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Che ne facciamo delle serre?
Quindici anni di immobilismo

Basilicata

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POTENZA - L’erba alta si è ormai impadronita di ogni spazio utile. La struttura è decadente. L’incuria e l’abbandono trionfano su ciò che un tempo erano le serre dell’Università degli studi della Basilicata, in rione Francioso. Sono almeno 15 anni che le vecchie serre, una volta trasferite al Campus universitario di Macchia Romana, sono in queste condizioni. Uno spazio vuoto, inutilizzato, come tanti in città. Due anni fa la proposta del consigliere comunale Giuseppe Molinari di riqualificare l’area mediante i Pisus. Ma tra i tanti progetti previsti nel pacchetto dei fondi volti a cambiare l’immagine della città, a quanto pare le serre nono sono contemplate. Molinari si è fatto di nuovo avanti durante l’ultimo consiglio comunale aperto sull’Ateneo lucano. «La questione – spiega Molinari – riguarda principalmente l’Asp e l’Università della Basilicata in quanto la proprietà dovrebbe essere dell’Asp. Il Comune, però, poteva farsi interlocutore e promotore di un progetto di riqualificazione necessario per una zona della città sovrappopolata e che soffre da un punto di vista urbanistico, priva di adeguati punti di svago e spazi verdi».

L’idea di Molinari era infatti quella di trasformare le serre in un parco urbano con sentieri percorribili e aree attrezzate. Un po’ sulla falsa riga del parco Elisa Claps di Macchia Romana. «È l’ideale come cerniera tra i quartieri di Santa Croce, Francioso e Rione Lucania, tra l’altro abitati soprattutto da anziani che, come in questi giorni di caldo, non sanno dove trascorrere il proprio tempo. Insieme alle serre, infatti, si sarebbe potuta recuperare anche la casa dello studente a loro vicina, ormai chiusa. Si potrebbe pensare a degli appartamenti a costi agevolati per anziani o per giovani coppie». Per Molinari il problema resta soprattutto quello della volontà politica, completamente assente e la mancanza di una progettualità seria, che guardi alle piccole ma necessarie opere oltre alle grandi, per di più per la maggior parte incompiute.

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