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E adesso? Come uscire
dalla melma politica

Basilicata

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POTENZA - Le parole sono importanti. Non c’è dubbio. E nel discorso di De Filippo di parole ce ne sono migliaia. E centinaia di concetti. Ora il discorso può essere sezionato pezzo pezzo per cercare di capire anche il senso più profondo di ciascun passaggio. Ma per certi versi sarebbe un esercizio fine a se stesso. Di certo il punto politico è uno. E uno soltanto: il presidente della giunta regionale ha ribadito che non con questo consiglio regionale non si poteva più andare avanti nell’esperienza politica e amministrativa. 

Poi si potrà pure spaccare il pelo in quattro nel significato di questa o di quella frase. Del perchè ha detto una parola e del perchè non ha fatto invece quella parola. O del che “avrà voluto dire” con quella frase?

Ma la verità è questa: i consiglieri uscenti potranno anche continuare a non essere d’accordo e continuare ad arrampicarsi agli specchi nel tentativo di allungare la vita a questa legislatura. Ma è tutto inutile: si va al voto e la sensazione sempre più marcata è che si andrà alle urne per dare un nuovo governo alla Regione entro pochi mesi. 

Non si torna indietro ed è possibile solo guardare avanti. E pure in fretta perchè dalla Prefettura e dal ministero competente pare siano già arrivati a via Verrastro sondaggi esplorativi per individuare una data utile a cavallo tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Ma i partiti a partire dal Pdl e dal Pd lo sanno bene. E lo hanno capito gli “amici” di De Filippo. Continuano a tal proposito gli incontri dei fedelissimi del governatore. Dopo il primo incontro a San’Arcangelo e il secondo la settimana scorsa a Villa d’Agri gli amministratori locali e i dirigenti vicini al presidente della giunta ieri si sono dati appuntamento a Senise. Il canovaccio è lo stesso: mostrare i muscoli per far capire a tutti che le truppe di De Filippo sono numerose e pronte alla “battaglia”. 

Ad ogni modo c’è dell’altro. Le grandi manovre sono iniziate.  Nel Pdl è sempre più concreta la voglia di rompere con il passato (e con il presente) e presentarsi ai blocchi di partenza con un parterre di candidati consiglieri freschi di esperienza alla Regione. Insomma si sta vagliando la possibilità di comporre una lista senza consiglieri uscenti. Più in alto mare invece le considerazioni sull’eventuale candidato governatore: il Pdl d’altronde non ha mai chiuso i giochi per la scelta del candidato governatore prima degli sgoccioli finali. In tale ambito è prospettabile un tormentone tra aspiranti del calibro di Vincenzo Taddei o Nicola Buccico e gli immancabili papabili della società esterna. A meno che non si apra un dialogo (nel solco delle medie - intese) tra il Pdl e Scelta Civica e quindi tra Viceconte e Di Maggio con un candidato di area moderata. 

Nel Pd invece è già lanciata la partita a scacchi per il candidato governatore. I nomi sono noti. Si sceglie all’interno di un ventaglio di nomi ristretto: Speranza (in calo), Bubbico, Folino, De Filippo, Lacorazza, Santochirico, Santarsiero, D’Andrea. La sorpresa potrebbe essere Gianni Pittella. Ma gli scenari sono in evoluzione. Con tutti quelli che ambiscono a una poltrona da consigliere regionale per la prima volta che stanno alla finestra. Almeno ufficialmente. In realtà stanno già trattando a vari livelli il proprio futuro. 

In tal senso ieri hanno assistito alla seduta consiliare due papabilissimi candidati di Pd e Pdl. La loro presenza è stata notata. Uno per il Pdl e l’altro per il Pd. Che abbiano assistito ai lavori come apprendisti consiglieri della prossima legislatura è presto per dirlo. Ma di certo sono in corsa. Il primo è l’ex sindaco di Tolve Pasquale Pepe. Dovrebbe essere lui uno dei nuovi candidati del Pdl. Dopo un brevissimo “flirt” con i Fratelli d’Italia, Pepe pare essere in pole per la lista del Popolo della libertà per giocarsi tutte le proprie carte. 

L’altro, del Pd che di certo ha ambizioni e credito per ritrovarsi candidato per la Regione è l’attuale sindaco e consigliere provinciale di Rapolla, Michele Sonnessa. Entrambi trentenni ed entrambi immacolati per le dinamiche regionali ma con un buona esperienza amministrativa sembrano avere il curriculum e il profilo del “perfetto” candidato giovane per ambire a una posizione nelle liste. 

Per Sonnessa in realtà il discorso potrebbe andare anche oltre la lista “ufficiale” del Pd: potrebbe essere una delle punte di quella lista dei sindaci di cui si parla negli ambienti del centrosinistra già da alcune settimane. 

Tornando ai consiglieri uscenti e al “psicodramma” che per certi versi è andato di scena martedì nella replica alla relazione di De Filippo uno dei più lucidi è apparso sicuramente il capogruppo della Sel Giannino Romaniello. Lui si è poco attardato sull’analisi del testo defilippiano ma ha posto questioni più strettamente politiche e ieri ha ribadito il concetto in una nota: «Bisogna andare al voto il prima possibile». E prima possibile per Romaniello significa addirittura prima dell’estate: «Non credo che noi (consiglieri ndr) possiamo continuare ad immaginare di svolgere la nostra funzione per ancora quattro cinque mesi e discutere fra di noi solo ed esclusivamente di cosa è improcrastinabile, di cosa è ordinario, di cosa non è ordinario». 

Romaniello quindi taglia corto anche sul discorso del governatore che secondo l’esponente della Sel avrebbe «la consapevolezza della chiusura di un ciclo politico, della difficoltà del secondo mandato del presidente a costruire e realizzare intorno alla maggioranza che l'ha eletto, una coesione politica capace di valorizzare le scelte giuste fatte specie a difesa del welfare e ammortizzatori in deroga. Quello che è mancato attiene alla incapacità del centrosinistra di produrre atti e comportamenti nel sistema delle relazioni fra politica ed economia capaci di costruire un nuovo modello di sviluppo con al centro i temi ambientali e del lavoro, anche attraverso un sistema più avanzato di coinvolgimento dei livelli istituzionali sub territoriali e delle stesse parti sociali. Sicuramente quello che ha fatto propendere per le dimissioni è stata la consapevolezza di un giudizio non positivo dei lucani sulla classe dirigente regionale». Insomma tra i tanti Romaniello legge le vicende in maniera poltica. 

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