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Lacorazza resiste
e resta ancora in silenzio

Basilicata

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POTENZA - Finora è rimasto volutamente fuori dalla contesa. Si è tenuto in disparte. Lontano dalle luci e dalle polemiche. Ma continua a essere tirato per la giacca. Certo, Piero Lacorazza non è un “disoccupato” politico: è il presidente della Provincia di Potenza e come tale è sicuramente impegnato a far quadrare i conti dell’ente che amministra (in fondo anche Santarsiero da dindaco del capoluogo per ora è rimasto in silenzio sulle prossime regionali).  Un suo posizionarsi già in chiave regionali potrebbe essere dannoso per lo stesso ente provinciale. 

Ma è chiaro che è uno dei papabili per la guida della Regione Basilicata. Uno dei possibili candidati alla  presidenza della Regione per il centrosinistra. Uno di quelli nelle primissime file. Tanto più che non c’è discussione e conciliabolo tra big e seconde file del Partito democratico lucano in cui Lacorazza non sia il convitato di pietra. Anche martedì scorso nei corridoi del Consiglio regionale - mentre in aula infiammava il dibattito su rimborsopoli e sulle dimisioni del presidente della giunta regionale De Filippo - gli appassionati di strategie politiche disegnavano i vari possibili scenari per il centrosinistra nei quali Lacorazza non era mai escluso per l’eventuale carica da governatore. I ragionamenti puntualmente finivano tutti così:  “De Filippo ter o Lacorazza”. Oppure: “Un  esterno o Lacorazza”. O ancora: “Bubbico, Folino o Lacorazza”. 

Insomma il suo nome non manca mai quando si tratta di ipotizzare il futuro della Regione da qui a qualche mese. E non manca nemmeno (probabilmente) nella relazione che lo stesso De Filippo ha fatto  in Consiglio. Perchè il governatore ha parlato di non farsi ingannare da “cammufamenti generazionali”. Ed è iniziata la giostra dei retropensieri: “Ce l’aveva con Speranza o con Lacorazza?”. 
Frase che è stata ripresa anche su Twitter da parte del blogger Hyperbros. In forma di provocazione. Ma Lacorazza non c’è cascato e seraficamente ha risposto: «Mi sentirei coinvolto solo nella misura in cui avesse voluto farmi gli auguri per il mio compleanno: oggi compio 36 anni». Era mercoledì scorso: il giorno dopo il discorso di De Filippo in aula a via Verrastro. 

Anzi ha mostrato di voler ancora tentare di scherzare. Ma evidentemente, almeno lui, rimane sereno. Come fece anche in un botta e risposta con Margiotta sempre sul web, nel quale senza troppo scomporsi dichiarò più o meno questo: “Fin quando c’è in ballo il nome di Speranza, il segretario regionale del Pd, non è corretto fare altri nomi”. 

Insomma il modello a cui si ispira è quello pressappoco di una “sfinge”. Ma se lui si tiene al riparo, gli altri in tutta le maniere cercano di metterlo in mezzo sia per questioni generazioni e sia per questioni di correnti. Perchè al netto di tutto Lacorazza rappresenta una delle punte degli ex diessini che non è in Parlamento. E quindi se il confronto diventa tra ex diellini (Margherita) ed ex dei Ds il suo è comunque un nome “caldo”. Tanto più che c’è già chi “giura” sia iniziato lo scontro tra truppe sul territorio. Ieri è andato in minoranza sull’approvazione del bilancio comunale il sindaco di Bernalda, Leonardo Chiruzzi. Un defilippiano che è stato messo nell’angolo per tre voti di consiglieri comunali del Pd ed ex diessini. Immediata la reazione: Marco Arcieri, fedelissimo di De Filippo ha subito parlato di agguato e chiesto l’intervento del segretario. 

Anche i chiurazziani hanno reagito nella stessa maniera chiedendo l’intervento addirittura di Epifani. Il sospetto è che i diessini abbiano iniziato a fare “blitz” anche in risposta agli incontri sul territorio che le truppe di De Filippo stanno facendo. Sono tutte ipotesi. Ma la febbre sale. Tranne per Lacorazza che continua a restare in silenzio. E dicono, sereno. 

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