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I pm contro il "Lodo Mancusi"
Impugnata la revoca del “bando”

Basilicata

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Titolo ad una sola riga
Catenaccio light per primo piano da non modificare - CATEGORICO
di LEO AMATO
POTENZA - Il gip potrebbe anche attenersi a quanto già stabilito per chi restituisce alla Regione i rimborsi contestati, rimettendo in libertà i sei consiglieri ancora “banditi” dal capoluogo. La procura però non sembra intenzionata a restare a guardare e dopo aver impugnato l’ordinanza “apripista” si prepara a fare lo stesso, nel caso in cui ne dovessero arrivare delle altre fac-simile. 
Ormai è scontro aperto su quello che nei corridoi del Palazzo di giustizia è stato già ribattezzato il “Lodo Mancusi”. Si tratta della decisione con cui la scorsa settimana il gip Luigi Spina ha revocato il divieto di dimora a Potenza disposto qualche giorno prima nei confronti di Agatino Mancusi. Il consigliere Udc è tuttora accusato di aver intascato rimborsi in maniera indebita per più di 8mila euro, ma prendendo la parola durante l’interrogatorio di garanzia aveva dimostrato di aver già effettuato un bonifico nelle casse di via Verrastro per una somma persino superiore. Un gesto di «resipiscenza» secondo il giudice. «Ravvedimento conseguente al riconoscimento dei propri errori» per il dizionario d’italiano Sabatini Coletti. Di fatto è stato interpretato come il segno che da parte sua fosse venuto meno il rischio di altri «errori» dello stesso tipo. 
Ininfluente la circostanza  che sia ancora consigliere regionale. Come pure che da qualche mese grazie all’ultima legislazione sul trattamento economico dei membri del parlamentino lucano certe tentazioni siano persino aumentate. Sì perché se fino a dicembre l’utilizzo del contributo da 2.700 euro al mese per le spese di segreteria e rappresentanza andava rendicontato alla fine di ogni anno, con l’attuazione della spending review sugli enti locali è stato accorpato alla diaria per un ammontare di 4.500. Senza nessun obbligo di rendicontazione. Incredibile ma vero. Specie alla luce di quanto emerso con l’esplosione dello scandalo tre settimane fa. D’altronde si fa sempre un gran parlare di leggi “criminogene” e non c’è da sorprendersi se tra il reato di clandestinità o il commercio di droghe leggere la prima ad essere abrogato sia stata quella sui privilegi di chi fa politica. «Una pizza in compagnia, una pizza da solo, un totale di due pizze e l’Italia è questa qua». Cantavano Elio e le storie tese. Senza immaginare a cosa sarebbe potuto servire quello scontrino abbandonato nel piattino vicino alla cassa del ristorante. 
Di diverso avviso i due pm che hanno coordinato l’inchiesta di finanza, carabinieri e polizia sulle spese dei gruppi consiliari e quelle di «segreteria e rappresentanza» dei singoli membri dell’assise potentina. Così una volta assicurato un primo successo davanti al Tribunale del riesame hanno deciso di tornarci ieri mattina appellando proprio il “lodo”. Un successo doppio, a ben vedere, perché ha confermato non solo l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati a quelli avevano presentato ricorso, ma anche l’attualità del rischio che ne combinino altre dello stesso tipo. Incluso chi come il consigliere Rocco Vita (Psi) si era presentato davanti al collegio presieduto da Gerardina Romaniello con un assegno intestato alla Regione per l’ammontare dei rimborsi finiti sotto la lente degli investigatori. Il primo emulo di Mancusi, a cui sarebbero seguiti a stretto giro tutti gli altri: Paolo Castelluccio (Pdl), Antonio Autilio (Idv), Alessandro Singetta (Misto), e i recalcitanti Mario Venezia (FdI) e Nicola Pagliuca (Pdl), che all’inizio sembravano intenzionati a seguire un’altra strada. Pagliuca in particolare dopo che gli arresti domiciliari disposti nei suoi confronti erano stati convertiti nel più blando divieto di dimora aveva rinunciato a presentare ricorso al Riesame optando per una nuova istanza al gip in cui avrebbe portato ulteriore documentazione. Solo l’ex consigliere Vincenzo Ruggiero (La Destra), per cui il divieto di dimora si riferisce alla sua Valsinni, non ha messo mano al portafogli. Ma è anche vero che è quello a cui viene contestato di più, oltre 26mila euro, e l’idea di lanciarsi nella campagna elettorale per le regionali post-scandalo non sembra sfiorarlo.
 Come verranno comprati volantini, manifesti e tutto quanto necessario per tentare un altro giro? Meglio non pensarci. In fondo i soldi per «l’esercizio del mandato senza vincolo di mandato» - sempre quei 4.500 euro al mese - ci sono ancora. E senza l’obbligo di rendicontazione come si fa dire se piuttosto che per «l’esercizio del mandato» non vengono utilizzati per il rinnovo del mandato?
La data per la discussione dell’appello davanti al Riesame potrebbe essere fissata anche di qui a diverse settimane. In merito infatti il codice non prescrive termini perentori, come per la decisione del gip rispetto a delle istanze del tipo di quelle presentate negli scorsi giorni.

