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L'INTERVENTO/ Una nuova destra non basta,
serve un progetto ampio

Basilicata

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di EGIDIO DIGILIO
POTENZA - L’idea di una nuova destra «radicata nella comunità e nel territorio», riconosco, è suggestiva e può riaccendere la passione non solo nel popolo di destra, secondo i punti di vista, orfano di un punto di riferimento o diviso in partiti-partitini, quanto più in generale tra i moderati e riformatori, laici e cattolici che pure hanno perso la bussola. Ovviamente a condizione di non pensare ad una riedizione di An (magari solo perchè si rifà Forza Italia) ma più semplicemente con l’obiettivo di raccoglierne l’eredità, sulla base dei valori del Movimento sociale, per proiettarla al presente e al futuro. E’ un progetto culturale e civico, prima che politico, che richiede tempi, strumenti, modalità di partecipazione perché non si può improvvisare e tanto meno individuare la scorciatoia della sommatoria di sigle, come invece, qualcuno vorrebbe fare nel cosiddetto centro sin troppo affollato e diversificato. 
Credo però che la scadenza elettorale regionale ravvicinata imponga un percorso obbligato per individuare innanzitutto un progetto di proposta alternativa non solo al sistema di potere del Pd e del centrosinistra, che tutti conosciamo, per estendersi all’insieme dell’attuale sistema partiti. Dunque un progetto caratterizzato dall’alternatività e diversità quali elementi fondamentali per chiedere ai lucani di credere e sostenere la candidatura di un governo regionale di autentico cambiamento. Non sfugga che è un’ipotesi tanto più necessaria per tutelare gli interessi delle nostre comunità rispetto alla fase di estrazione-ricerca di petrolio e gas e di gestione delle risorse idriche. Nella prossima legislatura regionale è questa la posta in gioco con interessi fortissimi di lobby petrolifere, del gas, delle energie rinnovabili e dell’ “oro blu” destinato negli anni a diventare sempre più rilevante risorsa strategica.  Non è certamente un mistero il fatto che in tanti hanno messo gli occhi su quello che sarà  l’hub energetico del Paese con ripercussioni internazionali e persino nei rapporti con i colossi russi e dei Paesi ex sovietici del gas. 
Un supporto all’incremento di petrolio lucano arriva direttamente dalla Strategia energetica nazionale (Sen), di cui il Paese si è dotato, non senza resistenze che mi hanno visto in Senato tenace oppositore, spesso in ruolo solitario rispetto agli altri parlamentari lucani, per aver dato campo libero alle compagnie di operare nel nostro sottosuolo.  All’interno della Sen, tra gli obiettivi indicati, il governo prevede maggiori chance alla produzione di petrolio e di gas. Tanto che l’ex premier Mario Monti ha dato, nell’anno passato, il via libera a un nuovo giacimento in Val d’Agri, per il quale l’Eni e le autorità locali sono in trattativa. Ed è anche questa, a mio parere, la ragione politica della presenza, sicuramente sovradimensionata, di dirigenti lucani del Pd nei posti chiave delle istituzioni chiamati a “presidiare” i centri decisionali sino al rinforzo atteso nei prossimi mesi.
In sintesi: dobbiamo riprendere il filo del nostro racconto, rilanciare un percorso tracciato nel solco di "un certo modo di intendere l'Italia", con il coraggio delle idee e del cambiamento, forti di una spinta patriottica e repubblicana, pronti ad affrontare le sfide della competizione e dello sviluppo, con una forte attenzione alla solidarietà sociale. Per questo non basta una “trincea di destra”: occorre una visione radicalmente alternativa all’idea di consenso che il centrodestra ha elaborato in questi anni, consenso come adesione a un progetto di cambiamento e non alle virtù taumaturgiche del leader, come espressione di cittadinanza attiva.
L’intreccio con quello che pensano i lucani sulla Giunta regionale e sui partiti è stretto. E in questo ambito si riapre, non solo per noi ma per quanti sono realmente e veramente alternativi a questo centrosinistra, la questione della proposta di progetto politico in grado di dare risposta alla dilagante sfiducia, all’antipolitica e al grillismo che da noi potrebbe produrre un proliferare di liste civiche accomunate contro il sistema dei partiti.
*(Ex senatore, coordinatore Fli)

