica fa male. Siamo a un altro rimpasto, con mandati   che non sono durati più di un anno. Per noi sindaci questo significa ricominciare tutto d’accapo. Nuovi assessori, nuovi dirigenti. Nel frattempo la Regione rimane ferma. Mi auguro che almeno facciano in fretta». Se la prende con quella logica che antepone gli interessi di corrente e si alimenta di regolamenti di conti interni, un altro sindaco del Pd che per farsi eleggere ha dovuto sconfiggere una parte del suo stesso partito. Michele Sommessa a Rapolla nelle comunali dell’anno scorso era il candidato ufficiale del Pd. «Eppure, qualche illustre dirigente democratico è venuto qui a far comizi contro di me». A Rapolla il voto delle Politiche ha consacrato i grillini come seconda forza. «Ma la colpa non è dell’amministrazione locale. I cittadini ce lo hanno detto chiaramente: “sindaco scusate ma questa volta occorre dare un segnale”». Sonnessa crede che il boom di Grillo in Basilicata  sia da collegare soprattutto alla tendenza nazionale. «Credo che alle prossime amministrative il risultato sarà molto diverso». Ma il primo cittadino ammette: «Ci sono anche nostre responsabilità». «Forse - continua - la verità è che bisognava osare di più. Ci siamo parlati molto addosso. Abbiamo parlato tra le mura delle nostre stanze e non nelle piazze. Io credo che in altri tempi il progetto sobrio di Bersani avrebbe avuto grande successo. Purtroppo non è andata così e abbiamo perso una grande occasione. Renzi avrebbe intercettato di più quella voglia di cambiamento». Ma per tornare alle questioni di casa nostra, il primo cittadino ha un’altra autocritica da fare. La premessa è questa: nel Vulture Melfese quello per Grillo è stato voto importante. «I cittadini non hanno gradito come il nostro partito ha affrontato due questioni fondamentali per il territorio: il tribunale di Melfi e l’ospedale di Venosa. Un modus operandi che evidentemente qualcuno, anzi più di qualcuno, non è più disposto ad accettare». Allora cosa si fa? «La gente ci vuole più forti. Più decisi. E magari sarebbe giusto consentire al patrimonio di bravi amministratori, che danno prova di responsabilità, di essere valorizzato». Ne fa soprattutto una questione di obiettivi di sviluppo mancati il sindaco di Satriano di Lucania, Michele Miglionico. Ormai al secondo mandato, in scadenza nel 2014, si dice «molto preoccupato». Per la situazione di crisi in cui versa la politica nazionale ma anche quella da regionale. «Le assicuro - dice al Quotidiano - non ho nulla da guadagnarci, visto che mi manca solo un anno prima di tornare a casa. E per questo posso dirle in libertà che i lucani alle urne sono stati sinceri nel bocciare un progetto che in Basilicata ha prodotto grosse contraddizioni. Una regione con alti tassi di povertà e di disoccupazione, che non ha saputo tradurre in vantaggi le risorse a disposizione». Satriano è uno dei comuni che si è opposto con maggiore forza a nuovi permessi di ricerca sul  territorio. «Sono stato tacciato di essere incoerente, visto che la nostra comunità riceve royalty indirette. Figuriamoci, solo due stanziamenti in tutti questi due anni. Cosa avrei dovuto dire ai miei cittadini? Con quale promessa di vantaggio concreto avrei potuto motivare nuovi pozzi da queste parti? Quello che è stato fatto fino a ora è il frutto di un accordo sottoscritto nel ‘98, con i suoi pregi ma anche con i suoi limiti. Ma in nome di quell’accordo non si può consentire alle società petrolifere di trasformare questa regione in una gruviera. Non a queste condizioni. Quello che è accaduto negli ultimi mesi, con la moratoria delle attività estrattive mi ha dato ragione delle cose che sostenevo da tempo». Al suo partito manda a dire: «Il voto delle politiche ha fatto emergere che c’è una perdita, e neanche piccola, del Pd lucano. Da imputare in parte alla tendenze nazionali, ma anche alla nostra classe dirigente. Quei vertici che in campagna elettorale chiedono a noi di tenere i fili con gli elettori. Credo sia arrivato il momento di assegnare ai bravi sindaci e amministratori maggiore riconoscimento e più valorizzazione. Non c’è più tempo per far prevalere logiche interne di filiera. E’ vero, i partiti sono costituiti da più anime che devono dialogare e trovare il proprio equilibrio. Ma non ora, che la spia rossa si è già accesa. Ora è il tempo delle risposte, concrete».

