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Se il prof sbaglia il verbo
e vince il concorso

Basilicata

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POTENZA - Hanno sostituito la “e’” verbo   e la “e” congiunzione, hanno confuso lo Zibaldone di Leopardi con l’epistolario di Cicerone, e commesso tanti altri errori che mostrano lacune di conoscenze letterarie ma anche della  grammatica elementare.

Eppure, per la commissione che ne ha esaminato gli elaborati, nominata dall’Ufficio scolastico regionale, sono loro i più bravi, quelli che hanno meritato l’ammissione all’esame orale per insegnare finalmente nelle aule. Si tratta del famoso concorsone nelle scuole di tutt’Italia, indetto dal ministero dell’Istruzione lo scorso anno: più di 11.000 nuovi insegnanti da arruolare nelle scuole di tutto il Paese, per 25 posti in Basilicata. Di cui 14 per l’insegnamento di Italiano, Storia e Geografia nelle scuole medie inferiori, 7 per la cattedra in materie Letteraria nelle scuole superiori, 2 per la classe di concorso A051 (Latino e Materie Letterarie) e 2 per la classe di concorso A052 (Materie Letterarie, Latino e Greco). Gli aspiranti insegnanti lo aspettavano da ben 13 anni. Ma quando finalmente è arrivato, dopo la prima prova preselettiva che si è svolta a livello nazionale, allo scritto che si è svolto lo scorso febbraio hanno dovuto fare i conti con quelle che sarebbero state vere e proprie irregolarità, esclusioni ingiustificate e varie “anomalie” percepite già nel corso dello svolgimento delle prove.   A organizzare le selezioni sul territorio, e a nominare le commissioni, l’Ufficio scolastico regionale. Lo stesso che ha gestito anche le selezioni per i neo dirigenti su cui sta indagando la Procura di Potenza. E al momento i sospetti degli aspiranti insegnanti sembrano essere confermati dai fatti. L’accesso agli atti richiesti da alcuni concorrenti hanno messo in evidenza gravi errori nelle prove scritte di alcuni ammessi agli orali. 

Tanto che il deputato lucano di Sinistra ecologia e libertà, Antonio Placido ha presentato un’interrogazione per chiedere provvedimenti urgenti al ministero dell’Istruzione. E a conferma della illegittima esclusione da parte di alcune concorrenti dalla prova orale ieri è arrivata anche una sentenza del Tar. Il Tribunale amministrativo, accogliendo il ricorso presentato da alcune candidate, ha stabilito che le ricorrenti dovranno sostenere una nuova prova scritta. Si tratta di aspiranti docenti escluse dagli orali perché avevano presentato l’elaborato scritto in buste chiuse ma non incollate. Errore che però, per il giudice, non è da addebitare alle concorrenti, ma al componente della commissione esaminatrice che all’inizio dell’esame  non avrebbe specificato che era necessario chiudere la busta incollandola. «Come dimostra il fatto - si legge nella sentenza - che l’inconveniente si è verificato soltanto con riferimento a 7 candidati, tutti sistemati nella stessa aula nell’istituto  Tecnico “De Lorenzo” di Potenza». A giudicare i nuovi elaborati - prevede il dispositivo - sarà sempre la stessa commissione. Speriamo, questa volta, senza nuovi “fraintendimenti”. Per ora il Tar si è espresso su una questione che potrebbe essere definita di natura tecnica. Ma i ricorsi presentati sono ancora tanti da parte di altrettanti candidati. E non è detto che nelle prossime settimane facciano emergere fatti ben più gravi. Nel frattempo, chi ha avuto accesso agli elaborati ha dovuto prendere atto degli erroracci che infarciscono gli scritti di alcuni  ammessi agli orali. E per molti meritevoli, alla lunga attesa durata oltre 13 anni  è seguita solo una grande delusione.

m.labanca@luedi.it

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