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Matera difenda
la sua identità culturale

Basilicata

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NEL DIBATTITO che il “Quotidiano” ha avviato, in questi mesi, sull’identità della città di Matera, ed i suoi esiti futuri, l’intervento del prof. Giovanni Caserta ha introdotto forti connotati di concretezza, legati ai contenuti socio-economici, storici e politici che l’hanno determinata nell’ultimo secolo. Connotati che è forse opportuno integrare con quelli attinenti l’”urbanistica”, ovverossia la “forma urbis” che quell’identità ha dato alla città, ed al territorio, nei quali essa era insediata, e si sviluppava.

Io non andrei alla ricerca di definizioni, più o meno azzeccate o esaustive, di questa identità e della sua “forma urbis”, perché Matera, come qualsiasi altro insediamento urbano, ha l’identità e/o la forma (mutevole) che hanno determinato il susseguirsi dei sistemi politici, socio-economici, culturali propri della comunità umana che l’ha realizzata ed abitata, dalla sua nascita fino ad oggi (e fino alla sua “naturale” scomparsa); se c’è un elemento identitario più marcato, per Matera, esso deriva dall’aver, nei circa mille anni della sua storia, continuamente reinventato ruolo e significato “urbani” della sua originaria matrice insediativa “rupestre”, dimostrando così doti di grande “resilienza” (urbana).

La vicenda dell’ultimo secolo, su cui Caserta si sofferma, ne è la diretta testimonianza: Matera entra nel XX secolo come città della separatezza Piano-Sassi, rappresentazione fisica, ed urbanistica, delle tragiche contraddizioni socio-economiche che caratterizzavano la sua comunità urbana.

Il secolo appena trascorso è stato poi utilizzato per alleviare prima (Legge Zanardelli), estirpare radicalmente poi (Legge De Gasperi), ricucire infine (Legge n.771/86) quelle condizioni di separatezza: per cui la città antica è stata dapprima parzialmente infrastrutturata (interventi su viabilità e servizi), poi svuotata (quale “vergogna nazionale” da cancellare sotto il profilo politico, socio-economico, urbanistico), ed infine fatta oggetto di una nuova sintesi culturale ed urbanistica contemporanea (Concorso Internazionale 1975).

Con un intermezzo, che copre proprio gli anni di elaborazione di quella sintesi (’60-’70), quando si esperì un tentativo, per fortuna non riuscito, di sublimare i tragici contenuti sociali della città antica nella definizione di “capitale della civiltà contadina”; il che avrebbe avuto quali esiti urbanistici la sua costituzione ad oggetto “museale” (la “Pompei della civiltà contadina”), con il risultato di riproporne ancor più sofisticate separatezze dalla comunità contemporanea.

Si è invece, 40 anni fa, scelta la strada del “risanamento conservativo”, affidata alla sapiente regia di Tommaso Giura Longo; la strada cioè della ricognizione, riscoperta e ricomposizione paziente dei valori delle architetture (ipogee e/o costruite), dei legami tra i corpi edilizi, del disegno degli spazi urbani che essi determinano, delle relazioni tra la città antica ed Altipiano Murgico frontistante, e di questi con la città contemporanea, con le funzioni “compatibili” della cultura urbana contemporanea, affidando a quella residenziale  il ruolo di  “funzione pioniera” per riportare la vita in una città che ormai, più che “separata”, era “morta”.

Ponendo le basi così di una nuova, piena “rinascenza” della città, di una nuova connotazione (arricchimento) della sua identità.

Come tutti processi di trasformazione urbana (nel senso più pieno del termine, fisico, socio-economico e culturale), questa nuova sintesi presenta allo stato alcuni aspetti incompleti, irrisolti, oscuri, o addirittura errati, ma pur sempre suscettibili di aggiustamenti e correzioni di rotta; essa rappresenta comunque l’esito di una stagione di progettualità urbana che la città è stata in grado di avviare proficuamente alcuni decenni fa: una stagione che ha scardinato la corteccia provinciale di una città borghese/contadina del profondo Sud, e l’ha aperta alle relazioni ed ai confronti nazionali ed internazionali, dai quali può trarre sicuro arricchimento e giovamento.

Oggi bisogna porsi nell’ottica positiva (come ha fatto Raffaele De Ruggieri), di dare seguito a quella stagione di progettualità.

La sfida si colloca oggi su due piani.

Il primo è di tipo funzionale: una città che deve “aprirsi” e dialogare con il mondo, per continuare a crescere, non può essere isolata dal mondo sotto il profilo infrastrutturale; su questo piano la sfida è costruire, insieme al proprio territorio regionale ed extraregionale di riferimento (ed alle comunità, imprenditorialità, risorse che esso esprime), una maglia infrastrutturale e logistica (ferrovia, grande viabilità, piattaforme logistiche, reti informatiche), che la “connettano” al mondo stesso; e questo si può fare solo costruendo un disegno (preciso e condiviso) -di infrastrutturazione del territorio regionale (Piano Territoriale), per la realizzazione del quale “pretendere” vengano concentrate, almeno in parte, le cospicue risorse che il nostro territorio produce (acqua, petrolio, ecc.).

Il secondo è di tipo “autenticamente” culturale: non si cresce se non si afferma la propria “identità” (intesa come insieme di qualità del territorio, della sua configurazione naturalistico/ambientale, della sua storia, delle sue stratificazioni sociali e culturali, delle sue –autentiche - vocazionalità produttive, ecc.), e se non si contrastano i ricorrenti tentativi di colonizzazione (ultima: impianti eolici di grande generazione); questa affermazione d’identità deve essere il riferimento strategico di ogni operazione di “governo” del territorio e della sua comunità: deve costituire il sostrato (appunto) “culturale” della politica della città e del territorio stesso; da questo punto di vista la candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019, è un fondamentale viatico perché in quella politica si innestino stimoli positivi e “liberi” alla costruzione di un futuro della città, che apra alla stessa nuove e sempre più aggiornate prospettive di identità.

Sarebbe oltremodo opportuno che il dibattito sull’identità della città, che il Quotidiano meritoriamente sta portando avanti, conducesse a sbocchi positivi e propositivi in tale direzione, anche in vista del prossimo rinnovo del Consiglio Regionale.

*architetto, urbanista

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