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Inchiesta sui rimborsi alla Provincia di Potenza
Scoperto "buco" a quattro zeri

Basilicata

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POTENZA - Un “buco” di qualche decina di migliaia d’euro nella contabilità dei gruppi, Pd e Pdl inclusi. Acquisti di smartphone e tablet non inventariati, e tanto altro ancora. Poi c’è chi ha messo le mani avanti, come il presidente Piero Lacorazza, chiedendo il riesame di tutta la sua personale contabilità, e l’addebito automatico degli “eventuali esuberi” da parte della tesoreria. Un attimo prima che la questione si spostasse negli uffici giudiziari.

Ci sarebbero già alcune iscrizioni nel registro degli indagati nell’ambito dell'inchiesta condotta dai pm della Procura della Repubblica di Potenza sui rimborsi delle spese di rappresentanza della Provincia. Gli atti sono sotto esame dei carabinieri della sezione di pg del Tribunale da metà giugno, e da allora il fermento nell’Ufficio finanziario di piazza Mario Pagano è andato crescendo. Fin troppo evidente la differenza tra la cifra dei soldi elargiti per «rappresentanza, organizzazione eventi, pubblicità e servizi per trasferta» (263mila euro nel 2012) e quella delle spese documentate. Denaro uscito dalle casse dell’amministrazione e destinato ai gruppi consiliari, “scomparso” non si sa bene dove, dato che in archivio non risultano fatture, scontrini o contratti che ne giustifichino l’utilizzo.

Sulle spine, oltre ai funzionari che avevano il compito di controllare e non si sarebbero accorti di nulla, ci sono i capigruppo di diverse formazioni consiliari, inclusi Partito democratico e Popolo delle Libertà, i due maggiori con 9 e 5 consiglieri, che per questo hanno goduto anche dei contributi più ricchi. Ma non è finita. Infatti oltre allo “scoperto” a quattro zeri per spese “misteriose” o non meglio precisate (dal momento che non risultano rendicontate), i militari si sono accorti anche di un’altra anomalia nella gestione del contributo/rimborso. Alcuni consiglieri, in pratica, avrebbero acquistato a spese del gruppo smartphone e tablet di ultima generazione. Strumenti necessari per consultare documenti, proposte di delibere e documenti necessari. Guai a chi lo mette in dubbio. Solo che nessuno si sarebbe preso la briga di inventariarli tra i beni del consiglio, in quanto strumenti affidati in maniera soltanto temporanea al loro mero utilizzatore. Per questo appaiono destinati a seguirlo verso casa al termine del suo mandato, come se fossero di sua esclusiva proprietà, senza nemmeno il pagamento a titolo di riscatto di una somma equivalente al loro valore di mercato. S’intende, come acquisto di seconda mano. Quindi di solito anche molto basso, quasi simbolico, data la velocità con cui vengono rimpiazzati i modelli sugli scaffali.

Da quanto tempo era questo l’andazzo in Provincia? Quanti buchi sono rimasti scoperti? Quanti telefonini - per non parlare di computer, laptop eccetera - sono stati acquistati con i contributi per l’attività politica dei gruppi, e sono stati tenuti, scambiati, regalati a chissà chi dal consigliere di turno come se li avesse pagati con il suo proprio stipendio? Difficile a dirsi. Ma il parallelo con la Regione non sembra del tutto campato in aria. Figurarsi l’ansia di chi aspetta di sapere come intendono procedere inquirenti e investigatori. Il presidente Piero Lacorazza è stato il più lesto di tutti e il 2 maggio ha scritto una lettera all’Ufficio finanziario che rende bene l’idea di una certa apprensione. «Nella seduta della Giunta provinciale del giorno 7 maggio p.v. (cinque giorni più tardi, ndr) sarà portata in approvazione la delivera di proposizione al Consiglio provinciale del Regolamento relativo alle spese di rappresentanza». Così esordisce il candidato in pectore alle primarie del Pd per la scelta del nuovo possibile governatore della Regione.

Lacorazza spiega che il nuovo regolamento avrebbe fornito «in maniera univoca» le direttive per interpretare le leggi in materia di spese di rappresentanza e contributi vari all’attività politica di un’assise come quella di Piazza Mario Pagano. Quindi in sostanza ammette che un po’ di confusione dev’esserci stata. Se no a che sarebbe servito? In conclusione: «In tale ottica di forte rigore attivato da questa amministrazione - scrive ancora Lacorazza - chiedo che tutte le spese di rappresentanza liquidatemi in passato e precedenti al regolamento in argomento, vengano riesaminate alla luce di tale regolamento e che eventuali esuberi mi vengano addebitati già con le spettanze del corrente mese». Meglio prevenire, che curare.

l.amato@luedi.it 

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