POTENZA - Il gip potrebbe anche attenersi a quanto già stabilito per chi restituisce alla Regione i rimborsi contestati, rimettendo in libertà i sei consiglieri ancora “banditi” dal capoluogo. La procura però non sembra intenzionata a restare a guardare e dopo aver impugnato l’ordinanza “apripista” si prepara a fare lo stesso, nel caso in cui ne dovessero arrivare delle altre fac-simile. Ormai è scontro aperto su quello che nei corridoi del Palazzo di giustizia è stato già ribattezzato il “Lodo Mancusi”. Si tratta della decisione con cui la scorsa settimana il gip Luigi Spina ha revocato il divieto di dimora a Potenza disposto qualche giorno prima nei confronti di Agatino Mancusi. 

 

Il consigliere Udc è tuttora accusato di aver intascato rimborsi in maniera indebita per più di 8mila euro, ma prendendo la parola durante l’interrogatorio di garanzia aveva dimostrato di aver già effettuato un bonifico nelle casse di via Verrastro per una somma persino superiore. Un gesto di «resipiscenza» secondo il giudice. «Ravvedimento conseguente al riconoscimento dei propri errori» per il dizionario d’italiano Sabatini Coletti. Di fatto è stato interpretato come il segno che da parte sua fosse venuto meno il rischio di altri «errori» dello stesso tipo. Ininfluente la circostanza  che sia ancora consigliere regionale. Come pure che da qualche mese grazie all’ultima legislazione sul trattamento economico dei membri del parlamentino lucano certe tentazioni siano persino aumentate. 

Sì perché se fino a dicembre l’utilizzo del contributo da 2.700 euro al mese per le spese di segreteria e rappresentanza andava rendicontato alla fine di ogni anno, con l’attuazione della spending review sugli enti locali è stato accorpato alla diaria per un ammontare di 4.500. Senza nessun obbligo di rendicontazione. Incredibile ma vero. Specie alla luce di quanto emerso con l’esplosione dello scandalo tre settimane fa. D’altronde si fa sempre un gran parlare di leggi “criminogene” e non c’è da sorprendersi se tra il reato di clandestinità o il commercio di droghe leggere la prima ad essere abrogato sia stata quella sui privilegi di chi fa politica. «Una pizza in compagnia, una pizza da solo, un totale di due pizze e l’Italia è questa qua». Cantavano Elio e le storie tese. Senza immaginare a cosa sarebbe potuto servire quello scontrino abbandonato nel piattino vicino alla cassa del ristorante. Di diverso avviso i due pm che hanno coordinato l’inchiesta di finanza, carabinieri e polizia sulle spese dei gruppi consiliari e quelle di «segreteria e rappresentanza» dei singoli membri dell’assise potentina. 

Così una volta assicurato un primo successo davanti al Tribunale del riesame hanno deciso di tornarci ieri mattina appellando proprio il “lodo”. Un successo doppio, a ben vedere, perché ha confermato non solo l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati a quelli avevano presentato ricorso, ma anche l’attualità del rischio che ne combinino altre dello stesso tipo. Incluso chi come il consigliere Rocco Vita (Psi) si era presentato davanti al collegio presieduto da Gerardina Romaniello con un assegno intestato alla Regione per l’ammontare dei rimborsi finiti sotto la lente degli investigatori. Il primo emulo di Mancusi, a cui sarebbero seguiti a stretto giro tutti gli altri: Paolo Castelluccio (Pdl), Antonio Autilio (Idv), Alessandro Singetta (Misto), e i recalcitanti Mario Venezia (FdI) e Nicola Pagliuca (Pdl), che all’inizio sembravano intenzionati a seguire un’altra strada. Pagliuca in particolare dopo che gli arresti domiciliari disposti nei suoi confronti erano stati convertiti nel più blando divieto di dimora aveva rinunciato a presentare ricorso al Riesame optando per una nuova istanza al gip in cui avrebbe portato ulteriore documentazione. 

Solo l’ex consigliere Vincenzo Ruggiero (La Destra), per cui il divieto di dimora si riferisce alla sua Valsinni, non ha messo mano al portafogli. Ma è anche vero che è quello a cui viene contestato di più, oltre 26mila euro, e l’idea di lanciarsi nella campagna elettorale per le regionali post-scandalo non sembra sfiorarlo. Come verranno comprati volantini, manifesti e tutto quanto necessario per tentare un altro giro? Meglio non pensarci. In fondo i soldi per «l’esercizio del mandato senza vincolo di mandato» - sempre quei 4.500 euro al mese - ci sono ancora. E senza l’obbligo di rendicontazione come si fa dire se piuttosto che per «l’esercizio del mandato» non vengono utilizzati per il rinnovo del mandato?La data per la discussione dell’appello davanti al Riesame potrebbe essere fissata anche di qui a diverse settimane. In merito infatti il codice non prescrive termini perentori, come per la decisione del gip rispetto a delle istanze del tipo di quelle presentate negli scorsi giorni.

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