POTENZA - Urla e offese mentre si parla di Madonne e santuari tra il falco Gianni Rosa dell’opposizione e Marcello Pittella che a “sorpresa”,  si è scoperto ieri, è ancora assessore alle Attività produttive in carica. Le dimissioni, lo si è compreso a margine della riunione del consiglio regionale, non erano «a livello istituzionale», ma solo politico all’interno del Pd. 

Insomma un caso nel caso. Ad ogni modo a via Verrastro ieri mattina c’era un’aria strana. Come quando a fine agosto gli ombrelloni vengono smontati sotto gli occhi degli ultimi villeggianti dell’estate: è ancora  vacanza per alcuni mentre per altri sono gli ultimi giorni di fatica e quindi si crea quella strana atmosfera di disagio per gli uni e per gli altri. Così ieri mattina in consiglio regionale tanto che alla prima votazione mancavano fisicamente le tessere magnetiche di Roberto Falotico e Marcello Pittella: è servito l’intervento degli uscieri per rimettere le cose sui binari della normalità.

Eppure di cose da fare ce ne sono a centinaia in agenda. Tanto che ai lavori assistono sindacati e lavoratori. Vogliono risposte per la vicenda dell’Argaip. Ma in aula è tutta un’altra storia. 

Più a loro agio sembrano gli esponenti del centrodestra. Nel centrosinistra l’aria interdetta, di chi non sta capendo cosa sta succedendo e cosa fare, è palpabile. 

La questione giunta su tutto crea più di qualche interrogativo: saranno 4 esterni, 4 consiglieri, o rimane tutto com’è? Non è una domanda. E’ la domanda. E in questo clima iniziano i lavori. Il presidente della giunta, Vito De Filippo però, pare quello più sereno di tutti. Eppure nelle poltrone ai suoi lati (quelle a cui si accomodano gli assessori) c’è il vuoto. Tranne all’estremità dove c’è il solo assessore alla Sanità Attilio Martorano a rappresentare l’intero esecutivo. L’immagine è forte. I lavori però cominciano su indicazione del presidente del consiglio Vincenzo Santochirico. Ma c’è il pressing degli 8 consiglieri regionale dell’opposizione (i sei rimasti nel Pdl e i due di Fratelli d’Italia che però sono rimasti ai loro posti abituali come se nulla fosse) che prima di permettere il proseguimento dei lavori chiedono delucidazioni da De Filippo sul dimezzamento della giunta. 

Immediata la sospensione dei lavori per permettere la riunione dei capigruppo. Pochi minuti e la seduta ricomincia con il presidente della giunta che chiarisce «lo stato dell'arte in termini istituzionali». In pratica De Filippo ha conferma le dimissioni di Mancusi e Mazzocco ma spiega che Pittella invece è ancora assessore. Insomma le dimissioni sono (per il momento una questione politica) e non istituzionale. Anche se lo stesso De Filippo non ha sottovalutato la vicenda. Per il resto il governatore all’aula ha chiarito: «Nel frattempo, il governo regionale con tutte le sue forze, strenuamente, prova a stare con la stessa tempistica, con la stessa cronologia, con la stessa necessità su tutte le questioni che si propongono quotidianamente». 

E a uno a uno sono anche arrivati gli assessori che si sono seduti ai loro posti: prima Mastrosimone, poi Pittella e infine Viti. Insomma sono 4 e non 3. 

Ma evidentemente gli animi non sono sereni. Tanto che è bastato poco per far saltare i “nervi” allo stesso Pittella che incalzato dai consiglieri dell’opposizione su un provvedimento che riguarda il turismo religioso (in particolare sulla concessione di 500 mila euro della Regione) ha dato vita a un “duello” con Rosa. Raramente si è registrato un alterco così duro con i due esponenti politici che si sono rinfacciati il proprio valore umano e politico. 

Un segnale evidente della tensione che regna nella massima assise regionale che non può essere nascosta dai sorrisi di circostanza. 

 

 

 

 

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