Salta al contenuto principale

Regionali, i sindaci ci provano
con una lista tutta loro

Basilicata

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
4 minuti 23 secondi

POTENZA - Sulle premesse concordano tutti: i partiti sono morti, la classe dirigente lucana ha provocato una situazione di stallo e inefficienza che rende di fatto impossibile amministrare i singoli territori, loro sono stati lasciati completamente soli, ma sono anche gli unici in grado di rappresentare correttamente le istanze dei cittadini. Ma sulla forma da dare a questa rivendicata rappresentanza, i sindaci “ribelli” che ieri  hanno preso parte al primo appuntamento del comitato nato su iniziativa del sindaco di Muro Lucano, Gerardo Mariani, ma che vede tra i più ardenti sostenitori il primo cittadino di Lagonegro, Domenico Mitidieri, le idee rimangono ancora un pò confuse. O almeno non tutti sparlano chiaramente. C’è chi propone un programma di contenuti condivisi da portare all’attenzione di Giunta e Consiglio regionale, come i sindaci di San Chirico Raparo e Laurenzana, Claudio Borneo e Domenico Urga. E chi si spinge ben oltre, come il primo cittadino di Chiaromonte, Antonio Vozzi che la lista dei sindaci in vista delle prossime regionali non l’esclude affatto. Anzi. «Non deleghiamo più a - dice a fine riunione - a rappresentanti non in grado di essere veramente tali. Siamo noi i veri interpreti di quelle che sono le esigenze dei territori, gli unici titolati a sostituirsi a una classe dirigente completamente delegittimata. Non aspettiamo che sia qualcun altro a farlo. Se ci sarà un progetto, io ci sarò». Chiude per tutti il primo cittadino di Muro, che più genericamente afferma: «Siamo pronti a tutto, chi vuole intendere, intenda».

Chi invece  il quadro lo ha ben chiaro  è il sindaco dei sindaci, Vito Santarsiero, che ieri non era presente all’incontro. La sua candidatura per le prossime regionali nella lista del Partito democratico è ormai cosa certa.

Gli altri, invece, hanno deciso - come proposto dal primo cittadino di Tito, Pasquale Scavone - di far nascere dall’iniziativa di ieri un tavolo d’emergenza permanente degli amministratori lucani che si insedierà nel Palazzo della Regione, negli spazi a disposizione degli ex consiglieri regionali. Sarà il primo passo per portare il grido di allarme degli amministratori dentro al Palazzo. La porta è aperta a tutti, anche ai colleghi appena insediati. Ieri a ritrovarsi un po’ più di una decina: oltre Muro, Lagonegro, Tito, Chiaromonte, gli amministratori di San Chirico, Ruoti, Abriola, Laurenzana, Spinoso, Brindisi, Trivigno, e anche l’ex di Bernalda. Si dicono arrabbiati, messi all’angolo, nell’impossibilità di guidare le comunità, svuotati di ruolo e funzioni con responsabilità sempre più grandi da portare sulle spalle. Le dimissioni del presidente De Filippo e il conseguente vuoto amministrativo che ne è conseguito sono state solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Ma la verità - sostengono tutti - è che la Regione è ferma da molto più tempo». Dal mancato alleggerimento del patto di stabilità, al blocco dei trasferimenti che non consentono nemmeno di avere liquidità per la spesa ordinaria. Fino alla programmazione delle prossime risorse europee. Il sindaco di Brindisi, il paese del cinespettacolo della Grancia, Nicola Allegretti spiega il suo caso: «Ci hanno lasciato senza risorse per garantire l’attrattore turistico più importante della stagione estiva lucana. A causa di una programmazione che si è rivelata completamente errata. Penso ai Piot che non sono serviti a nulla e che ci hanno fatto perdere  solo tempo. Per non parlare delle Aree programma, una vera porcata».

Tutti consapevoli che c’è bisogno quanto meno di un pressing perché la loro voce arrivi alle istituzioni più alte. «Dobbiamo dimostrare che siamo migliori, e siamo migliori, di Provincia e Regione. I nostri cittadini devono saperlo che non siamo stati a guardare», dice il sindaco di Spinoso, Pasquale De Loise che il primo pensiero lo rivolge al ragazzo del suo paese che si è tolto la vita solo qualche ora prima e in onore del quale è stato osservato un minuto di silenzio. La provocazione arriva quando il sindaco Vozzi pone la vera questione: «Bisogna innanzitutto dirsi chiaramente quanti di noi sono disposti ad andare avanti veramente e recidere il legame con i partiti di appartenenza». Un po’ più tardi risponderà il sindaco di Lagonegro, dirigente regionale del Pd e considerato un defilippiano doc. «Sono un uomo di partito ma sono soprattutto un sindaco alla prese con le mortificazioni che ormai subiamo sempre più spesso. Rischiamo il linciaggio tutti i giorni per risposte che non riusciamo più dare ai cittadini. L’arte del silenzio non deve più appartenerci. Ritengo che solo chi ha fatto il sindaco possa sentirsi un autentico rappresentante dei cittadini in Consiglio. Di certo non può accadere quanto accaduto a me: un consigliere che nei giorni caldi della riorganizzazione dei tribunali sul territorio, con la chiusura di Melfi e il salvataggio di Lagonegro, non sapeva  di cosa stessi parlando. E’ arrivato il momento della ribellione». E come sostiene il sindaco Mariani, «chi vuole intendere, intenda».

m.labanca@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?