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Figliopoli universitaria, la Procura apre un'inchiesta
La reazione di via Verrastro: «Noi collaboriamo»

Basilicata

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«DAL Dipartimento Regionale alla Salute è stata offerta la collaborazione più ampia e celere agli accertamenti nell’attesa che si faccia chiarezza sulla vicenda in tempi brevi».

E’ quanto ha reso noto l’ufficio stampa della giunta regionale dopo l’accesso dei carabinieri delegati dal pm Sergio Marotta in via Verrastro per acquisire copia delle delibere «con le quali sono state finanziate alcune borse di specializzazione inedite presso le facoltà di varie Università italiane».

Dalla giunta hanno spiegato che l’indagine nasce da notizie di stampa - ovvero gli articoli pubblicati dal Quotidiano della Basilicata - e hanno provato a mandare un segnale di fiducia e convinzione della corretezza del proprio operato.

Già nelle scorse settimane la Regione si era dovuta occupare del caso “figliopoli” per ammettere il ritardo davvero sconveniente con cui sono state pubblicate le delibere di assegnazione dei contratti di formazione aggiuntiva agli atenei di mezza Italia. «Deprecabile ma irrilevante». Così era stata bollata la circostanza che quando la notizia delle delibere in questione è uscita sul Bur per qualcuna delle specializzazioni “beneficiate” fossero già scaduti i termini per presentare domanda (in un caso in realtà erano già scaduti al momento in cui è stata approvata la delibera). Secondo la Regione infatti «appare assurdo anche solo ipotizzare che un aspirante possa subordinare la propria scelta di partecipare alle selezioni in funzione della eventuale previsione di posti aggiuntivi rispetti a quelli già a concorso, tanto più che tali eventuali posti aggiuntivi, per legge, non potrebbero avere alcuna connotazione che li leghi in alcun modo ai territori degli enti (le regioni) o dei privati che decidano di finanziarli».

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