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Quello che mi piace e quello che non va

Basilicata

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5 minuti 42 secondi

QUELLO CHE MI PIACE: EDILIZIA SCOLASTICA

Non è facile scegliere cosa mi piace e cosa no. Perché forse tutto quello di cui si è parlato serve a questa città. Il punto è vedere come tutto verrà a svilupparsi negli anni. Però c’è una cosa che di tutti gli investimenti passati e futuri apprezzo: l’attenzione all’edilizia scolastica. In una città sismica come Potenza mi tranquillizza sapere che c’è un’attenzione particolare alle scuole, si è costruito nuovi edifici e si pensa di edificare ancora degli istituti che rispettino certi criteri di sicurezza.

Personalmente ho ancora negli occhi i genitori dei piccoli della scuola di San Giuliano che con le mani tra i capelli giravano attorno alle macerie che avevano seppellito i loro figli. E sarà che sono mamma, ma il pensiero di portare i miei figli in edifici nuovi o messi in sicurezza da poco, mi tranquillizza. E mi piace che su questo settore si continui a investire in un momento in cui la scuola viene svilita e svalutata. A Macchia Romana - quartiere ormai popolosissimo - nascerà un nuovo polo scolastico, a via Perugia a settembre verrà inaugurato il plesso (nuovissimo) che ospiterà la primaria della “Domenico Savio”,  la scuola elementare di Bucaletto è terminata da poco, così come da poco è stata demolita e ricostruita una parte della “Domiziano Viola”. E questo è apprezzabile davvero. Come lo è tutta la significativa parte di investimenti destinata al verde (per esempio l’allungamento del parco fluviale). Un po’ di spazi liberi in più in questa città dove si è costruito più del dovuto davvero non farebbero male.

Antonella Giacummo

QUELLO CHE NON VA: LINGUAGGI LONTANI

Quello che non mi piace è il modo di comunicare di questo Pd. E davvero non mi piace. Iudicello esordisce dicendo che è stata scelta la piazza per parlare con i cittadini - chissà cosa dovranno dire, visto che è tutto deciso - ma Santarsiero parla come se fosse in un’aula universitaria. Con le slide praticamente invisibili chiede al pubblico di capire cose  incomprensibili se non dopo un accurato studio. Parla di Fers, Por, Pisus, Cipe, sottolinea ogni passaggio con dovizia.

E sindaco davvero io penso che lei sia un tecnico molto competente: non sarebbe riuscito insieme alla sua squadra a recuperare tutti questi soldi. Ma quelli presenti in piazza al secondo “Fers” si sono messi a chiacchierare per i fatti loro.

E capisco che lei voglia mostrare i fatti: ma quelli doveva mostrarli in questi ultimi dieci anni e non in questo ultimo squarcio di legislatura. Lei è bravissimo a intercettare le giuste misure, lo riconosco, ma non è altrettanto in grado in questo momento di parlare al cuore della piazza, della città. E quel linguaggio da burocrate non l’avvicina ai cittadini. Se Bucaletto cambierà, se tra sei anni non ci sarà più un prefabbricato non lo so. Se vivrò abbastanza per vedere l’evento ne sarò lieta. Ma dire anche che questa è una promessa mantenuta è spingersi troppo oltre. Il linguaggio sindaco è importante. C’è una città depressa. E lei risponde sì con un piano di investimenti poderoso, ma che è ancora tutto in divenire. Non mi piace allora questo linguaggio perché trasmette distanza. Quella che ora c’è tra il Pd e la sua gente.

Antonella Giacummo

QUELLO CHE MI PIACE: L’IDEA METROPOLI

Uno dei problemi di Potenza è stata la dimensione: non più paese, ma neanche metropoli. La strategia Potenza 2020 prova a costruire la dimensione moderna, quella di città metropolitana. Almeno negli intenti, il piano di sviluppo cittadino che mette insieme diversi canali di finanziamento e diversi strumenti di pianificazione pensa alla città come centro di un’area vasta. Non più solo Potenza, ma Potenza e il suo hinterland. Nei progetti dell’amministrazione la città dovrebbe poter offrire servizi a una comunità che non è più fatta solo di residenti. E con il territorio circostante dovrebbe poter condividere altri servizi, possibilità, progetti. In tempi di crisi e grandi trasformazioni non è una cattiva idea. Del resto a chiederlo è l’Europa che sta tarando la distribuzione dei fondi proprio pensando alle aree urbane come lo spazio migliore per costruire sviluppo. Inoltre, la condivisione dei progetti con l’hinterland (a patto che il territorio si senta davvero inglobato) dovrebbe poter evitare sprechi, duplicazioni. Basti pensare alle infrastrutture, ai servizi sanitari, al turismo: già pensare eventi e manifestazioni che non si sovrappongano, oppure itinerari che attraversino un territorio ampio significa costruire sinergia. C’è per esempio l’ipotesi di riprendere il vecchio tracciato delle appulo-lucane  che arriva a Pignola per farne un percorso ciclabile o pedonale nel verde. Vale anche per le strutture sportive o il sistema di mobilità che chiede agli autobus extraurbani di fermarsi ai terminal, per far proseguire il viaggio cittadino con le scale mobili o gli altri mezzi pubblici.

Sara Lorusso

QUELLO CHE NON VA: SIAMO IN RITARDO

Potenza città metropolitana al momento è solo un’idea. Nonostante la strategia Potenza 2020 sia costruita con forza sul principio dell’area vasta, del dialogo tra Potenza e il suo hinterland, gli stessi strumenti di programmazione delegati a questo tipo di progettazione non sono ancora pronti. Mettere insieme dieci amministrazioni non è certo semplice, ma il piano strutturale metropolitano (quello che dettaglia gli interventi e la visione condivisa sul territorio) si aspetta da troppo tempo. L’idea di una programmazione multidisciplinare e destinata a una comunità larga, anche un po’ più del solo capoluogo, è un punto di forza della strategia 2020. Contemporaneamente, però, ne è anche un limite molto forte: ritardi, conflitti istituzionali, burocrazia lenta hanno già fatto perdere fondi in alcuni settori (emblematico il caso dei Pisus: l’Europa ha penalizzato il ritardo e la cifra per i progetti è stata rimodulata recuperando le risorse nel Fondo di coesione). Il rischio è che il termine “metropolitana” per la città di Potenza resti solo un’ambizione, piuttosto che una caratteristica reale.

Nel piano di investimenti si punta molto sulla mobilità, con la previsione di interventi imponenti, come lo sdoppiamento della tratta ferrata. Saranno nuovi cantieri, servirà molto tempo per vedere eventualmente terminati i lavori. Nel frattempo, però, Potenza ancora non ha ancora reso messo a sistema la dotazione di mobilità alternativa già esistente. Se, poi, i cittadini non si sentono protagonisti delle scelte è più difficile costruire abitudine alle buone pratiche.

Sara Lorusso

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