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Intervista a Vito Di Trani
«Non farò morire la mia Valle»

Basilicata

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PISTICCI - E’ un osso duro il sindaco di Pisticci. Quando parla della sua città, nel bel mezzo di un agosto che fa registrare il pienone nei villaggi turistici della marina, trasmette l’idea di uno che è disposto anche alla battaglia corpo a corpo. Della serie: di qui non si passa. O meglio: si passa solo a certe condizioni.

Il riferimento è alla Valle del Basento, alla industrializzazione smarrita e a quella che si può programmare, alla grande questione Eni-Tecnoparco, alla necessità del discorso intorno alla chimica verde, alla distribuzione equa delle royalties del petrolio «a tutto il territorio regionale, non solo a noi in aggiunta alla Val d’Agri».

L’emendamento ottenuto con l’assestamento di bilancio è un buon inizio. Politicamente media poco. E se gli chiedo di questa pazza campagna elettorale fa quasi una smorfia di disgusto. Del resto la suo storia singolare, dentro il Pd e contro il Pd, racconta di un medico di base che sta dentro la carne viva dei problemi della sua gente. La valle del Basento è il suo pensiero. «Io sono stato votato. Non tradisco. Qualcuno vorrebbe far passare l’idea che quei 58 mila euro che Tecnoparco ci ha consentito di non pagare sarebbero il prezzo del mio accordo? O del mio silenzio? Se è per questo ce ne sono altri trecentomila ottenuti, è proprio il minimo, dico il minimo di compensazione che può tornarci. Io vado molto oltre, se è necessario chiedo di farsi carico del trasferimento di un intero quartiere».

Soluzione estrema per affrontare la mai chiarita vertenza dei miasmi nella zona attorno al grande sistema d’impresa che smaltisce reflui per la maggior parte provenienti dal centro oli di Viggiano.

Di Trani è in una pausa di una giornata che dedica, con l’assessore all’Ambiente, alla promozione del territorio, Pasquale Domenico Grieco: «Siamo anche città del mare, non ce lo dimentichiamo. Abbiamo un territorio che è esteso come Milano. Ho il dovere di conservare e preservare l’idea di un territorio puro, non inquinato, un territorio dove si può fare turismo, dove ci si può fermare a riappropriarsi di prodotti naturali. Questo vado a raccontare agli ospiti dell’estate (si arriva, quotidianamente anche a 70 mila presenze, ndr.)».

Di Trani ha appena mandato un messaggio di auguri a Domenico Arcuri, riconfermato al vertice di Invitalia. Per il Club Med. «Non si dimentichi di noi», gli ha scritto. «Non vi dimenticherò», si è impegnato l’amministratore delegato. «Il mare è la nostra ricchezza, non dobbiamo giocarcela. Siamo bandiera verde, diciannovesima spiaggia italiana a dimensione di bambino. Dal Basento inquinato al mare inquinato il passaggio è breve. Sono passati gli anni e non siamo riusciti ad affrontare le emergenze e i problemi della modernità. Guardi la nostra pineta, per esempio. E chi se ne occupa? E’ ferma agli anni Cinquanta. Avevo chiesto le autorizzazioni per le strade tagliafuoco. La Regione me le ha negate. Però poi non capisco perchè quando s’è trattato di grossi investimenti turistici, come gli Argonauti, l’atteggiamento è stato diverso. Non c’è verso di trovare mediazioni nella giungla delle competenze e dei cavilli di regole. E i controlli sugli scarichi dei depuratori dei privati? Ho proposto un collettamento di tutti i depuratori dei villaggi in un unico depuratore in località Tamma gestito da Acquedotto lucano. Mi sembra già un passo avanti».

Ma il vero groviglio dei pensieri del sindaco di Pisticci è tutto attorno all’ambiente e all’area industriale.

«La Basilicata deve essere regione pilota di uno sviluppo sostenibile, si può creare occupazione dall’agricoltura biologica, con la coltivazione del cardo. Tutelare l’ambiente e la salute è prioritario rispetto a qualunque politica industriale. Io credo che questo ce l’abbia presente anche Tecnoparco. E se non ce l’ha presente se ne deve convincere. Da un’equa distribuzione delle risorse, con i fondi delle estrazioni petrolifere si può immaginare una bioraffineria per produrre energia elettrica e bio-combustibile per incentivare le imprese e ottenere occupazione».

Di Trani calcola almeno 1.000 posti di lavoro. La strategia per lo sviluppo (a parte il turismo) passa attraverso due traiettorie. Un sistema di rete comunale con obiettivo lavoro con la regia del Mise.

«Il fatto che i due miliardi di compensazione che lo Stato ha riconosciuto alla Basilicata con il memorandum siano gestiti dal Mise, a mio avviso è un fatto positivo. Per quel che mi riguarda è l’interlocutore giusto».

L’altra traiettoria è un piano di controllo delle bonifiche per una reindustrializzazione votata alla chimica verde. Rilanciando anche gli impianti presenti all’Enea Trisaia sulle biotecnologie per favorire lo spin off di aziende giovanili.

Ma il vero bubbone politico-amministrativo rimane Tecnoparco e la lunga battaglia di un quartiere. Che è poi la battaglia di un intero territorio. Di Trani non fa sconti.

 Il punto di partenza è che il processo industriale, così come è oggi, va migliorato.

«Non è sufficiente la copertura delle vasche. Va fatto un esame tecnologico degli impianti per valutare se i processi presenti possono essere migliorati». Il modello può essere quello fatto dal campus biomedico con il comune di Viggiano per il centro oli, il modello Bat (Best available technology). Cioè una filosofia alla quale si stanno orientando le maggiori multinazionali per abbassare i limiti emissivi entro i valori di legge.

Di Trani parla a lungo di Tecnoparco, conta preoccupato il numero dei camion che da Viggiano arrivano a Pisticci, si astrae, quasi riflette da solo. Alla fine gli chiedo: «Insomma, lei è contro, cosa bisogna fare, spostare un intero quartiere?».

«Io non sono contro Tecnoparco - dice - ma il modello di sviluppo deve essere sostenibile. E loro devono fare squadra con me. Fare squadra con me significa rispettare un territorio e restituirci uno sviluppo compatibile». E su questo punto, torniamo al punto di partenza di questa chiacchierata: anche il corpo a corpo.

l.serino@luedi.it

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