Salta al contenuto principale

Ecco chi è Roberto Speranza
Dal movimento studentesco al Pd di Montecitorio

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 54 secondi

Classe 1979, potentino dai modi inglesi, in politica da sempre, fin dagli anni del liceo scientifico Galilei. «Sin da giovanissimo - dice di sè - ho sentito fortissima la necessità di dedicare parte della mia vita alla Politica. Questa è per me lo strumento più bello per costruire una realtà migliore».

Primo segretario regionale della Sinistra giovanile, ne è diventato presidente nazionale giovanissimo (è agli annali della città di Potenza la festa in suo onore in un locale del centro storico). Dice di aver creduto da subito nel progetto del Partito democratico, ne è diventato il segretario in basilicata nel 2009, dopo uan campagna pe rle primarie complciate, in cui gli si contrapponeva l'uscente segretario regionale della Margherita, Erminio Restaino. Ma prima era stato consigliere comunale diessino a Potenza, poi assessore all'Urbanistica della stessa città (incarico a cui ha rinunciato, nel periodo dell'elezione a segretario del Pd).


Di sé scrive sul sito aperto nel 2009: «Ho una grande passione per gli studi storici che ho coltivato, anche dopo la laurea in Scienze Politiche, conseguendo un dottorato di ricerca in Storia dell’Europa Mediterranea. Sono appassionato di vino e di buona cucina. Amo la Roma di Totti e le serate in giro con gli amici di una vita. Ho avuto la fortuna di poter vivere a Londra e Copenaghen e queste esperienze mi hanno dato tantissimo.Tuttavia ho deciso di tornare nella Basilicata che amo, con la forza umile della sua gente, le bellezze e le asprezze del suo territorio.»

Potentino di Santa Croce, il quartiere dove vive quando è in città con la compagna e il figlio di pochi mesi. Amato molto dalla politica romana, dalemiano di ferro, braccio destro di Bersani (a cui ha curato da coordinatore la campagna per le primarie), in Basilicata sconta il ruolo di mediazione in un partito che ha affrontato crisi profonde in pochissimo tempo. Considerato troppo morbido nella comunicazione esterna e della vecchia scuola di partito - quella dalle decisioni prese troppo lontano dai riflettori - è unanimemente considerato un ragazzo di grande intelligenza, colto, preparato, dai modi gentili. 

Tra i suoi detrattori, molti ricordano quella volta che in una trasmissione di Michele Santoro il vignettista Vauro, dopo averlo ascoltato in un intervento, lo apostrofò come «il giovane vecchio».

Durante la campagna per le primarie del 2009 inseguiva  un «nuovo patto di cui c’è bisogno, tra generi e generazioni, aperto, ampio», quello con cui cambiare il “modello” di sviluppo per la Basilicata, per una «nuova stagione della politica, con più governo e meno gestione del potere». 

Già all'epoca doveva mediare. Le frizioni lucane tra ex Ds ed ex Dl in area bersaniana erano profonde: «È una chiave di lettura sbagliata - diceva - Il segretario provinciale Petrone, o l’esponente dell’area Bindi, Russillo, non stanno con me come “area Margherita”, ma perchè condividono un progetto. E poi, non ci sono due partiti, ma dirigenti e militanti che hanno una stessa idea del Paese. Può cambiare la declinazione, ma non possono esserci margini per un conflitto. Non mi interessa la conta interna al Pd». 

Nel programma metteva «la connessione, che è di infrastrutture e di reti digitali e difesa del lavoro come tratto di cittadinanza fondamentale». Ma non è (ancora) un frequentato abituale del digitale. 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?