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De Filippo in preda alla saudade
si affida al “Parsifal” dei Pooh

Basilicata

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LA MUSICA, nella nostra piccola italietta, è spesso associata alle parole. Attenzione a come la si fa, a quello che è un arrangiamento, un tema, un passaggio armonico è roba per “tecnici”, esperti del settore. Meglio la parola, non è un caso allora che spopolino oggi canzoni di dubbissimo gusto con testi altrettanto stucchevoli. La musica ha sempre un messaggio nascosto e qualcosa da dire anche quando si suona soltanto. Negli anni ‘70 qualcuno ci aveva provato, dando spazio a clamorose sperimentazioni sonore e a costruzioni “poetiche” differenti. È quella stagione del progressive che è rimasta attaccata alla vita di molti che hanno attraversato quell’epoca, e sempre meno conquistata dalle nuove generazioni che, francamente, se ne infischiano.
Lo dicevamo poco tempo fa nella “biografia non autorizzata” del presidente dimissionario De Filippo. La musica è nel sangue di chi l’ha vissuta anche per un brevissimo periodo. In questo caso si parla di un sedicenne De Filippo alle prese con i tasti neri e bianchi della “pianola” comprata con anni di fatiche, ma le passioni non rimangono lì, De Filippo questa cosa la sa bene, e chi sa interpretare il messaggio dietro un semplice brano forse può capire qualcosa in più dell’uomo, del personaggio pubblico e chissà cos’altro. 
Da poco tempo sulla sua bacheca pubblica sono riapparse le foto di quella vita lontana, quelle pubblicate sul Quotidiano. Gli abbracci della band, i vestiti uguali per sembrare un complesso beat e tutta una stagione di passioni che De Filippo non ha voglia di dimenticare. Allora una bacheca di Facebook può diventare anche un momento per condividere qualcosa, una botta di “saudade”, la melancolia che è anche una speranza vana, come gli fa notare qualcuno. 
De Filippo sulla sua bacheca propone la suite del “Parsifal” dei Pooh. Disco uscito nel 1973, quindi a pieno titolo parte della crescita culturale del “presidentissimo”.  Giù i suoi amici di commenti nostalgici, dal “presidente romanticone” alla discussione sul fatto che questo album è l’unico realmente progressive fatto da Canzian (che all’epoca era appena entrato nella band) e soci. 
Ma il Parsifal al quale si ispirano i Pooh è un personaggio wagneriano che ha un preciso compito, poi fallito, è un cavaliere del Graal che vuole redimere l’umanità. C’è qualche nesso con la bufera degli ultimi tempi? Il testo di una delle suite più complesse della band si chiude in maniera esplicita: “Dentro l’erba alta al fiume/ le tue armi al sole e alla/ rugiada hai regalato ormai/ e sacro non diventerai/ qui si ferma il tuo cammino”. Sarà anche un brano “romantico” ma dentro c’è molto di più. Una lunga suite strumentale che fa forse da colonna sonora al futuro di De Filippo almeno in Basilicata. Sta di fatto che l’anima è tutta qui, in quei versi “vedrai/ in un grande sogno antico /la tua nuova vita/ solitario ti sospingerà”. Cosa avrà mai voluto dire? De Filippo, non Facchinetti.

 

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