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Vito contro Vito, la guerra Comune-Regione
che uccide il capoluogo

Basilicata

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POTENZA - La dinamica andata in scena, dice il presidente Vito De Filippo (Pd), non ha nulla di politico: semplicemente è stato impossibile considerare il contributo alla città di Potenza come un atto «indifferibile e urgente». E senza queste due caratteristiche non si poteva aggiungere nulla in manovra. Del resto, dalla finanziaria regionale approvata martedì sera in via Verrastro, sono state tenute fuori le speranze di finanziamento ad altri Comuni, più o meno grandi, ed enti come l’Asi di Potenza «che pure in queste ore rischia di fallire».

Per gli altri, però, fuori e dentro il partito del governatore, quella mancata approvazione è tutta politica. «Beghe interne», secondo l’interpretazione più radicale. «Scarsa considerazione della città capoluogo», secondo una declinazione meno severa.

Il risultato è che a Potenza, tra uffici e stanze del municipio, sono davvero preoccupati: senza quel contributo da sei milioni di euro che alcuni consiglieri regionali avevano tentato di inserire in finanziaria con un emendamento, i conti del bilancio comunale si fanno complicati. Quasi a rischio dissesto.

L’emendamento bocciato dalla giunta per motivi tecnici (la mancata indifferibilità, appunto) era stato proposto da Luigi Scaglione (Popolari uniti), Michele Napoli (Pdl) e Erminio Restaino, Giuseppe Dalessandro e Gennaro Straziuso (Pd). Si chiedeva di replicare la previsione già attuata già lo scorso anno nel prevedere un fondo che avrebbe dovuto coprire trasporti, servizi scolastici, spesa corrente in generale. Si puntava sempre sull’idea che la città di Potenza eroga servizi a una comunità più vasta di quella residenziale, nonostante continui tagli e un dissesto vecchio di anni.

Martedì mattina sembrava cosa fatta: non solo sostegno bipartisan, ma anche quello di un consigliere del Materano. La proposta non aveva certo l’aria di una rivendicazione di campanile.

Poi, a tarda sera, che fosse successo qualcosa lo si è capito dal fuggi fuggi da piazza Matteotti. La sala delle commissioni dove il Pd comunale stava facendo riunione di gruppo si è svuotata all’improvviso. Sindaco, assessori e consiglieri si sono precipitati in consiglio regionale. Era arrivata la notizia che l’emendamento dedicato alla città non sarebbe passato.

Volti tirati, un po’ di voce grossa, le reazioni deluse su Facebook e Twitter: il via libera alla finanziaria regionale è arrivato senza i fondi per il capoluogo (e per altri centri interessati). In poche ore, l’allarme. «E ora?». La città ha i conti fatti con il bilancino: la risposta a ogni proposta è un ritornello conosciuto. «Non ci sono soldi».

Quelli del contributo mancato, poi, erano già stati messi in previsione di spesa. «Un grave arretramento in un momento di forte difficoltà per istituzioni ed enti pubblici», scrive ieri mattina Vito Santarsiero. «Non aver confermato da parte della giunta regionale quanto disposto lo scorso anno – prosegue – rappresenta un atto che colpisce duramente la città». Eppure, ricorda il sindaco di Potenza, è importante il lavoro fatto per risanare un debito ereditato. «Lo scorso anno – dice ancora Santarsiero –  un atto amministrativo, molto ragionevole, giunto al termine di analisi e valutazioni di ogni aspetto della questione, ben lontano da ogni logica politica o territoriale, figlio di un ragionamento che riguardava solo ed esclusivamente gli interessi primari dei cittadini, sia potentini sia lucani, aveva consentito al Comune di Potenza di ricevere un significativo contributo. Non tener conto, oggi, delle esigenze della città capoluogo, significa mettere in discussione i servizi fondamentali, non comprendere il fondamentale ruolo delle aree urbane, aprire impropriamente tensioni e contrapposizioni che non aiutano la Regione e le sue comunità locali». Per Santarsiero c’è un dato politico. «Abbiamo bisogno di ben altro – scrive - Ci aspettavamo dal presidente De Filippo quelle azioni e responsabilità che in situazioni di questo tipo non possono mancare».

Il governatore non ci sta, però, a far passare questa lettura. «Lo scorso anno sono stato io ad avviare quel percorso di sostegno. Quest’anno la richiesta da Potenza è arrivata molto tardi e su una cifra complicata da affrontare. Poi, legittimamente, anche altri centri si sono inseriti nelle richieste. Abbiamo dovuto fare delle scelte, abbiamo approvato programmi che riguardano la povertà e provvedimenti legati a sanità e lavoro». Il “no” a Potenza, come ai piccoli comuni,   è stato soprattutto un “no” tecnico. «Andiamo, non devo ricordare le strategia di sostegno a Potenza che ho messo in campo con il sindaco di Potenza in questi anni. Quale contrapposizione, è stata una scelta tecnica». Secondo il criterio, lo ribadisce più volte, dell’indifferibilità dei provvedimenti.

Che cosa accadrà? Tra allarme dissesto e malumori politici, il Pd sta cercando di correre ai ripari. Già ieri mattina bastava una sosta di pochi minuti in piazza Matteotti per osservare un concitato via vai di consiglieri e dirigenti democratici. Spola tra Regione e Comune. Ore e ore al telefono, qualche comunicato stampa, diversi caffè.

Stamattina la riunione di maggioranza del centrosinistra potentino, convocata già da qualche tempo,  si occuperà naturalmente anche del caso Potenza. A fare da mediatore tra i due livelli istituzionali sembra sia intervenuto anche  il segretario regionale Roberto Speranza.

A manovra chiusa, l’unica soluzione resta quella di una variazione di bilancio. «La volontà sembra ci sia tutta», fanno sapere da viale Verrastro. Sarebbe a questo punto necessario riconvocare un consiglio regionale. E in quella sede discutere dell’eventuale contributo a Potenza, come dell’Asi o dei piccoli Comuni. «Ma la via è sempre la stessa: la Regione può muoversi solo su questioni di indifferibilità e urgenza». Chissà se il bilancio di Potenza lo sarà.

s.lorusso@luedi.it

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