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Rimborsopoli, la replica di Viti
alle accuse mosse dai pm

Basilicata

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NEL DECORSO 2010 il Gruppo Regionale del PD avrebbe acquistato “per mia comodità” e con i fondi di sua competenza “un’autovettura da mio cugino(?)” traendone l’inverosimile vantaggio di appena qualche centinaia euro: a parte la marginalità del presunto danno, niente di più falso e pretestuoso, considerato che la vicenda è stata rappresentata in termini strumentali e fuorvianti e troverà a breve idonea e risolutiva smentita documentale.
Vero è che all’atto della mia elezione a Presidente del gruppo regionale del PD, amministrato - come rilevano le indagini appena concluse - per circa due anni con assoluta trasparenza, al di là del marginale equivoco in argomento, non disponendo notoriamente della patente di guida e dovendo raggiungere Potenza e svariati altri centri della regione con cadenza giornaliera, oltre alle trasferte istituzionali extraregionali, per intuibili ragioni di economia ritenni di ricorrere all’acquisto di un’autovettura usata, peraltro nemmeno di recente immatricolazione (2006).
Avrei potuto ricorrere al noleggio, assumendo conseguentemente una spesa sensibilmente più rilevante, ma la scelta dell’acquisto di un’auto usata mi parve più conveniente per un Gruppo che non disponeva di risorse sufficienti per le molteplici ed articolate attività cui era chiamato.
A tanto aggiungo che la ridetta autovettura in realtà fu legittimamente acquistata presso una Concessionaria locale ove stazionava “in conto vendita” e giammai “da un cugino”: non ho né cugini chiamati in causa in questa vicenda, né parenti che vendano auto, né tantomeno interesse a lucrare sul mercato delle autovetture d’occasione: si trattò pertanto di un’operazione finanziaria che successivamente fu debitamente estinta all’atto in cui dismisi l’incarico elettivo presso il gruppo regionale del PD, mediante il riscatto di quell’auto che, medio tempore, aveva percorso per le anzidette finalità istituzionali circa 280.000 chilometri.
Soggiungo che essendo stata comunicata, sia pur tardivamente, dagli uffici del Consiglio Regionale la impossibilità che venisse riconosciuta quella spesa per l’acquisto di un’autovettura, tutti i Consiglieri Regionali del Pd hanno ritenuto, me compreso, di assumersene pro-quota l’importo.
Non intravedo conseguentemente quale sia la natura del reato cui mi sarei prestato, né la ragione per una così tendenziosa informazione, propalata peraltro in una circostanza politicamente sensibile.
Vi saranno modi e tempi, mi auguro rapidissimi, per chiarire tutti gli equivoci, unitamente alle sottostanti responsabilità, che hanno concorso ad innescare un clima così ingiusto ed amaro.
Vincenzo Viti

NEL DECORSO 2010 il Gruppo Regionale del PD avrebbe acquistato “per mia comodità” e con i fondi di sua competenza “un’autovettura da mio cugino(?)” traendone l’inverosimile vantaggio di appena qualche centinaia euro: a parte la marginalità del presunto danno, niente di più falso e pretestuoso, considerato che la vicenda è stata rappresentata in termini strumentali e fuorvianti e troverà a breve idonea e risolutiva smentita documentale.

 

Vero è che all’atto della mia elezione a Presidente del gruppo regionale del PD, amministrato - come rilevano le indagini appena concluse - per circa due anni con assoluta trasparenza, al di là del marginale equivoco in argomento, non disponendo notoriamente della patente di guida e dovendo raggiungere Potenza e svariati altri centri della regione con cadenza giornaliera, oltre alle trasferte istituzionali extraregionali, per intuibili ragioni di economia ritenni di ricorrere all’acquisto di un’autovettura usata, peraltro nemmeno di recente immatricolazione (2006).Avrei potuto ricorrere al noleggio, assumendo conseguentemente una spesa sensibilmente più rilevante, ma la scelta dell’acquisto di un’auto usata mi parve più conveniente per un Gruppo che non disponeva di risorse sufficienti per le molteplici ed articolate attività cui era chiamato.

A tanto aggiungo che la ridetta autovettura in realtà fu legittimamente acquistata presso una Concessionaria locale ove stazionava “in conto vendita” e giammai “da un cugino”: non ho né cugini chiamati in causa in questa vicenda, né parenti che vendano auto, né tantomeno interesse a lucrare sul mercato delle autovetture d’occasione: si trattò pertanto di un’operazione finanziaria che successivamente fu debitamente estinta all’atto in cui dismisi l’incarico elettivo presso il gruppo regionale del PD, mediante il riscatto di quell’auto che, medio tempore, aveva percorso per le anzidette finalità istituzionali circa 280.000 chilometri.

Soggiungo che essendo stata comunicata, sia pur tardivamente, dagli uffici del Consiglio Regionale la impossibilità che venisse riconosciuta quella spesa per l’acquisto di un’autovettura, tutti i Consiglieri Regionali del Pd hanno ritenuto, me compreso, di assumersene pro-quota l’importo.Non intravedo conseguentemente quale sia la natura del reato cui mi sarei prestato, né la ragione per una così tendenziosa informazione, propalata peraltro in una circostanza politicamente sensibile.Vi saranno modi e tempi, mi auguro rapidissimi, per chiarire tutti gli equivoci, unitamente alle sottostanti responsabilità, che hanno concorso ad innescare un clima così ingiusto ed amaro.

*ex assessore regionale 

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