L’idea di una nuova destra «radicata nella comunità e nel territorio», riconosco, è suggestiva e può riaccendere la passione non solo nel popolo di destra, secondo i punti di vista, orfano di un punto di riferimento o diviso in partiti-partitini, quanto più in generale tra i moderati e riformatori, laici e cattolici che pure hanno perso la bussola. Ovviamente a condizione di non pensare ad una riedizione di An (magari solo perchè si rifà Forza Italia) ma più semplicemente con l’obiettivo di raccoglierne l’eredità, sulla base dei valori del Movimento sociale, per proiettarla al presente e al futuro. 

 

E’ un progetto culturale e civico, prima che politico, che richiede tempi, strumenti, modalità di partecipazione perché non si può improvvisare e tanto meno individuare la scorciatoia della sommatoria di sigle, come invece, qualcuno vorrebbe fare nel cosiddetto centro sin troppo affollato e diversificato. Credo però che la scadenza elettorale regionale ravvicinata imponga un percorso obbligato per individuare innanzitutto un progetto di proposta alternativa non solo al sistema di potere del Pd e del centrosinistra, che tutti conosciamo, per estendersi all’insieme dell’attuale sistema partiti. Dunque un progetto caratterizzato dall’alternatività e diversità quali elementi fondamentali per chiedere ai lucani di credere e sostenere la candidatura di un governo regionale di autentico cambiamento. Non sfugga che è un’ipotesi tanto più necessaria per tutelare gli interessi delle nostre comunità rispetto alla fase di estrazione-ricerca di petrolio e gas e di gestione delle risorse idriche. Nella prossima legislatura regionale è questa la posta in gioco con interessi fortissimi di lobby petrolifere, del gas, delle energie rinnovabili e dell’ “oro blu” destinato negli anni a diventare sempre più rilevante risorsa strategica.  

Non è certamente un mistero il fatto che in tanti hanno messo gli occhi su quello che sarà  l’hub energetico del Paese con ripercussioni internazionali e persino nei rapporti con i colossi russi e dei Paesi ex sovietici del gas. Un supporto all’incremento di petrolio lucano arriva direttamente dalla Strategia energetica nazionale (Sen), di cui il Paese si è dotato, non senza resistenze che mi hanno visto in Senato tenace oppositore, spesso in ruolo solitario rispetto agli altri parlamentari lucani, per aver dato campo libero alle compagnie di operare nel nostro sottosuolo.  

All’interno della Sen, tra gli obiettivi indicati, il governo prevede maggiori chance alla produzione di petrolio e di gas. Tanto che l’ex premier Mario Monti ha dato, nell’anno passato, il via libera a un nuovo giacimento in Val d’Agri, per il quale l’Eni e le autorità locali sono in trattativa. 

Ed è anche questa, a mio parere, la ragione politica della presenza, sicuramente sovradimensionata, di dirigenti lucani del Pd nei posti chiave delle istituzioni chiamati a “presidiare” i centri decisionali sino al rinforzo atteso nei prossimi mesi.In sintesi: dobbiamo riprendere il filo del nostro racconto, rilanciare un percorso tracciato nel solco di "un certo modo di intendere l'Italia", con il coraggio delle idee e del cambiamento, forti di una spinta patriottica e repubblicana, pronti ad affrontare le sfide della competizione e dello sviluppo, con una forte attenzione alla solidarietà sociale. Per questo non basta una “trincea di destra”: occorre una visione radicalmente alternativa all’idea di consenso che il centrodestra ha elaborato in questi anni, consenso come adesione a un progetto di cambiamento e non alle virtù taumaturgiche del leader, come espressione di cittadinanza attiva.L’intreccio con quello che pensano i lucani sulla Giunta regionale e sui partiti è stretto. 

E in questo ambito si riapre, non solo per noi ma per quanti sono realmente e veramente alternativi a questo centrosinistra, la questione della proposta di progetto politico in grado di dare risposta alla dilagante sfiducia, all’antipolitica e al grillismo che da noi potrebbe produrre un proliferare di liste civiche accomunate contro il sistema dei partiti.*(Ex senatore, coordinatore Fli)

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